Veneto autonomo. La svolta?

La madre di tutte le battaglie: Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, ripete come un mantra la necessità di dare voce ai veneti, sempre più desiderosi di diventare padroni del loro destino (propri soldi). Essere più autonomi. Autonomia  non indipendenza da Roma, da quello statalismo che ogni anno “costa” ai veneti 20 miliardi in più di quanti Roma restituisce in termini  di spesa pubblica. Per essere più chiari: se il Veneto versa nelle casse 20 euro al mese, dallo Stato non torna nulla indietro.
Basterebbe solo questo, per dare una previsione più che vittoriosa al previsto referendum per l’autonomia che Zaia ha voluto a tutti i costi. E non è secondario il fatto che qualunque cittadino, da Nord a Sud, alla richiesta di affrancarsi il più possibile dalle ganasce governative non possa che rispondere razionalmente in modo affermativo al semplice quesito: “Volete maggiore forma di autonomia….”.
La Lega nostrana non intende fare sconti e ha allargato i confini della rivendicazione imbarcando nell’impresa anche la “gemella” Lombardia amministrata dal padano Roberto Maroni. Zaia  ha proposto il referendum, lo ha sostenuto davanti al più alto  organo  giurisdizionale (la Corte Costituzionale ha accolto la richiesta di autonomia, in linea con i principi della Carta, bocciando invece quella per l’indipendenza perchè  ritenuta illegittima) e ha centrato l’obiettivo.


Non c’è ancora una data certa. L’idea  del governatore è quella di chiamare i veneti alle urne nello stesso giorno delle elezioni amministrative di maggio (la tornata interessa consistenti realtà come Verona, Padova, Belluno): ci sarebbe un risparmio di 14 milioni di euro unendo le due elezioni. Il governo,  Renzi prima,  e  Gentiloni ora, ha nicchiato definendo l’accostamento “deviante” (politicamente pericoloso per il centrosinistra).  Nonostante le aperture per un election day da parte del ministro agli Affari regionali Costa, ancora nulla è dato sapere.

Più probabile, quindi, è che i veneti debbano andare alle urne referendarie il prossimo autunno. Non è quello che Zaia vorrebbe: il traino delle amministrative sarebbe stato utile alla causa. Ma il rinvio potrebbe anche non essere così gravoso, considerato che il governatore è riuscito a coagulare attorno al progetto una maggioranza trasversale tra i partiti in Consiglio Regionale. Scontato, ovviamente, il supporto della maggioranza politica in Regione (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e i consiglieri della lista Zaia); meno prevedibile, invece, il sì del Movimento Cinquestelle  Un supporto non certo a scatola chiusa: i pentastellati hanno deciso si schierarsi in parte, dicendo sì alla commissione che deciderà le competenze che il governatore andrà a chiedere a Palazzo Chigi per definirle con il governo nazionale. Infatti, in caso di vittoria del referendum per l’autonomia, il presidente dovrà, sedersi al tavolo  e trattare per ottenere specifiche competenze da scegliere nell’elenco stabilito dalla Costituzione. E qui, si giocherà una nuova partita.
Come si intuisce, il cammino verso l’autonomia non sarà di certo concluso in caso di vittoria dei sì. Di sicuro l’asse padano lombardo-veneto si gioca la “faccia”. Come ha fatto Matteo Renzi con il referendum confermativo della riforma costituzionale. Il “campanello d’allarme” è in agguato per la Lega di Salvini-Zaia-Maroni, che ha già acceso i motori in vista delle prossime elezioni amministrative e a media scadenza per quella politiche. Il centrodestra è unito sul referendum, e per ora mostra solidità. Ciò che non è nel centrosinistra, dove il Partito Democratico, che per anni ha decantato un mai applicato federalismo istituzionale come al proprio  interno, è riuscito a spaccarsi durante il cammino dell’iter referendario (la deputata trevigiana Simonetta Rubinato spinge per la consultazione, senza timori). Una ulteriore dimostrazione che i dem, anche in Veneto non sono ancora riusciti a metabolizzare il rottamatore-Renzi, non hanno tanto meno digerito la sconfitta al referendum e continuano ad essere vittime di se stessi tra fratture e vendette. A Roma come nel Veneto, dove da molto tempo ormai non esiste una guida riconosciuta e accettata dalla maggioranza del partito :Alessandra Moretti, la ex contendente di Zaia  alla poltrona di governatore, è stata capace a spegnere qualunque barlume di attenzione verso la politica di centrosinistra comunque privo di un progetto politico da proporre agli elettori.

La Lega, dunque, parrebbe inevitabilmente solida, sempre più traino di un centrodestra continuamente sfilacciato.
Ma sulla strada del possibile successo al referendum sull’autonomia, Zaia ha messo, forse non poteva farne a meno, un pesante macigno, decidendo di aumentare, dal 2019, l’addizionale Irpef per incassare denaro fresco da destinare al completamento della Pedemontana ora chiusa nella morsa delle polemiche (anche questa è autonomia, pagarsi ciò di cui si ha bisogno, al netto di mazzette ed incapacità progettuale) che poteva diventare un’altra cattedrale nel deserto. Aumento delle imposte, che non avveniva da almeno dieci anni (“Non metteremo le mani in tasca ai veneti con nuove tasse, ci pensa già lo Stato a farlo” ripeteva Zaia) . Vero, le categorie meno abbienti saranno escluse dal salasso. Ma come la prenderanno i veneti, che dovranno mettere mano al portafoglio per pagare altre tasse, seppure di scopo? Si vendicheranno quando andranno ai seggi per chiedere un Veneto autonomo, o prevarrà comunque la voglia di essere “padroni in casa propria?

Giorgio Gasco