Un solo buon proposito

Il 2016 volge al termine e in queste sue ultime ore, comprensibilmente, si affastellano bilanci più o meno veridici dell’anno trascorso.

Una onesta, seppur rapida, scorsa delle pagine dei social network più frequentati dà contezza di un diffuso malcontento: tenuto conto di una percentuale variabile di emotività, il bilancio del 2016 parrebbe decisamente negativo. È fuor di dubbio che il 2016 abbia conosciuto momenti di notevole oscurità e difficoltà: sopra ogni altro fattore, l’ombra del terrorismo e della incertezza geopolitica hanno di certo contribuito al generale senso di negatività e di paura con cui questo anno viene salutato. Ma è forse possibile individuare anche un solo anno, nella storia dell’umanità, in cui non si abbia avuto il bisogno di mediare col negativo, con gli accadimenti che stravolgono la quotidianità per la loro imprevedibilità?

La sfida dell’umanità è esattamente perseguire il bene e ciò che è edificante, malgrado i suoi stessi limiti, tra cui spicca la fragilità. Se v’è un concetto che il 2016 ha messo in evidenza in molte delle sue sfaccettature, questo è proprio la fragilità dell’umanità, ribadita ogni volta che abbiamo dovuto contare le vittime di un sisma, ogni volta che abbiamo dovuto fare i conti con un attentato o anche solo con una minaccia di attacco.

Siamo cose fragili, noi esseri umani, il cui futuro è in larga parte tessuto di trame che non governiamo. Per questo dovremmo scegliere un solo, grande buon proposito per l’anno che si sta avvicinando e vivere secondo l’idea oraziana del carpe diem: vivere nel presente, nella sola dimensione che possiamo governare, senza sciuparci nell’ansia dell’attesa o nel rimorso del passato. Vivere con la piena consapevolezza di sé e dei propri limiti, ovverosia nella piena coscienza delle proprie grandi potenzialità.

Emanuele Lepore