Nel Padovano la voglia di fare impresa ha il sapore del Terziario

La voglia di fare impresa dell’economia padovana ha resistito alla forza devastante della Grande Crisi. E ora è pronta a ripartire sulle ali della competitività e dello sviluppo.

Pur consapevole del fatto che la recessione e la sofferenza imprenditoriale non sono passate completamente, soprattutto per alcuni settori produttivi come ad esempio l’agricoltura, l’artigianato vecchio stampo, l’edilizia ed in parte anche la metalmeccanica, Azienda Padova nell’ultimo biennio sta dimostrando di non aver più paura di guardarsi indietro e di saper rialzare la testa dopo aver sofferto, e pianto, per i morsi della crisi economica scoppiata a fine 2008.

Lo dicono i numeri, se letti e interpretati nel medio-lungo periodo. A livello di dinamica delle imprese, infatti, nel 2017 il tessuto padovano registra un lieve arretramento (-0,1% pari a 93 unità in meno in valori assoluti) della base imprenditoriale rispetto al 2016, che risulta essere in tutto pari a 119.372 unità al 31 dicembre scorso (conteggiando il totale delle sedi d’impresa e delle unità locali). Nonostante questa minima perdita di imprese, Padova si conferma sempre al primo posto in Veneto con il 20% delle imprese su un totale regionale di 596.148 unità, e al nono posto nella graduatoria delle province italiane.

Dal 2013 al 2017, la base imprenditoriale della provincia è cresciuta di 248 unità, passando dalle 119.124 di fine 2013 alle 119.372 di fine 2017. Se si pensa che il 2013-2014 è stato uno dei bienni peggiori dal 2008 ad oggi, soprattutto per quanto riguarda la fiducia degli imprenditori nel guardare avanti (basti pensare ai circa 10 suicidi di capitani d’azienda e manager causati dalla crisi nella sola provincia di Padova), ecco che il trend di crescita del tessuto imprenditoriale padovano non può passare inosservato. Tantomeno se si pensa che settori come quello agricolo stanno da circa un decennio vivendo un ormai strutturale ed inesorabile declino (-1,3% anche nel 2017). A segnare il passo sono anche le attività industriali (-0,8%), soprattutto per quanto riguarda costruzioni (-1,3%) e la “locomotiva” del manifatturiero (-0,4%). Lo stesso discorso vale per le attività artigiane, per le quali prosegue il calo strutturale in atto dall’inizio della crisi del 2009, con una flessione del -1,3% (equivalente a -344 unità in valore assoluto sulle 25.699 imprese artigiane operative a fine 2017).

Ma allora, a cosa è dovuta la crescita complessiva della base produttiva? Allo sviluppo del terziario, che sta  radicalmente trasformando il modo di fare impresa in tutta la provincia. Dai servizi alla persona (+2,5%, il risultato migliore dal 2012) a quelli per le imprese (+0,9%), sino alla crescita di attività terziarie legate al commercio. Senza dimenticare il fatto che tra i servizi alle imprese i risultati migliori si riscontrano per le attività professionali (consulenze gestionali e tecniche), i servizi finanziari (essenzialmente di promozione finanziaria) e di pulizie. Ad arretrare, senza sorprendere più di tanto, sono le attività immobiliari.

Numeri e tendenze statistiche, come quelli appena espressi (Fonte Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Padova), esprimono un processo di trasformazione e di ridimensionamento del comparto industriale provinciale padovano e, nel contempo, un progressivo rafforzamento del terziario. Soprattutto di quello più avanzato. C’è insomma un’evoluzione in corso, che va letta come una marcia in più per il rilancio economico provinciale. E’ da qui che bisogna ripartire, anche in chiave di terziarizzazione del sistema del mercato del lavoro.

Massimo Nardin