Apocalypse Painting e Detectives Mutanti

Intervista a Stefano Zattera

Nato a metà degli anni ’90, il detective mutante Earl Foureyes è stato pubblicato su numerose riviste e antologie (Schizzo, Tattoo Comix, Guida al frastuono più atroce, Inner Space, The Artist). Il libro attualmente in libreria con la prefazione di Matteo Strukul raccoglie quei racconti oltre ad alcuni inediti con i colori di Carlo Sandri. L’autore? Stefano Zattera, un artista eclettico e originale che ha collaborato con alcune tra le più prestigiose testate italiane e che ha esposto le proprie opere in Italia, Francia, Corea, California… La pubblicazione in libro delle avventure di Earl Foureyes Mutant Detective (Nerocromo editore, 2016, 80 pagine a colori) mi offre l’occasione per scambiare qualche battuta con lui e conoscerlo meglio.

Illustratore, pittore, fumettaro e romanziere… viene da pensare che ogni forma espressiva e creativa ti stia stretta! In quale di queste ti senti più a tuo agio? “A fasi alterne in tutte. Non riesco a fare per molto tempo la stessa cosa per cui mi alterno. Ultimamente mi occupo principalmente di fumetti e illustrazione”.

C’è una forma d’arte che non hai ancora praticato ma con la quale ti piacerebbe misurarti? “Direi di no. Durante il liceo artistico e l’Accademia penso di averle provate tutte. Oltre alle forme di espressione che continuo a portare avanti mi sono destreggiato con scultura, fotografia, cinema, serigrafia, incisione, ecc. Alla fine ho selezionato quelle che sentivo più mie. Ecco, diciamo che il cinema sarebbe stata un’altra passione che avrei voluto portare avanti. Ma dopo le prime esperienze con qualche cortometraggio artigianale mi sono arreso davanti alla complessità organizzativa di lavorare assieme ad altre persone. Preferisco ideare e realizzare tutto in piena autonomia, nel mio studio circondato da pile di libri e fumetti che mi proteggono del mondo esterno”.

Cosa significa essere un artista surrealista e apocalittico? Quali messaggi o quali suggestioni vuoi trasmettere? “Innanzitutto chiariamo che la definizione surrealista apocalittico non esiste, l’ho coniata io cercando di formulare una risposta alla domanda che spesso mi viene fatta quando dico che dipingo: Che genere fai? Il surrealismo, soprattutto quello di Magritte, mi interessa per la capacità di abbinare nella composizione dell’opera soggetti assolutamente incongrui tra loro, mettendo in moto sensazioni nuove, inaspettate e spiazzanti nello spettatore. Questo è anche il mio obiettivo principale. Far convivere nella stessa scena la serenità con il lato più tragico dell’esistenza. Il concetto di apocalisse, nei miei lavori, esprime la minaccia sempre incombente della catastrofe che domina l’esistenza. Sia essa la paura di un castigo divino, di un evento cosmico o di una sciagura scatenata da errore o volontà umana. Il surrealismo apocalittico si può riassumere così: mettere insieme le atmosfere tranquillizzanti delle immagini pubblicitarie con catastrofi immanenti o in corso”.

Dove nasce il tuo gusto per il genere apocalittico e per il surrealismo? “Il gusto della catastrofe nasce dai fumetti e dai film di fantascienza e horror anni 50/60 unitamente alla pubblicità e alle vicende sociopolitiche dello stesso periodo. Anni incredibilmente visionari e ingenui. Pensiamo che in quegli anni, in cui la pubblicità rappresentava una famiglia ideale e serena in un mondo ideale e sereno, si facevano test nucleari ed è stato addirittura usato un ordigno atomico per scopi bellici.  Il gusto del surreale, come già accennato, nasce al liceo artistico con la scoperta dei surrealisti e in particolare di Magritte”.

