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Registro tumori. Veneto primo per copertura

Con una copertura di 4.689.057 persone, pari al 96% della popolazione regionale (la media nazionale è ferma al 62), il Registro tumori del Veneto (Rtv) non ha eguali in tutta Italia e distanzia persino i risultati raggiunti in materia dalla Città metropolitana di Milano. Il dato è stato reso noto ieri a Venezia, insieme a quelli sui nuovi casi di tumore maligno diagnosticati nel 2013 (29.359: 15.373 maschi e 13.986 femmine, con un tasso grezzo d’incidenza di 627,7 ogni 100.000 persone nel primo caso e di 581,9 nel secondo). Per le graduatorie 2014, invece, occorrerà aspettare dicembre 2018. Mentre da gennaio dell’anno prossimo la copertura dei residenti nel Veneto avrà raggiunto il 100%, in un quadro d’insieme dove sono previste integrazioni con il fascicolo sanitario elettronico e le cartelle cliniche oncologiche informatizzate.

E tra gli obiettivi più a lungo termine, anche la geo-referenziazione di tutte le patologie. «In una regione come la nostra, dove non esiste tetto per la spesa oncologica (ad oggi circa 1 miliardo di euro dei 9 destinati al settore, ndr), non poteva mancare tra le varie eccellenze un Registro tumori efficiente e supporto scientifico fondamentale per la clinica, la cura e situazioni impreviste come il caso dei Pfas – ha precisato l’assessore alla Sanità, Luca Coletto – E’ stato proprio uno studio Rtv a smentire i professionisti della bufala escludendo una maggiore incidenza tumorale nell’area inquinata».

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Contenuti e approfondimenti sul Registro sono stati affidati a Domenico Mantoan, direttore generale della sanità veneta, e al professor Massimo Rugge dell’Università di Padova, coordinatore Rtv. Che, oltre a presentare la nuova versione del portale web, hanno spiegato che riguardo all’incidenza delle singole neoplasie, «i dati mostrano per i maschi una prevalenza di tumori alla prostata (21%), seguiti da colon-retto (13%), (12%) e vescica (10%). Mentre nelle donne, prevalente è il tumore al seno (31%), seguito da colon-retto (11%), utero e polmone (entrambi al 6%)».

«Questo tipo di censimento – hanno aggiunto Rugge e i suoi tecnici – è di grandissima complessità, perché incrocia una miriade di fonti e situazioni. Deve valutare caso per caso gli esiti delle indagini anatomo-patologiche, nonché riorganizzare e interpretare correttamente tutti gli aspetti epidemiologici. Per questo il dato riferito al 2013 non deve stupire: per effettuare nel merito una rilevazione veramente ponderata, tre o quattro anni di tempo sono nella norma». E i 200.000 residenti ancora mancanti all’appello? «Il residuo si riferisce ai referti di anatomia patologica prodotti fino alla seconda metà del 2016 e non ancora codificati – ha concluso Rugge – Il completamento è previsto per la prima metà del 2018. Resta inteso però che passare dal 53% di persone censite nel 2015 all’attuale 96% è già un risultato eccezionale. Per non dire unico, rispetto agli altri 45 registri tumori attivi nel nostro Paese».

A.C.M.

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