Economia

Tav: Cipe ha dato il via libera ma il traguardo è fissato nel 2027

Vicenza – La Tav? E’ ferma a Lonato, nel Bresciano, ma se il governo si dà una mossa a gennaio potrebbe aprire il cantiere Verona-Vicenza. «Noi siamo pronti», ha detto Aldo Isi, direttore investimenti di Rfi, qualche sera a Vicenza, al summit con le categorie economiche e il sindaco Rucco. «Con una firma, il tratto dell’Alta velocità-Alta capacità Verona-Vicenza potrebbe partire». La tabella di marcia prevede 77 mesi di lavori, cioè almeno 6 anni, che diventano 82 mesi se si considera anche il lotto da Vicenza a Padova che al momento non è mai stato progettato.

I tempi li detta la politica, con il M5S che ha messo un’ipoteca e chiede che la linea Verona-Padova non venga raddoppiata con i 4 binari, ma adotti una tecnologia simile a quella tedesca, per far transitare più convogli. Una scelta già adottata per la Venezia-Trieste che però non convince Rfi perché la Milano-Venezia è l’asse strategico in Europa, con lo snodo di Verona che porta al Brennero e al nuovo tunnel. Con 340 “Frecce” di Trenitalia e 80 “Italo” diventa difficile far convivere i regionali e i convogli merce. Da Verona a Padova «la tecnologia», cioè l’alta velocità virtuale, «da sola non basta. Serve un’infrastruttura che grazie a due nuovi binari consenta di moltiplicare il numero di convogli in transito e che potrebbe essere pronta entro il 2026», hanno detto Aldo Isi e l’ingegnere Luigi De Amicis, responsabile della tratta Verona-Padova.

« Il progetto definitivo è stato approvato dal Cipe e se si immagina una firma a gennaio 2019 l’opera potrebbe essere pronta in 82 mesi, compresi espropri e progettazione esecutiva». Che si debba riprendere in mano il tema delle infrastrutture lo confermano Massimo Finco e Maria Cristina Piovesana, i due leader di Assindustria Venetocentro che rappresentano 3.300 imprese associate di Padova Treviso.

A Torino commentano: «Tav, terzo valico, Pedemontana sono opere fondamentali per tenere connessi il Nord Est, il Nord Ovest e l’Italia intera con i corridoi europei e il Far East, lungo la Via della Seta. E la Tav è anche simbolicamente l’infrastruttura e l’avanguardia di un’Europa connessa, un’Europa dei popoli e non solo economica. Rimetterla in discussione è un colpo mortale alle possibilità di sviluppo del Nord, delle sue imprese, dei suoi occupati a beneficio di tutto il Paese, con il rischio di veder riportato il tracciato a Nord delle Alpi e l’inutile costo di 4 miliardi. Parliamo di un’area economica europea integrata che va da Trieste a Lione, passando per Treviso, Padova, Verona, Bologna, Milano, Novara, Torino e Grenoble, che nel 2016 ha generato un Pil di 1.191 miliardi, più della Spagna (1.118 mld) e della somma di Baden-Württenberg e Baviera (1.049 ml). Basta con i rinvii, le infrastrutture sono fondamentali».

E.P. 

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