Un’azienda su tre non rinnova: 3000 posti a rischio

Potrebbe costare poco meno di 3 mila posti di lavoro la scelta di un terzo delle imprese padovane della metalmeccanica di non rinnovare i contratti a termine in scadenza. Una stima di massima legata al numero medio di assunzioni (a tempo e interinali) del settore, a partire dal dato del 2017. Il calo di posti di lavoro, solo parzialmente recuperati dal turnover, non piace ai sindacati, divisi però sull’interpretazione delle cause.

«Il Decreto Dignità», spiega Nicola Panarella, segretario della Fim Cisl di Padova e Rovigo, «produce un irrigidimento del mercato del lavoro in un periodo che si prospetta difficile per il futuro del Paese. Abbiamo notizia di molte aziende che si troveranno a disdire contratti anche dopo la prima scadenza di 12 mesi, con la conseguenza di una riduzione delle tutele, seppure minime, che i contratti a tempo comunque garantivano. Nel frattempo osserviamo un utilizzo crescente dello Staff Leasing, l’assunzione a tempo indeterminato da parte dell’agenzia di somministrazione, strumento che non tutela affatto il lavoratore».

Diversa la visione del segretario della Fiom Cgil di Padova Loris Scarpa. «Attribuire al solo Decreto Dignità una perdita di posti di lavoro come quella prevista dagli imprenditori è strumentale», dichiara Scarpa. «Pare ben più probabile che la scelta di chiudere i contratti a termine sia piuttosto legata a una congiuntura economica globale sfavorevole alle imprese metalmeccaniche del territorio, per lo più contoterziste. La richiesta continua di incentivi e di interventi a riduzione dei costi, salariali e produttivi, risponde ad un’altra logica, quella della competitività al ribasso».

C.C.