Quali sono i fumetti, i romanzi o i film che più ti hanno ispirato? “Se parliamo prettamente di ciò che ha ispirato il personaggio Earl Foureyes farei un discorso a parte, più avanti. Le opere narrative che più mi hanno influenzato in generale sono tantissime! Sintetizzo con 4 titoli per ogni settore. Fumetti: Il primo Spiderman disegnato da Steve Ditko e John Romita, Alan Ford di Magnus e Bunker, Spirit di Will Eisner e Mad Man di Mike Allred. Romanzi: Ubik di P.K. Dick, Condominium di James ballard, La notte del Drive in di J. R. Lansdale, L. A. Confidential di James Elroy. Film: Goodfellas di martin Scorsese, Arancia meccanica di Stanley Kubrick, C’era una volta in America di Sergio Leone e Pulp Fiction di Quentin Tarantino”.

Nelle tue opere, anche in quelle più catastrofiche, non manca mai l’elemento dell’ironia. I tuoi personaggi sembrano decisamente a loro agio nella follia dei loro mondi! “L’ironia è una componente fondamentale nei miei lavori. Il mio intento è rendere pop, nel senso di rendere “leggeri”, temi anche pesanti, per farli digerire a un pubblico più vasto possibile”.

Immagini mai di essere il protagonista delle tue opere? “Immagino che chiunque si inventa storie e mondi vorrebbe viverli in prima persona”.

Su cosa stai lavorando attualmente? “Sto scrivendo e disegnando storie e copertine per Alias Comics, il nuovo inserto a fumetti del Manifesto. Si tratta delle avventure di Brenda Cowgirl. Una ragazza-mucca che si aggira per un west anomalo tra mutanti e resti archeologici di tecnologie futuribili. In qualche modo uno spin off del detective mutante. Uno dei mondi della galassia colonizzata di Earl Foureyes regredito a un’era simile al vecchio west”.

 

Parliamo di Earl Foureyes… come è nata 20 anni fa l’idea di un detective mutante? Cosa ti ha ispirato questo personaggio? “Volevo creare un personaggio nuovo, nel senso di un personaggio che mancava, che anche io come lettore avrei voluto poter leggere, che contenesse quindi le cose che più mi piacevano a livello grafico e narrativo in quegli anni. Graficamente Earl Foureyes si ispira a Spirit di Will Eisner, all’Alan Ford di Magnus e Bunker, al Madman di Mike Allred e all’immaginario mutante di Charles Burns. Per quel che riguarda il clima narrativo vuol essere una fusione di Fantascienza e Noir. La fantascienza è quella ingenua dei vecchi film anni 50/60 ma anche quella visionaria dei romanzi di Philip K. Dick e James Ballard. I romanzi da cui attinge la componente Hard boiled sono tutte le detective stories che vanno dal Marlowe di Raymond Chandler al Mike Hammer di Mickey Spillane fino ai detective tormentati di James Elroy. C’è poi la componente del pulp dei romanzi di Joe R. Lansdale e dei film di Quentin Tarantino e Sam Peckinpah”.

Finalmente hai prodotto un libro che raccoglie le avventure del tuo detective. La grafica è molto accattivante e rievoca gli ingialliti comics degli anni ’40 e ‘50…“Si, ho scelto di dare un effetto invecchiato alla carta per dare immediatamente una sensazione retrò. Volevo che avesse l’aspetto di un fumetto vecchio, ritrovato in soffitta o preso da un rigattiere, proprio perché si ispira ai fumetti di quegli anni anche se è ambientato 1000 anni avanti rispetto noi. In un certo senso vuol essere un fumetto retrò… ma del futuro. Come se fosse una cosa invecchiata ma giunta fino a noi dal futuro dentro una macchina del tempo. Cioè… lasciamo perdere… mi sto perdendo anch’io nei paradossi spazio temporali!”

Nelle storie di Earl Foureyes ritroviamo una società dopo bomba popolata da alieni e mutanti in cui tutto è corruzione, amoralità e inquinamento. Alieni e mutanti a parte non è una società così diversa dalla nostra! “Certo. Anche quando raccontando una storia di fantascienza parlo del nostro mondo. Esasperato, paradossale, caricaturale, se vogliamo, ma si parla del nostro mondo e delle sue possibili derive”.

