Un’unità che ha suscitato qualche disappunto

Dal 1866 ad oggi. Storia di un Veneto annesso

Il veneziano Angelo de Rossi aveva trent’anni quando, a piedi e con mezzi di fortuna, giunse a Torino per arruolarsi nell’esercito del Regno di Sardegna.  Correva l’anno 1866 e, come lui, migliaia di volontari si preparavano a combattere contro l’Austria per l’Unità nazionale. Un Paese nel quale appena il 20% della popolazione era in grado di scrivere e di leggere e dove meno del 10% parlava la lingua italiana. La presunta Unità nazionale si nutriva delle singole esperienze risorgimentali tra le quali, per Venezia, quella sperimentata con la Repubblica di Venezia nel biennio 1848-1849. 11213579_1 rd3300-1866

A seguire la deludente conclusione della Seconda Guerra di Indipendenza per la quale a Villafranca, tra l’8 e l’11 luglio 1859, si era stipulato l’armistizio tra la Francia di Napoleone III e l’Austria di Francesco Giuseppe d’Asburgo, prefigurando la creazione di una confederazione italiana con a capo il Papa. Anche il Veneto ne avrebbe fatto parte. I Savoia avevano altri progetti e, a giugno del 1866, la macchina militare italiana schierava sul Po e sul Mincio non meno di 220.000 soldati regolari e 38.000 volontari. A guidarli, ancora una volta, il carismatico Giuseppe Garibaldi.

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Il governo Austriaco propose invano la cessione del Veneto  in virtù delle modalità già sperimentate nel 1859 per la Lombardia: un primo passaggio dall’Austria alla Francia e, da questa, al Regno d’Italia. La guerra scoppiò lo stesso, ma il 24 giugno, a Custoza, il Regno d’Italia dimostrava la sua totale incapacità, riuscendo a ottenere la vittoria solo grazie all’alleanza con il potente Stato prussiano. Questi aveva sconfitto nella battaglia di Sadowa, in Boemia, l’esercito austriaco che si vide costretto a richiamare l’esercito e ad abbandonare il Veneto. Una seconda disfatta della Marina italiana avvenne a Lissa, il 20 luglio, pur non cambiando le sorti globali del conflitto.

Il 12 agosto a Cormons fu stipulato l’armistizio tra l’Italia e l’Austria, preludio per la pace di Vienna che fu sottoscritta il 3 ottobre 1866.

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Con quelle firme cessava di esistere il Regno Lombardo-Veneto che dal 7 aprile 1815 aveva rappresentato l’Austria sul suolo italico.

Per cinquanta giorni a Venezia vi furono due Municipi: il primo filo-italiano e il secondo filo-austriaco. La città, da seconda capitale dello Stato Lombardo-Veneto, si vedeva ora retrocessa a semplice capoluogo di una Italia che non si era ancora del tutto costituita.

Entrate le truppe italiane, il generale Thaon di Revel riconosceva la giunta del podestà Michiel Luigi che lasciava in carica sino alla nomina del nuovo podestà, Giobatta Giustinian, il futuro primo sindaco della città lagunare.

Per formalizzare l’annessione del Veneto, esattamente come si era proceduto sei anni prima con l’Emilia-Romagna e la Toscana, il 21 ottobre furono chiamati a votare tutti i maschi adulti che avessero compiuto ventun’anni. treviso-manifesto-1Il plebiscito di annessione pose come quesito l’unione alla Monarchia Costituzionale del Re Vittorio Emanuele, ovvero Regno separato. La volontà degli abitanti, soli 60 contrari su 647.486 votanti, fu quella di divenire italiani  «sotto il governo monarchico-costituzionale di Vittorio Emanuele II e dei suoi successori».

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Il veneziano Angelo de Rossi aveva lasciato una Venezia austriaca: al suo ritorno Venezia era divenuta città d’Italia e fu in questo clima che potè svolgere la professione di gondoliere e allo stesso tempo eroe per aver combattuto ai fini della libertà dallo “straniero”, quello straniero rappresentato dal registra Luchino Visconti nel suo film “Senso” e che ci restituisce il clima di quegli anni.

di Davide Busato, storico

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