Aumento IVA nel 2019: tutti i rischi sul piatto. Il “No” della CGIA

Un drastico <no> all’incremento dell’Iva: <Colpirebbe le famiglie meno abbienti e darebbe un colpo recessivo all’economia veneta>.

E’ netta la presa di posizione della CGIA di Mestre in merito all’eventuale ritocco all’insù dell’aliquota in forma selettiva. Un’ipotesi, quest’ultima, sempre più concreta e radicata all’interno degli uffici del ministero dell’Economia. Gli artigiani mestrini lo sanno bene e per questo ricordano che se non verranno recuperati 12,4 miliardi di euro entro la fine di quest’anno, l’aliquota ordinaria passerà dal 22 al 24,2 per cento, mentre quella ridotta salità dal 10 all’11,5 per cento. A spiegare la situazione è il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo: <Bisogna assolutamente evitare l’aumento dell’Iva. Anche in forma selettiva. In primo luogo perché il contratto di governo stipulato tra la Lega e il Movimento 5 Stelle non lo prevede. In secondo luogo perché l’eventuale incremento colpirebbe, in particolar modo, le famiglie meno abbienti e quelle più numerose, ma anche perché il ritocco all’insù delle aliquote avrebbe un effetto recessivo per la nostra economia. Ricordo, infatti, che il 60 per cento del Pil nazionale è riconducibile ai consumi delle famiglie. Se l’Iva dovesse salire ai livelli record previsti, a farne le spese sarebbero anche le botteghe artigiane e i piccoli commercianti, visto che la stragrande maggioranza dei rispettivi fatturati è riconducibile alla domanda interna>.

Ma i rischi non sono solo questi. Se infatti non verrà disinnescato l’aumento, dal 2019 l’Italia sarà il Paese dell’area Euro con l’aliquota Iva ordinaria più elevata. Dall’attuale 22 per cento, infatti, si passerà al 24,2 per cento, diventando di colpo i contribuenti-consumatori più tartassati dalle imposte indirette. <Se è vero che in questi 45 anni – dichiara il Segretario della CGIA Renato Mason – abbiamo subito l’incremento d’aliquota più significativo, è altresì vero che nel 1973 quella applicata in Italia era, ad esclusione della Germania, la più contenuta. Tuttavia, se l’aumento previsto non sarà evitato, dal 2019 i consumatori italiani saranno sottoposti all’aliquota Iva ordinaria più elevata tra tutti i Paesi dell’area dell’euro, con un serio rischio che l’economia sommersa assuma dimensioni ancor più preoccupanti>. Dalla sua apparizione ad oggi, infatti, sono trascorsi 45 anni. L’aliquota ordinaria dell’Iva è stata introdotta per la prima volta nel 1973 e fino a quest’anno è aumentata 9 volte con un aumento di ben 10 punti.

Più volte dall’inizio dell’estate il ministro dell’Interno Salvini ha allontanato lo spauracchio dell’aumento Iva. Tuttavia, se dovesse scattare, bisognerà fare i conti con un consistente aggravio per i bilanci delle famiglie e un calo dei consumi, che finirebbe per alimentare un effetto depressivo sulla produzione, oltre che un peggioramento dei livelli occupazionali. Per evitare tutto ciò, servirà mettere sul piatto 12,4 miliardi di euro per il 2019 e 19,1 per il 2020.

Se l’ esecutivo non riuscisse in questo “miracolo”, nel corso del 2019 ogni famiglia italiana subirà un incremento medio di imposta pari a 242 euro.

Michel Angelo