Erika Michielan, la “lepre” di Chirignago, si racconta

In esclusiva sul www.ilsestantenews.it l’altleta più forte di Chirignago svela i segreti della sua passione. “La corsa per me non è un optional, un elemento esterno, ma una parte della mia stessa vita”. Ascoltando Erika Michielan, non si può rimanere indifferenti al suo approccio verso la corsa. Dalle sue parole, dal suo modo semplice e al tempo stesso profondo di rivolgersi alle persone, risulta subito evidente che per lei correre è prima di tutto una filosofia di vita. Riflessiva, ma sicuramente determinata, quando Erika parla della corsa, sembra immergersi in un mondo interiore profondo, nel quale ogni racconto è prima di tutto un sentimento, una sensazione; dove ogni esperienza appartiene alla sfera dei sentimenti, prima ancora che a quella del quotidiano.

<<Ogni amatore riversa nei chilometri qualcosa di profondo esordisce Erika con un filo di emozione. Ognuno troverebbe una ragione diversa dall’altra: chi per raggiungere a tutti i costi una prestazione cronometrica, quindi prendendo come riferimento l’orologio, chi invece per conquistare una posizione di vertice nelle classifiche, o semplicemente per un piacere salutistico…ecco penso di avere sempre trovato nella corsa il modo per ritrovare il sorriso migliore, senza farmi prendere troppo dall’obiettivo della prestazione cronometrica. Questa è la mia filosofia di intendere veramente il significato della corsa>>.

 

Ci spieghi quando è iniziata questa grande passione? “Ho iniziato a correre in solitaria con cuffiette e musica nel 2011, anno in cui ho corso la mia prima mezza maratona a San Martino. Non avevo mai provato a correre con altre persone, ma da quel momento in poi non sono più riuscita a farne a meno”.

Con quale società hai iniziato? Ricordi la tua prima gara? “La mia prima società è stata il Gruppo “Spotorni” di Camponogara con cui sono stata iscritta per pochi mesi, a causa dell’impegnativa distanza da casa. Ma all’interno del gruppo podistico, grazie al legame di amicizia con un atleta, mi sono convinta di provare e testare qualche gara più “competitiva”, rispetto alle tradizionali marce ludico motorie “non competitive”. Cosi l’anno successivo mi sono tesserata con la Pettinelli Running Team di Mestre. In entrambe le società ho conosciuto persone veramente speciali con cui tutt’ora mantengo rapporti di pura amicizia. La consacrazione con la prima “vera” gara, è arrivata nel 2013, con l’Ora di Martellago, grazie all’aiuto di Roberto Banzaj, atleta conosciuto nell’attuale società, l’Amatori Chirignago. Grazie al suo supporto, sono riuscita a coprire senza una specifica preparazione atletica, i tredici chilometri nell’arco di un’ora di tempo. Da quella esperienza di corsa, grazie a qualche consiglio tecnico dell’allora Presidente Giovanni Schiavo, ho iniziato a correre con continuità e costanza. Non finirò mai di ringraziare i miei compagni e Giovanni Schiavo per avermi trascinato in questa avventura maledettamente eccitante che, pur tra mille fatiche, mi ha regalato momenti d’impagabile spensieratezza e allegria”.

Quanto tempo dedichi alla corsa? “Al momento non mi sono posta grandi obiettivi, per cui vado a correre solo un paio di giorni a settimana, diciamo “a bisogno”. Ovviamente quando ci sono obiettivi importanti da mettere in “cantiere”, riesco anche a correre cinque/sei volte a settimana, con allenamenti misti e di durata variabile (fartlek, lenti, lunghi e medi)”.

Che cosa hai fatto o fai nel tuo lavoro o nella tua vita per il bene della corsa? “Non credo nulla di particolare, cerco compatibilmente con i miei impegni professionali, di trovare il tempo per conciliare sport e lavoro. L’importante è comunque farlo con perseveranza, sacrificio, passione, seguendo un regolare e sano stile di vita”.

