Il viaggio di Gabriele Orlini nei quartieri più malfamati di Buenos Aires

Il viaggio di Gabriele Orlini continua… avevamo concluso la seconda parte dell’intervista al fotoreporter triestino, nonché inviato di guerra, accendendo i fari su alcune problematiche del mondo argentino all’ interno di quartieri denominati “Villa”, come “Villa 31” che insieme a “Villa 15”, ci spiega Gabriele, è uno dei posti più pericolosi di Buenos Aires.

Ed è proprio Villa 31 a ispirare Gabriele nel 2015. Lui si trovava in questo quartiere e decise di non restare a guardare, così cominciò a raccogliere storie, testimonianze, racconti; cominciò a fotografare, a catturare, a immortalare; ma soprattutto cominciò a pensare di voler dare una dignità alle donne maltrattate, per portare alla luce il tema del femicidio.

Ne è nato un progetto yoEva che lui presenterà a Padova.

Ma com’è la vita all’interno della Villa? “Ci sono zone dove vai a piedi – ci racconta Gabriele – camminando accompagnato dalla polizia. Io ci sono stato molte volte, ho fatto dei lavori, ogni volta che entravo dovevo avvisare le forze dell’ordine. Poi ci sono alcune zone dove è impossibile andarci, è la polizia stessa che dice di non andare. Se tu chiedi a qualsiasi argentino se ha qualche contatto per entrare tutti dicono di no. Io ci sono stato varie volte, conoscevo i rischi. Lì dentro ci sono cinque distretti di polizia con 150 agenti, il tutto per 60 mila abitanti. La polizia interviene su richiesta o quando vedono che qualcuno fa caos. Il loro compito è mantenere l’ordine pubblico, non intervengono mai senza richiesta. Ho provato a chiedere a loro se ci sono dei piani con il nuovo governo per cambiare l’ordine pubblico, ma nelle risposte sono sempre molto legati”.

Quali sono i problemi dentro queste strutture? Come si vive? La droga “Ci sono dei segnali che devi imparare. Se qualcuno ha l’auto in queste zone potrebbe essere un malavitoso perché la gente qui non ha la macchina. Al di là di questo, nella Villa c’è il problema della droga. All’interno si fuma il paco che è lo scarto industriale della lavorazione della cocaina; costa poco ed accessibile a tutti, soprattutto ai ragazzi molto giovani. Non ci sono scuole del resto, c’è qualche centro sociale gestito da religiosi, che hanno l’intento di tenere i ragazzi nel tempo libero. Dentro la villa comunque ci sono attività commerciali”.

La povertà “Un altro problema – ci spiega Gabriele – è la classe non povera, ma debole. Una tendenza che dura già da un po’. In più ora il Governo ha tolto i sussidi per la prima casa e questo ha come risultato che ci sono un sacco di coppie che hanno un lavoro, che però non basta per pagarsi una casa all’interno della capitale. L’unica possibilità che hanno quindi è andare ad abitare dentro la Villa. C’è una controtendenza e una situazione paradossale per certi aspetti, dove una classe più istruita si ritrova a pagare una casa dentro questi quartieri. Un piano di una casa è suddiviso in quattro stanze chiamate quarto. I bagni sono in comune, ogni famiglia ha il suo quarto, quella è la loro casa e ogni piano ha una sorta di “capo casa” cioè un guardiano che impedisce a sconosciuti e stranieri di entrare”.

Ma tu come sei entrato? “Io ho avuto grosse difficoltà a entrare anche se ero stato invitato dalla persona. Anche l’accesso nel vero senso della parola è pericoloso, una persona anziana avrebbe grosse difficoltà perché si accede tramite scale a chiocciola”.

 

Quante sono queste realtà in tutta Buenos Aires? “Ci sono circa cinquanta ville così, con gli stessi problemi: prostituzione, delinquenza, micro criminalità e droga. Villa 31 però è particolare per varie ragioni. È nascosta all’interno di un quartiere residenziale molto bello, di fronte si trova l’ Hotel Sheraton. E pensare che nel 1978, all’interno, in occasione dei Mondiali di calcio avevano eretto un muro per fare in modo che gli ospiti non vedessero la Villa. Più avanti poi c’è Puerto Madero che era il gioiellino del governo precedente. Un quartiere fatto di palazzoni, di grattacieli di vetro, che va a cozzare con lo skyline di Buenos Aires e con l’elegante Retiro San Martin. Perché poi in mezzo ci sta la ferrovia e dietro ci sta lei, Villa 31″… con le sue donne maltrattate, stuprate, uccise, seviziate e ammazzate…

continua…

Serenella Bettin