«Non ha mai lavorato». Assindustria Veneto Centro attacca Di Maio

Un decreto che non guarirà la piaga del precariato e che farà crescere la disoccupazione. Il decreto dignità è la prima grande manovra del Ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Ma, a sentire il parere di tanti imprenditori, di lavoro ne creerà poco, anzi.

Massimo Finco, presidente di Assindustria Veneto Centro, non si capacita della proposta. Troppe lacune, troppi errori, ed un impianto che più che incentivare gli imprenditori ad investire e assumere li spinge alla paralisi, mortale in economia. «Di Maio non ha mai lavorato», queste le parole di Finco. Solo una persona che non conosce il mondo del lavoro, per Finco, può pensare una riforma che anziché stimolare l’economia va nella direzione contraria.

Ma quali sono le proposte contenute nel decreto dignità che non piacciono agli imprenditori? Tante, anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha espresso di recente le sue perplessità. In primis non piace che non ci siano incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato (anche se Di Maio ha assicurato che verranno inseriti). La proposta sembra permeata dall’idea di “costringere” gli imprenditori ad assumere a tempo indeterminato rendendo molto svantaggiosi i contratti a tempo determinato. Ma se mi rendi difficili i contratti a termine non vuol dire che io azienda assumerò a tempo indeterminato, non avendo nessun incentivo a farlo. Nello specifico, con il decreto dignità, la durata dei contratti a termine viene ridotta da 36 a 24 mesi, si potranno prorogare 4 volte (prima erano 5), e soprattutto viene richiesto agli imprenditori di specificare le causali per il ricorso ad un contratto a tempo determinato piuttosto che ad uno a tempo indeterminato.

Poi c’è la questione degli indennizzi previsti per i licenziamenti: aumentano del 50% in caso di licenziamento ingiusto. Inoltre l’azienda potrà dover pagare al lavoratore licenziato fino a 36 mensilità. Troppi rischi, a detta di molti industriali, che bloccheranno anche quegli imprenditori che vorrebbero assumere.

Il punto è sempre quello: se non viene dato nessun incentivo per l’indeterminato, io azienda non farò quel tipo di contratto. Mi rendi difficile anche fare un contratto determinato? Ne farò meno. Mi accorci i tempi del contratto determinato? Sostituirò prima il lavoratore. Insomma, per molti imprenditori il decreto va a svantaggio sia dei lavoratori che delle aziende. Non aiuterebbe infatti a creare posti di lavoro, e anziché combattere il precariato andrebbe nella direzione opposta.

Il presidente di Assindustria Veneto Massimo Finco ha poi fatto un ulteriore ragionamento, rivolgendosi direttamente a Luca Zaia, presidente della regione Veneto: «Non può fare finta di niente in cambio di un barcone di immigrati in meno». Il Veneto, industriale ed operoso, è un bacino di voti fondamentale per la Lega, che però sembra appiattita sulla questione immigrazione, lasciando campo libero ai 5Stelle e a Di Maio sul lavoro. L’immigrazione è un tema centrale, ma gli imprenditori, e in Veneto sono tanti, da questo governo si aspettano risposte sul lavoro. E le risposte che arrivano da Roma non sembrano ricevere molti consensi. Zaia è stato avvisato.

Matteo Riberto