Notte di San Giovanni fra antichi riti e nuovi miti

MIRA. Il 24 giugno ricorre la festa di San Giovanni Battista, giorno che cade dopo il solstizio d’estate. La notte che cade tra il 23 e il 24 è tradizionalmente una notte carica di ritualità magiche, la notte dell’impossibile, dei prodigi, dei rituali d’amore, ed è per questi motivi che viene chiamata anche ‘notte delle streghe’.

Quest’anno a Mira, nel salone e nel giardino del Bed & Breakfast ‘Espressione Arte’, luogo all’aperto e un po’ particolare, è stata celebrata la ritualità di questa notte alla presenza di circa una cinquantina di partecipanti.

Geraldo Lafratta, numerologo e scultore, assieme a Barbara Comelato, cristalloterapista ed esperta di pratiche energetiche tradizionali ed orientali, hanno introdotto l’auditorio alla tradizione di questa magica notte, raccontandone le tradizioni cristiane e pagane.

La tradizione principalmente vuole questa notte per propiziare le forze benefiche della natura, poiché saluta l’arrivo dell’estate, per allontanare le negatività e, soprattutto, per accogliere nuovi amori. Una volta infatti nella notte di San Giovanni in Veneto le ragazze che avevano più di un pretendente scrivevano su dei bigliettini i nomi dei loro spasimanti, piegavano i biglietti in quattro e li gettavano in un catino d’acqua. Il bigliettino che a contatto con l’acqua si apriva per primo, conteneva il nome del prescelto.

Principalmente però è conosciuta per l’iperico, appunto erba di San Giovanni, che era utilizzata per curare le ferite dei crociati e veniva ritenuta benefica. Con l’oscurità si raccolgono le nuove erbe per comporre il mazzetto di San Giovanni che scaccia il malocchio e porta fortuna. Queste erbe sono l’iperico, appunto, detto anche scacciadiavoli, l’artemisia, la ruta, la mentuccia, il rosmarino, il prezzemolo, l’aglio e la lavanda. Tutte erbe che si considerano legate alla felicità, alla prosperità, all’allontanamento del maligno e delle negatività.

L’altra peculiarità di questa notte è la danza intorno al fuoco degli innamorati che si tenevano per mano, delle vergini che trovavano lo sposo, delle sacerdotesse e i druidi che invocavano la dea Madre per le colture e il bestiame.

In perfetta armonia con queste antiche tradizioni, la serata è continuata con la distribuzione di mazzetti di lavanda e la preparazione di un foglio ‘dei desideri’, dove ciascuno ha scritto le proprie intenzioni e richieste, portando infine tutti in un cerchio intorno al fuoco, dove uno alla volta hanno gettato il foglietto sulle fiamme e, pensando intensamente al gesto che veniva compiuto, hanno saltato il fuoco a suggellare la propria richiesta.

Il tutto si è concluso in convivialità, ascoltando alcuni ulteriori interessanti collegamenti fra i numeri e gli avvenimenti quotidiani dalla viva voce di Geraldo Lafratta.

Sara Zanferrari