Parlaci dei racconti inediti… quando li hai realizzati? “La storia più lunga di Foureyes “Viaggio allucinante” (titolo originale: “Il segreto del Dottor Hoffman”) è stata realizzata nel ‘99 per un’antologia sulla psichedelia che doveva uscire per la “AAA Edizioni”. Purtroppo la casa editrice chiuse i battenti poco prima della pubblicazione. “Quattro cartoline dall’apocalisse”, non è una vera e propria storia a fumetti, ma 4 illustrazioni con del testo fatte nel 2000. “Acid Rain” è una storia del 2015 realizzata appositamente per chiudere il ciclo dei 20 anni, in vista della pubblicazione dell’albo”.

Cattocilislamismo, neurodollari, sintodroghe… la società di Earl sembra suggerire prospettive preoccupanti. È il mondo del futuro o solo un divertissement visionario? “Come dicevo poco fa, tutte queste invenzioni linguistiche non sono altro che esasperazioni, caricature delle devianze della nostra società, ipotesi delle sue possibili evoluzioni o involuzioni”.

La prefazione di Matteo Strukul, romanziere del momento, è un altro buon colpo! “Si, Matteo è un amico. Sono un frequentatore di Sugarpulp, il festival di cui è uno degli organizzatori, ho avuto modo di conoscerlo e ho partecipato ad un workshop di scrittura con lui. Stiamo anche collaborando ad un progetto editoriale”.

Alan Moore sostiene che il futuro è nelle autoproduzioni e Fumettologica ti ha premiato inserendo il tuo libro tra i 10 migliori fumetti italiani autoprodotti nel 2016. Gli editori di fumetti stanno diventando una specie in via di estinzione? “In realtà ce ne sono anche parecchi. Ma sono io che sono abbastanza fuori dal giro. Mi son sempre occupato di autoproduzione e ho collaborato con realtà indipendenti. Da anni non frequento più le fiere del fumetto e non ho contatti diretti.  Ho inviato il progetto a parecchi editori ma a quasi tutti alla mail generica del sito. Immagino che non sia la strada più semplice con tutti gli aspiranti autori che proliferano oggi. Alla fine comunque l’albo non è una vera e propria autoproduzione, (come tra l’altro anche altri volumi della selezione proposta da Fumettologica) ho avuto riscontro positivo da “Nerocromo”, che pur essendo piccola è una casa editrice seria, che propone condizioni dignitose all’autore”.

Che progetti futuri hai per Earl Foureyes? “La cosa più immediata è riuscire a organizzare una mostra con gli omaggi che più di 60 tra i migliori disegnatori italiani, oltre a Danijel Zezelj, hanno fatto al mio detective. Poi non so come e quando, ma sicuramente farò altre storie con lui come protagonista”.

Stefano Zattera (Vicenza, 1965). Ha frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Pittore, illustratore, fumettista e designer. Ha esposto in gallerie d’arte italiane come Antonio Colombo Arte Contemporanea, Galleria d’Arte Busellato, The Don Gallery, Mondo Bizzarro gallery, Galleria Mondo Pop e a varie edizioni di Infart ai Musei Civici di Bassano del Grappa. Ha esposto all’estero alla Galleria La Luz de Jesus a Los Angeles e al Museo d’Arte Il Min a Seoul, in Corea, all’Art Fair di Colonia, in Germania, al KUD (Centro di Cultura Francese) Ljubljana , in Slovenia, al festival del fumetto di Angouleme, in Francia. Ha pubblicato in numerose riviste, fanzine, cataloghi e volumi d’arte in Italia e all’estero. Tra cui “XL” di Repubblica/L’espresso, “Mater Universalis” di Mondo Bizzarro Press e “Black” n.4 di Coconino Press. Attualmente collabora con “Il Male” di Vauro e Vincino. Fa parte del gruppo di designer Oltremondano, forme illuminanti extraordinarie.

http://www.stefanozattera.it/

Questa la pagina degli omaggi a Stefano Zattera

https://www.facebook.com/pg/EarlFoureyes/photos/?tab=album&album_id=916728368428574

Luca Pozza