Che strani comunisti! Vanno in giro con il Rolex

Padova e Conegliano in delirio per J-Ax e Fedez

Diciamolo una volta e per tutte: J-Ax e Fedez sono bravi. Bravi non tanto perché i loro brani siano destinati a rimanere nel tempo, a far concorrenza davvero a Battisti o De Andrè, nemmeno perché siano in grado di scalare le classifiche in un lampo, di collezionare successi e clamori. No. Non sono particolarmente bravi a cantare, lo fanno bene ma non è di certo la loro dote migliore. Non sono bravi perché piacciono alle ragazzine, Fedez certamente piace, Ax gode del “bello di essere brutti”. Ma sono simpatici (anche se quello non è il loro obbiettivo primario), e sanno fare spettacolo. Sono liberi e intelligenti, amano il loro mestiere, cercano di mettere a fuoco quale potrebbe essere il pop italiano del secondo decennio del secolo unendo popolarità e contenuti, idiozie e colpi di genio, e si muovono come acrobati sul filo, offrendo grande show con il rischio costante di cadere.

Insomma, tutto questo è “Comunisti col Rolex”; ennesima tappa della corsa di Fedez e della “rinascita” di J-Ax, che da quanto hanno messo su la loro ditta, Newtopia, sembrano aver trovato la chiave in grado di aprire una nuova, straordinaria, fase delle loro avventure artistiche e personali. Non sono esattamente un duo tradizionale, sono una boy band all’acido, un remix dei Wham e degli 883 con i Suicide, un miscuglio di punk, dance, rap, pop, idiozie e profondità, una caleidoscopio che cambia colore e immagine a seconda di come si gira il tubo, perfettamente aderente ai tempi: “Una volta c’era Banana Republic, adesso vi dovete beccare J-Ax e Fedez”, chiosa Ax. E Il Sestante News li ha intervistati.

Quello che tra i due lavora senza sosta da un bel po’ è Fedez. “E’ un periodo di iperattività molto lungo, perché in realtà non mi fermo da quasi cinque anni. Però non accuso il colpo, anzi sto male quando mi fermo”. J – Ax preferisce vestire i panni del “vecchio saggio”: “Per me è una cosa diversa dalle mie abitudini, io non ho la stessa costanza di Fede, ho sempre fatto soste e partenze, un disco e un tour. Ma va bene anche così, impegnarsi a fondo e lavorare tanto ti fa ottenere dei risultati che con il vivere quieto non ottieni. Diciamo che siamo complementari, siamo opposti ma simili. Io in lui vedo me stesso da giovane, rispetto a lui risulto più pacato ma da giovane ero come lui, forse non ero una macchina da guerra come è Fede, io ho perso molto più tempo senza quadrare il cerchio”.

Comunisti col Rolex dimostra che si può essere pop e eccessivi, sfrontati e romantici, cazzari e impegnati, scrivendo canzoni che sono pop e rap, funk e punk, inutili e importanti.

“Il clamore si crea anche quando non lo vogliamo”, prosegue J-Ax, “c’è chi ci accusa di farlo apposta, i detrattori pensano che ogni nostra canzone o ogni nostro gesto sia studiato e misurato e che pensiamo solo al successo. Invece facciamo un pezzo come Assenzio che è il contrario esatto del mainstream, dura più di cinque minuti, il che è contrario alle regole di ogni radio, rappiamo 24 barre a testa, ha 3 ritornelli. Lo chiamano suicidio discografico, vi sfido a trovare qualcosa di simile. Non dico che è un brano bello o brutto, ma è sicuramente complesso. Ed è il pezzo più forte del momento”.

Il titolo all’album, Comunisti col Rolex, è fatto apposta per causare clamore. “Ma è riferito a noi”, dice Fedez, “Ci hanno chiamati spesso così, facendo leva sull’idea di artisti imborghesiti. Si tratta di una polemica annosa e tutta italiana, volevamo glorificare questa cosa. Comunisti col Rolex è il singolo del nostro riscatto sociale. Io ho vissuto male all’inizio il mio imborghesimento artistico, perchè dovevo combattere per non diventare quello che ho sempre odiato”.

E Ax aggiunge: “Noi abbiamo preso quello che per gli altri è un dispregiativo e l’abbiamo trasformato in un merito. Musica del cazzo, uno dei brani del disco, rappresenta questo concetto. Chi sono gli altri Comunisti col Rolex? Se un politico di sinistra propone cose di sinistra e dice cose di sinistra, va bene anche che abbia il Rolex. Il problema è se hanno il Rolex e non dicono cose di sinistra. Vincono Trump e Salvini perché la gente vuole veder cambiare la sua vita fra un mese, non fra cinque anni. Quando c’era Renzi mi aspettavo qualcosa di sinistra che non arrivava. Ma non ci sono solo cose così, l’Italia buona c’è, esiste, e ne parliamo nel disco”, citando Cristoforetti, De André, Falcone e Borsellino.