Condividi la tua passione con qualcuno/a in particolare? “Con una moltitudine di amici che ho conosciuto durante le mie esperienze di corsa. Mi vengono subito in mente le persone più importanti con le quali ho condiviso i miei successi, gli insuccessi, i sorrisi e il divertimento che non manca mai. Vorrei citare in primis la mia “cognatina” Giorgia Rotelli, gli amici di corsa Marco Temporin, Michele Corrado, Matteo Penazzato, Roberto Dei Rossi, Silvy Turcato, senza dimenticare i grandi tifosi, quelli che condividono assieme a me i grandi traguardi: mamma e papà che fanno sempre di tutto per essere presenti con il loro caldo incitamento”.

Insomma, più che il lato sportivo e agonistico della corsa, apprezzi soprattutto il piacere di correre per puro divertimento? “Si, correre per condividere i sorrisi, malumori, giornatacce che poi diventano magicamente speciali. Correre per esternare il mio lato migliore, quello che ama ridere e divertirsi e perché no, correre per trasmettere le motivazioni giuste ad amici e amiche, visto che sono stata considerata all’unanimità una vera e propria “motivator””.

Hai un sogno del cassetto? “Per quanto riguarda la vita privata sicuramente il sogno di costruire una famiglia, con una persona accanto con cui essere felice”.

Quanto conta per te l’aspetto agonistico? “L’aspetto agonistico è molto importante per continuare a crescere e migliorare, e puntare sempre a nuovi obiettivi, sempre con il solito comune denominatore: divertirsi praticando un agonismo sano, che ti migliora”.

Dove vuole arrivare la tenacia di Erika? I prossimi obiettivi ? “Attualmente sono in modalità “loading”, per cui non ho ancora pianificato obiettivi atletici importanti. Ma ne riparleremo nel 2018”.

Che emozioni ti trasmette la corsa? “Forse potrei usare il termine “magia”. Una carica di energia e adrenalina, qualcosa di cui non riuscirei a farne a meno. La corsa e lo sport in generale mi salvano sempre”.

Quali tipologie di allenamento preferisci e quali non gradisci particolarmente? “Adoro le ripetute e i medi perché tiro fuori il massimo delle mie potenzialità muscolari. Non preferisco invece gli allenamenti con i continui cambi di ritmo, il cosiddetto “fartlek”. Generalmente quando svolto questa tipologia di allenamento, seguo sempre gli amici, altrimenti opto per qualcosa di diverso”.

Cosa fa Erika oggi per l’Atletica ? “Oggi Erika svolge anche il ruolo di “pacer”, la lepre che detta le andature durante un allenamento collettivo o una gara agonistica, per permettere a tutti coloro che lo desiderano, di raggiungere una condizione atletica ideale per affrontare una dieci chilometri, oppure una mezza maratona o maratona. E’ un ruolo stimolante perché permette a moltissimi atleti di superare le proprie difficoltà e raggiungere un determinato obiettivo cronometrico. Un atleta sconosciuto che ti abbraccia e ti dice “ho fatto il mio personale, grazie” è qualcosa di veramente appagante”.

Hai qualche hobby in particolare oltre alla corsa ? “Amo la palestra e tutto quello che riguarda il mondo del fitness e l’alimentazione. Purtroppo il body building è un mondo diametralmente opposto a quello della corsa, ma purtroppo non riesco a farne a meno. Mi dicono che sono predisposta perché non mollo mai…ma spesso non sanno che dietro ad un vero “runner” si nasconde molta determinazione”.

Cosa pensi del doping? “Il fenomeno del doping è purtroppo pericolosamente diffuso. Esistono sanzioni in ambito agonistico, ma è altrettanto importante che tutti i giovani, gli sportivi occasionali e gli amatori conoscono i gravi rischi per la salute che la pratica del doping comporta. Talvolta la ricerca di una sostanza che migliori la prestazione è frutto dell’ignoranza sui rischi per la propria salute e sulla scarsa capacità di riconoscere i propri limiti. Voler apparire un campione a tutti i costi senza la voglia o il tempo di allenarsi in modo adeguato spinge solitamente qualcuno a cercare aiuto nel doping. La prevenzione e la conoscenza di tale fenomeno, soprattutto tra i giovani, deve essere promossa a più livelli, oltre che in ambito familiare, nel contesto scolastico, nelle società sportive di appartenenza”.

GIANCARLO NOVIELLO