Voglia di Cultura

Senza cultura una civiltà muore

Appena scarseggiano i soldi, gli enti pubblici la prima cosa che fanno è quella di tagliare sociale e cultura, quasi che fossero beni superflui. C’è stato, è vero, un ministro di scarsissima preveggenza che raccontava che con la cultura non si imbottiscono i panini; curava i conti dell’Italia e non si accorgeva che la Cultura è una delle voci principali di quel bilancio. Per dirla tutta: con l’arte e la cultura italiane non solo si possono imbottire panini, ma si può anche ordinare il caviale. A patto che si abbia l’umiltà di capirlo e l’onesta di non sprecare, che non si ceda alla corruzione.

Siamo un Paese fortunato sotto questo aspetto, e il Veneto in particolare è ancora più fortunato: qui c’è tutto quello che la storia ha disegnato e lasciato in millenni tra arte, letteratura, monumenti, città. Si dovrebbe puntare con più convinzione e coraggio sulla cultura e il territorio veneziano dovrebbe farlo senza esitazioni. Il Miranese e la Riviera del Brenta potrebbero essere la sede ideale di una rassegna letteraria di livello nazionale. Hanno bellezze naturali e spazi artistici in grado di ospitare qualsiasi genere di manifestazione; ville con aree aperte al pubblico, fiumi che disegnano cartoline bellissime, centri urbani raccolti e ancora a misura d’uomo. Dai giardini e dalle ville di Mirano a quelle della Riviera da Oriago fino a Strà, allargandosi a Santa Maria di Sala, non trascurando la rocca di Noale. Nemmeno dimenticando il Burchiello che naviga sul Brenta. Anzi, il problema sarebbe quello di contenere l’area e la durata.

Ci sono già festival letterari in giro, anche nel Veneto e nel vicino Friuli. La brillante esperienza della Fiera delle Parole, creata e curata da Bruna Coscia,  dimostra che investire sulla cultura ha senso e restituisce entusiasmo; la durata di Pordenonelegge diretto da Gian Mario Villalta sta a significare che i libri e gli scrittori non stancano. Sono esempi da seguire, soprattutto in un’area che non ha iniziative nel settore (fa eccezione il sorprendente Festival della Politica a Mestre) e che è in grado di offrire l’habitat quasi naturale a manifestazioni simili. Sarebbe una sfida eccezionale, la risposta a certo degrado e all’indifferenza. Sarebbe il ritorno trionfale della Cultura in una terra di grande cultura e un modo per attirare nuovi visitatori e nuovi turisti, non di quelli mordi e fuggi, ma più attenti al territorio che li circonda. Strano che non ci abbiano pensato prima. I sindaci possono incominciare a farlo: un libro e un autore ci stanno bene anche tra una sagra e l’altra. Non è vero che i cittadini siano sordi alla cultura, spesso è un problema di disponibilità anche economica. Il cinema a 2 euro il terzo mercoledì del mese riempie le sale; l’apertura di tesori naturali e architettonici grazie al Fai muove vere e proprie folle. Certo sconti e omaggi sono un incentivo, ma anche le feste del libro o i festival letterari non richiedono biglietto d’ingresso. Però creano cultura, aiutano a far crescere un territorio.

La Cultura è tutto, è sogno e non esistono sogni troppo grandi o troppo piccoli: se non si realizzando muoiono sempre tutti all’alba.

 

Edoardo Pittalis

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