Per il resto in due date a Padova e Conegliano, due sold out. E i due non si nascondono.

J-Ax: «Abbiamo fatto come fanno quelli che, quando vengono definiti con un dispregiativo, ne fanno una loro forza. Eravamo in albergo, abbiamo letto un commento contro di noi e lo abbiamo trasformato in un merito. Il tuo insulto diventa per me un complimento».

Fedez: «In Musica del cazzo abbiamo glorificato, allo stesso modo, i nostri riferimenti artistici e musicali, che non sono alti, ma ci hanno cresciuto e portato dove siamo oggi».

J-Ax: «Abbiamo lavorato da produttori, pensando a chi coinvolgere nei ritornelli solo dopo aver avuto in mano il brano, chiedendoci quale voce ci sarebbe stata meglio. E per la prima volta nella mia carriera mi sono potuto permettere di pensare a chiunque, tanto tutti mi avrebbero detto sì».

Fedez: «L’Italia per me è un brano che ha voluto Ax. Io ho un’indole più pessimista. Venivo da un album populista dove prendevo le cose che non vanno di questo paese. Abbiamo deciso di fare un brano all’opposto, dove si parla bene dell’Italia. La cosa più difficile è stata farlo, senza risultare fascisti».

J-Ax: «La destra si è appropriata dei simboli italiani, il tricolore è di destra, quando invece dovrebbe essere di tutti. Eravamo in studio, ci siamo chiesti chi ci avesse permesso di essere lì in quel momento. La risposta è stata gli italiani, che hanno finanziato i nostri sogni. L’italia buona quindi esiste ed è il caso di parlarne. Come fanno in America che, anche se vengono da un posto di merda, ne parlano benissimo. Ecco, è figo venire da un posto di merda. Il featuring è con Sergio Sylvestre che non è italiano. E per me è perfetto proprio per questo. Lui ama l’Italia più del 90% delle persone che conosco. Non conta se ci nasci quindi, conta se la ami. Ma chi passa il tempo a criticare il nostro paese non ha colpa. Ci fanno il lavaggio del cervello, ci insegnano che questo paese non ce la fa. E invece, proviamo a farcela. Io ho sempre reagito e c’è un sacco di gente che la pensa come noi. Non possiamo diventare grandi, se non pensiamo di poterlo diventare».

Fedez: «Abbiamo già venduto 107 mila biglietti. Andremo a primavera all’Arena di Verona. Quest’estate saremo nei festival estivi. Nella nostra band suonerà al piano Paolo Jannacci e ne siamo contentissimi. Ha collaborato al brano Comunisti col Rolex, dove ha suonato la fisarmonica».

Insomma, completamente fuori di testa. Ma lo spettacolo è assicurato. I due sono animali da palco. Ad ogni tappa in Veneto, organizzata dalla ZedLive! famiglie con bambini. Molti cantavano a squarciagola le canzoni di Fedez, qualche ragazzina ha pure pianto. I genitori, sulla quarantina, sapevano tutto di J-Ax e non saltavano un brano degli Articolo 31 (l’ex compagno di Ax ora fa il corista) e tra “Spirale ovale”, “Domani smetto” per arrivare a “Maria Salvador”, “Vorrei ma non posto” passando per “Intro”, la prima canzone de “Il bello d’esser brutti”, Padova e Conegliano sono esplose tra Ax che usava pistole per la nebbia, Fedez che si toglieva la maglietta e il povero Jannacci denudato in mezzo al palco. Proprio su questa canzone J-Ax diventa quasi malinconico. “È una riflessione sulla mia vita e sulla mia carriera – chiude J -Ax – e sul sistema in cui ero incastrato. Insomma in questo pezzo ho voluto raccontare tutto il brutto che ho vissuto in questi anni. Questa è una canzone per “noi” un giorno farò uscire quella per tutti gli “altri””. Missione compiuta. Per la cronaca, in questa canzone Ax ringrazia Dio per avergli regalato due milioni di nipoti (il suo soprannome è “zio”), ma quando l’ha scritta ancora non sapeva che presto la sua compagna avrebbe dato alla luce Nicolò. E, durante lo spettacolo, in quella strofa si ferma e il suo viso si illumina con un sorriso.

Arsenio Corto Martino in collaborazione con ZedLive!

di seguito, per chi se li fosse persi, la galleria fotografica dei concerti