Voto a Mirano, tutto in alto mare? Non proprio

Se l’anticipo con cui si dichiara guerra in campagna elettorale è sintomo anche della durata e della crudezza della battaglia, a Mirano i prossimi mesi si preannunciano infuocati.

C’è già un primo candidato, Maurizio Ebano, che per ora porta avanti le istanze del venetismo: candidato da Indipendenza Noi Veneto, ma con un passato socialista, il sessantunenne direttore dell’Associazione artigianato padovano, punta a smuovere le acque del dibattito politico cittadino, lanciando un messaggio soprattutto al centrodestra. Che per ora, però, sembra mostrare poco interesse e ancor meno unità d’intenti. Girano altri nomi, come quello di Maria Giovanna Boldrin, giovane ex presidente del Consiglio comunale, ora con Forza Italia, ma si guarda soprattutto alla Lega. I nomi di Alberto Semenzato, consigliere regionale ed ex vicesindaco o del giovane Andrea Tomaello sono però, per ora, utili più che altro al dibattito di piazza.

La minoranza in Consiglio non sembra avere la spinta e l’appeal necessario per aver voce in capitolo e l’idea è che al centrodestra oggi serva un nome estraneo alla politica attiva: quello che fu, per esempio, Roberto Cappelletto nel 2008, capace di far breccia anche su chi magari di centrodestra non è, ma si dice pronto a votare la persona. Un professore, un miranese illustre, popolare e in grado di spostare gli equilibri prendendo voti anche dall’elettorato di centro deluso dall’amministrazione degli ultimi anni.

Il centrosinistra infatti non ha affatto la vittoria in tasca: se è vero che chi amministra parte con un indubbio margine di vantaggio, salvo scandali e disastri che l’amministrazione Pavanello onestamente non ha fatto, è anche vero che resta un grosso punto interrogativo sull’alleanza con l’Udc. Maria Rosa Pavanello, candidata in pectore del centrosinistra per un secondo mandato, al quale non nasconde di ambire, si è affrettata a dire che i rapporti con i centristi non sono per nulla compromessi, anzi e che eventuali contrasti in questi anni sono sorti solo su questioni di libera coscienza, senza pregiudicare gli accordi elettorali del 2012. Ma i toni e i temi portati da Annamaria Tomaello e Giorgio Babato raccontano una storia un po’ diversa. Si attendono perciò le loro mosse più che quelle del Pd, dove comunque il Pavanello-bis non è unanimemente auspicato.

In questo scacchiere ancora tutto in divenire ci sono i 5 stelle. Persa per un soffio, quattro anni e mezzo fa, la possibilità di contendersi la vittoria al ballottaggio (e per come è finita altrove, vedi Mira, il secondo turno avrebbe potuto essere il lasciapassare per la conquista del Comune), i grillini ci riproveranno nonostante le frizioni interne al gruppo consigliare di questi anni, spaccato definitivamente.

Resta una considerazione finale: il dibattito politico-amministrativo in questi anni ha fatto tabula rasa della partecipazione dei cittadini.

Ci eravamo lasciati nella precedente amministrazione con un’aula-teatro, affollata di cittadini, tarallucci, temi urlati e scottanti, merito dell’allora maggioranza e della minoranza insieme. Oggi in sala consiliare, se cade una matita, si sente l’eco. Per responsabilità, anche in questo caso, di maggioranza e opposizione. Il deserto non giova a nessuno. Tanto meno alla città. Chi ha in mano i fili della campagna elettorale o aspira a muoverli, dovrà anzitutto ri-appassionare i miranesi, ancora prima di mettere mano a programmi e liste di persone.

Filippo De Gaspari