Economia e Politica

Differenze e integrazione. Nuove sfide per il futuro dell’Unione europea

Proseguono gli incontri di formazione socio-politica sull’Unione Europea del ciclo “#partecipare l’Europa” promosso dall’Associazione “Partecipare il Presente” che cura gli appuntamenti in programma alla Camera di Commercio di Treviso.

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Giovedì 28 marzo scorso è intervenuto Marco Brunazzo, Professore associato di Scienza politica presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università di Trento con il tema “Differenze e Integrazione: la nuova sfida dell’Unione Europea”.

Abbiamo assistito, negli ultimi 25 anni al manifestarsi di un fenomeno che oggi, più che mai, caratterizza l’Europa: l’integrazione differenziata. Ovvero, la coesione su temi diversi di alcuni paesi e non di altri. Questa peculiarità differenzia molto l’Europa del presente da quella dei primi decenni della sua costituzione perché verifichiamo sempre di più, come gruppi di paesi diano risposte diverse a diverse problematiche e istanze.

L’intervista

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La differenziazione integrata è il tema dal quale parte la riflessione di questo incontro sul futuro della UE. Che cosa s’intende?  «Con differenziazione integrata intendiamo una integrazione per un gruppo ristretto di paesi che decidono di andare oltre con l’integrazione, lasciando altri fuori. – afferma il Professor Marco Brunazzo – Una delle caratteristiche dell’integrazione differenziata è che, comunque, queste cooperazioni più strette devono essere lasciate aperte a tutti i paesi che comunque desiderano parteciparvi, fermo restando naturalmente, la volontà politica di coloro che sono dentro il gruppo ristretto di ammettere i nuovi paesi ad entrare».

La riflessione

La riflessione che dobbiamo operare, matura a partire da quattro argomentazioni principali: la prima riguarda la crisi dell’Unione europea; la seconda, è in relazione alle reali prospettive di integrazione; la terza fa riferimento al dibattito in atto, già a partire dagli anni cinquanta, su che cosa sia e su come vada applicata l’integrazione differenziata; la quarta, infine, riguarda le sfide che attendono i vari paesi e il nostro nello specifico.

I padri fondatori dell’Unione Europea

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Se da un lato non possiamo non ricordare le parole profetiche di uno dei padri fondatori, Robert Schuman, quando affermava che «l’Europa si farà attraverso le crisi», da un altro lato dobbiamo constatare che i tre principali motivi dell’attuale crisi dell’Europa, la questione migranti, la scelta della Gran Bretagna e la crisi finanziaria, sono espressione non solo di una crisi economico finanziaria ma anche politica. Tutto ciò ha portato alla «fine del consenso permissivo»: per tanto tempo i cittadini europei hanno dimostrato un certo grado di consenso verso l’integrazione. Mentre negli anni ottanta ci eravamo abituati a l’idea di un’Europa sempre più grande, in continua crescita e inclusiva, oggi le cose non stanno più così come dimostrano i sondaggi: meno del 50% dei cittadini europei esprime infatti fiducia nelle istituzioni europee che, peraltro, conosce anche poco.

Quali prospettive per l’integrazione europea?

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Il “Libro bianco” del 2017 ha fornito gli strumenti per riflettere sulla crisi, fornendo le linee guida: cinque scenari per il futuro dell’Europa.

I CINQUE SCENARI PROPOSTI DAL LIBRO BIANCO (1 MARZO 2017)

Avanti così:
l’UE a 27 si concentra sull’attuazione del suo programma positivo di riforme.

Solo il mercato unico:
l’UE a 27 si rifocalizza progressivamente sul mercato unico.

Chi vuole di più fa di più:
l’UE a 27 consente agli Stati membri che lo desiderano di fare di più insieme in ambiti specifici.

Fare meno in modo più efficiente:
l’UE a 27 si concentra sul produrre risultati maggiori in tempi più rapidi in alcuni settori, intervenendo meno in altri.

Fare molto di più insieme:
gli Stati membri decidono di fare molto di più insieme in tutti gli ambiti politici.

Fonte: https://ec.europa.eu/commission/future-europe/white-paper-future-europe-and-way-forward_it

In buona sostanza, ciò che è emersa è la possibilità che non tutti i paesi possano stare allo stesso modo nel contesto della Comunità europea. Un esempio eclatante è dato dall’Euro, moneta alla quale non aderiscono tutti i paesi della UE. Anche il trattato di Schengen, ad esempio, è un accordo che riguarda solo una cerchia di paesi. L’unione europea dunque, presenta oggi modelli di integrazione differenziata o, per meglio dire, di differenziazione integrata che si presentano come la vera possibilità perseguibile anche per uscire dalla crisi.

La nuova modalità di integrazione

«Questa è una nuova modalità di integrazione dell’Unione europea, – continua il professor Brunazzo-, che si è affermata negli ultimi anni; anche se un dibattito sull’integrazione differenziata c’è sempre stato nella storia dell’Unione europea, perché sono talmente diverse le posizioni dei paesi e talmente diverse le aspettative rispetto all’integrazione che è quasi una strada obbligatoria.»

In questo panorama dove si colloca l’Italia con l’integrazione?

Il dibattito nel nostro paese è aperto da molto tempo. L’Unione europea si sta integrando a diverse velocità ed è importante che l’Italia stia con i paesi più integrati. Bisogna capire bene con quali gruppi stare e con quali criteri di aggregazione.

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L’ultimo incontro del ciclo “#partecipare l’Europa” è fissato per venerdì 26 aprile alle ore 20.30 presso la sede della Camera di Commercio di Treviso: Convivere in Europa, relatore Alberto Lo Presti, Professore incaricato di teoria politica presso il Dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’Istituto universitario Sophia di Loppiano. Informazioni: www.partecipareilpresente.it

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