Disastro di Albarella. La testimonianza di un collega ed amico

Non ci si può nascondere dietro un dito davanti alla forza della natura. Anche se il tutto è durato 25 minuti, la “bomba d’aria” che ha colpito il litorale veneziano e il Delta del Po, soprattutto Albarella ha lasciato danni enormi ed un disperso. Forse peggio del tornado che poco più di un anno fa aveva colpito la Riviera del Brenta. Ad Albarella un collega e un amico, Alberto Zavarise che, come molte delle persone lì in vacanza, è stato tra i primi a intervenire e a rimboccarsi le maniche per rimettere a posto quanto poteva.

 

Alberto ha avuto paura.

Non lo nega: per sè stesso e i suoi familiari. Ha visto il suo barbeque che pesa oltre cento chili ed è lungo due metri volare come una foglia al vento, un tronco sfiorare la sua macchina che ha rischiato di essere distrutto e, soprattutto, ha letto il terrore nel viso dei suoi familiari. Ecco come racconta la sua esperienza.

 

 

“Il tornado, tempesta o downburst, in 25 minuti ha distrutto l’isola. Molti sono stati i danni alle abitazioni causate dalla caduta a domino degli imponenti pini marittimi che sono stati spezzati dalla forza del vento. Le raffiche hanno raggiunto e superato, in alcuni casi i 120 km/h. Io ero in viaggio per lavoro. Avevo la mia famiglia lì in vacanza e il mio arrivo in isola quella sera è stato surreale. La devastazione era talmente estesa che difficilmente si riusciva a capire dove si stesse camminando in quel momento. Il mio pensiero era quello di raggiungere a piedi (si poteva entrare solo così in Isola) i miei cari”.

 

Al lavoro c’erano già i vigili del fuoco, la protezione civile e gli addetti. La macchina di ripristino messa in opera dalla Direzione dell’isola è stata impressionante. Ad essa si è aggiunta la presenza delle persone che non hanno subito danni alle case che si sono messe a disposizione.

“Ringrazio in particolare il amico Bruno Pavan per il supporto e l’aiuto! I danni sono, ad oggi, tanti ma almeno la mia casa, a differenza di altre, è già agibile.Tutta la cantina era allagata, lo spazio verde completamente distrutto e coperto da rami e tronchi che poi sono stati portati via dalla Protezione Civile. Purtroppo ci sono stati grossi danni ad alcune abitazioni private e alle strutture della spiaggia e molte sono state evacuate. La mia paura più grande? Tutto si può ricomprare, da una macchina a una casa ma vedere mia moglie e i bimbi chiusi giù in taverna impotenti e terrorizzati davanti alla forza della natura è un’immagine che non scorderò mai”.

 

Tranquillo Alberto. Exozero1 e Il Sestante News ti sono vicini e gli amici servono a questo. Un abbraccio da tutta la redazione.

 

 

 

 

 

Gian Nicola Pittalis