Un viaggio nella memoria

È quello che ha intrapreso Lorenzo Schiavo, 15 anni di Montecchio, iscritto alla seconda al liceo Da Vinci di Arzignano, calciatore degli allievi del S. Vitale, animatore di gruppi parrocchiali. Un viaggio nella storia di nonno Adolfo Giusti, classe 1922, di Bonaldo di Zimella nel Veronese, guardia di frontiera a Tarvisio durante la II Guerra Mondiale, deportato in Germania nei campi di concentramento tra gli internati militari italiani nel 1943.

Un’esperienza difficile, forte, che nonno Adolfo racconta in un piccolo bloc-notes “Per memoria. Germania 1944” che la famiglia Giusti ritrova, chissà come, solo a fine 2015, nella borsetta che la moglie Caterina Mancassola usò al suo matrimonio, il 2 ottobre del 1952. Quel diario Lorenzo lo legge a gennaio dello scorso anno, lo porta al “Da Vinci” per il giorno della memoria.

«Così mi è scattato un impulso a scoprire di più» dice Lorenzo. Inizia allora le ricerche su quella parte di vita in guerra che il nonno descrive nel diario, con l’emozione forte di chi intraprende un viaggio nella storia di un familiare che non ha avuto la possibilità di conoscere. Affiancato da mamma Nicoletta, figlia di Adolfo, che si ritrova a scoprire tante cose di quel papà che «non parlava mai del suo internato prigioniero dei tedeschi, perché voleva dimenticare e andare avanti». L’obiettivo di Lorenzo è scrivere un libro sulla storia del nonno e far sì che ottenga la medaglia d’onore concessa agli ex internati. Per questo inizia a trascrivere il diario, a intervistare i familiari, tra cui la sorella del nonno Alma Giusti. Passa un’intera giornata all’Archivio di Stato di Verona. E comincia a mettere insieme i tasselli. Prepara la documentazione da inviare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Trova anche una lettera che nonno scrisse alla famiglia prima di essere deportato. “Quando è stato catturato a Tarvisio il 9 settembre 1943 c’è stata una battaglia per conquistare una mitragliera tedesca – racconta Lorenzo – ci sono stati 25 morti, 180 feriti e 95 superstiti deportati in Germania. Tra loro anche nonno Adolfo. Leggendo il suo diario mi sono emozionato, commosso. Lui racconta il viaggio, descrive il primo campo da internato a Bad-Orb. Ho scoperto che è stato umiliato, maltrattato, picchiato. Ha lavorato anche in una fabbrica bellica che costruiva siluri, poi in una miniera di sale. Ma non c’è rancore nel diario. Solo tante domande: perché devo soffrire così?».

Per mamma e figlio ripercorrere la storia di Adolfo è una continua emozione. E il viaggio è appena iniziato. Perché finita la scuola Lorenzo ha deciso di visitare i luoghi raccontati dal nonno, da Tarvisio dove è stato catturato, alla Germania, dov’era internato. «Era il suo sogno – dice Lorenzo – rivedere i posti in cui era stato prigioniero. Lo faremo noi per lui».

C.C.