Una storia da raccontare

Gavino Sanna, nato a Porto Torres, in Sardegna, è il più famoso e più premiato pubblicitario italiano, unico ad aver conquistato una vastissima notorietà internazionale. Ha studiato architettura in Sardegna e alla New York University, allievo di Andy Warhol, ha vinto 7 Clio, oscar della pubblicità in America, 7 leoni a Cannes e l’unico telegatto assegnato alla pubblicità con Barilla. Gavino Sanna, dopo dieci anni di lavoro negli Stati Uniti in alcune delle più importanti agenzie americane, firmando campagne di grande successo, torna in Italia dove si distingue come il più incisivo protagonista a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta di una svolta radicale della pubblicità italiana: dalla reclame di Carosello al moderno Advertising. Tra molte altre, sono sue le campagne Barilla, Rana, Fiat, De Cecco, Tuborg, Simmenthal, Ariston. Gavino Sanna, con i suoi messaggi di grafica e di video-immagine ha offerto valori ed espressioni di stile di vita emotivamente coinvolgenti, da farsi annoverare tra le nuove forme dell’arte e della cultura italiana contemporanea e di comunicazione e creatività figurativa e artistica.

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Gavino Sanna che differenza esiste tra il fare pubblicità in Italia o negli Stati Uniti? «A livello pratico non esiste una grande differenza, cambia invece moltissimo il rapporto con le persone . Io sono partito dalla Sardegna che ero un ragazzo per imparare da chi la pubblicità l’ha inventata e ho scoperto in quel campo un paese molto severo e per certi versi cattivo. In America si lavora dura e bisogna essere pronti a comportarsi come spugne. Imparare, ascoltare e usare il proprio talento. Io mi sono adattato senza perdere le mie qualità di sardo e italiano, studiando e imparando, creando quel bagaglio di esperienza che mi permettesse di raccontare la mia storia. Il talento e la specialità italiana così ammirati in America mi hanno aiutato. Ne è un esempio la forte presenza dei maestri della moda. Insomma, ho unito il mio essere sardo, pulito e testardo, con gli insegnamenti americani e ho cercato di far vedere di cosa ero capace. E loro hanno dimostrato di apprezzare l’italianità e la nostra storia».

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Cosa significa creare, fare pubblicità, comunicare attraverso il cibo?usare la pubblicità per comunicare una delle passioni umane più famose, la buona tavola. «Pubblicità significa trasmettere un messaggio. Molti la considerano una forma d’arte ma secondo me sono punti molto lontani. Sono stato allievo di Warhol e lui, artista, è forse stato l’unico a saper giocare tra questi confini, ma più per sottolineare alcuni dei simboli classici dell’America come potevano essere la Coca Cola o, appunto, la famosa zuppa di piselli. Ma la pubblicità è un mondo lontano, serve a vendere prodotti. È un aiuto a vendere, e l’onestà di chi lavora dietro le quinte porta a raccontare una storia che aiuti il consumatore a scegliere qualcosa di specifico. Non esiste solo la bravura, ci vuole anche onestà da parte di chi come me fa questo mestiere».

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Cosa ha portato il cibo nella pubblicità e cosa la pubblicità nel cibo?sia nei confronti del fruitore che del committente. «Pubblicità vuol dire parlare, convincere la gente, ma solo se si ha qualcosa da dire. Il cibo nella storia è sempre stato un mezzo per comunicare qualcosa, il cibo stesso ha sempre avuto qualcosa da dire e da raccontare. Oggi ci si dimentica che un famoso giornalista un giorno disse “chi grida più forte non ha da dire di più ma solo più fiato in gola”. Ecco, oggi spesso la pubblicità è questo, non comunica ma grida. Il vero rapporto tra pubblicità e prodotto è quello di due amici che camminano per mano. Il cibo per la pubblicità e per me non è altro che un amico che aiuto a camminare. Ad esempio, la Barilla senza la pubblicità sarebbe una normale pasta come tutte le altre ma con il racconto che “dove c’è Barilla, c’è casa”, la storia prende per mano il cibo ed esso diventa lo svolgersi di una fiaba che aiuta la pasta a camminare da sola. In questo sta la differenza. Pensiamo a Giovanni Rana con i suoi tortellini. Raccontando la sua storia la pubblicità ha fatto nascere un personaggio che ora nei sondaggi tra gli uomini più famosi d’Italia è dietro solo a Giovanni Paolo II e Pertini. Sono storie. La storia dei sentimenti della Barilla e quella della semplicità di Rana».

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Se dovesse avere un’idea per una pubblicità che unisca New York e Venezia, quale sarebbe? «Non è un’operazione facile su due piedi. Le idee non nascono come nei film facendosi la barba, ma di certo dovrebbe essere qualcosa che unisca i valori di queste due città. Da una parte l’arte, il buon cibo, la storia di Venezia, dall’altra la semplicità, quell’essere un po’ naif, la voglia di non fermarsi mai di New York. Forse l’immagine migliore potrebbe essere quella di due amiche per la pelle. Venezia è l’amica che impara a leggere il futuro, New York quella che impara ad essere ciò che è attraverso i racconti del passato della sua compagna».

 

Gian Nicola Pittalis