Gian Antonio Stella: fake news, bufale e web

DOLO. Ieri sera  alla festa Democratica  di Dolo presso lo squero monumentale ospite d’eccezione Gian Antonio Stella che ha parlato di notizie false e web. A presentarlo Gigliola Scattolin, Segretario metropolitano del PD di Venezia, che ha aperto la serata con un ospite che non ha bisogno di presentazioni: “Un onore per noi a Dolo avere Gian Antonio Stella. Quello di stasera è un tema che ho volutamente cercato. Per noi che facciamo politica – ha proseguito la consigliera – il tema dell’informazione, della comunicazione, è un tema fondamentale per la democrazia. Oggi viviamo la difficoltà del capire se una notizia sia vera o falsa, o se sia una mezza verità, o addirittura una vera e propria bufala. Per questo è importante l’affidabilità di chi le notizie le porta e il saper discernere”.

Il relatore esordisce con una slide significativa: “Uffa il giornalismo”, sottolineando come oggi sembri un dovere per le notizie essere ‘divertenti’. Le notizie devono essere attraenti, magari anche paradossali, ma sopra a tutto devono attrarre, perché alla rete servono i click, e pertanto non possono essere noiose.

Ma la parte più grave di questa situazione è la notizia falsa, o ‘fake news’: “Tu sbatti dentro a un sito una notizia falsa – racconta Stella –  e il sito dura il tempo che è necessario per farla girare. Poi il sito chiude, ma ormai la notizia sta girando e lascia il sospetto. Persino una smentita non sortirà l’effetto voluto, perché al contrario desterà ancora più sospetto”.

Un’altro comportamento gravemente lesivo sul web è la diffusione di odio online, che rimandando notizie false e pesantemente manipolate, lascia nei lettori sentire negativo che si propaga a macchia d’olio. “Stupisce come la polizia postale in questo caso non faccia il suo lavoro” nota Stella con gravità. Un esempio a noi vicino e molto significativo è quello di Ilaria Capua, famosa virologa, accusata di traffico di virus e recentemente scagionata in Tribunale, ma oramai trasferita in USA, per continuare il suo lavoro, abbandonando le sue ricerche a Padova a causa della campagna mediatica contro di lei.

Sara Zanferrari