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Lupin III, 40 anni in Italia

Lupin III, ladro casanova in giacca verde, faccia da schiaffi, gentiluomo e sensibile alle belle donne. Un cocktail tra Diabolik per la violenza della prima serie e l’essere cavaliere e molto meno violento nelle serie successive. Un anime dal successo mondiale. Come scordarlo?

Chi è Lupin

Lupin III è il nipote del primo Arsenio Lupin, il più grande ladro di tutti i tempi. Dopo aver vinto il Lupin d’oro è diventato molto presto famoso a livello globale per la sua furbizia ed infallibilità. Per lui nulla è impossibile da rubare, e questo anche grazie all’insostituibile aiuto dei suoi due fidati amici e collaboratori. Nella prima serie non si fa scrupoli a uccidere preferendo sempre la sua P38 ma non disdegna il veleno, i coltelli e nemmeno gli incendi.

Come tutto nacque

Anche le più grandi leggende hanno delle origini, un nastro di partenza dal quale tutto è iniziato, diffondendosi in tutto il mondo con un consenso popolare senza precedenti: Lupin III è uno di quei franchise che, soprattutto in patria ma anche all’estero, con l’Italia in primo piano a trarre maggiore profitto dalle avventure del ladro gentiluomo, riesce ancora ad attrarre una fetta di pubblico vastissima, tra i più anzianotti che seguono la serie sin dai suoi esordi fino alle generazioni più giovani. Merito delle principali emittenti italiane, che periodicamente ripropongono episodi, OVA e special TV; merito degli editori come Planet Manga, che curano periodicamente la versione italiana del fumetto cui si ispira la serie anime.

L’adattamento

L’adattamento animato dell’opera cartacea di Monkey Punch esordì nel 1971: a quasi cinquant’anni di distanza da quel debutto, il franchise è più vivo che mai.

Le origini del mito

La storia della prima serie anime, adattata al fumetto di Monkey Punch e intitolata “Le avventure di Lupin III” (Rupan Sansei in originale) è passata per un processo di produzione piuttosto travagliato: nel 1969, con l’intenzione di cavalcare il manga originale a due anni dal suo esplosivo debutto sugli scaffali delle librerie giapponesi, lo Studio TMS avallò la produzione della serie televisiva con dei finanziamenti e, infine, un episodio cinematografico pilota vide la luce. Si dovette aspettare, però, soltanto il 1971 perché il progetto vide definitivamente la luce, con la prima serie anime che venne trasmessa su Yomiuri TV tra l’ottobre di quell’anno e il maggio del 1972: Le avventure di Lupin III, infatti, conta in tutto 26 episodi e narra le origini della banda formata dal ladro gentiluomo e dai suoi tre inseparabili compagni alle prese con le prime, strambe avventure.

Volti storici

Lupin III, nell’immaginario del grande Monkey Punch, è il discendente – il nipote, per la precisione – di Arsenio Lupin I, personaggio di finzione nato dal romanziere Maurice Leblanc. Lupin è braccato da sempre dalla sua più grande nemesi: Keichi Zenigata, ispettore dell’Interpol la cui unica ragione di vita è catturare il criminale e assicurarlo alla giustizia per sempre. Nel corso dei primissimi episodi dell’anime, il protagonista agisce in compagnia del suo inseparabile compagno di avventure, Jigen Daisuke: un abilissimo pistolero che fuma costantemente una sigaretta e prende la mira con la fesa del cappello. I due, alle volte, si ritrovano a collaborare con Fujiko Mine, una donna tanto furba quanto avvenente che esercita su Lupin un fascino irresistibile. Lupin III, infatti, non ruba per necessità (viene più volte fatto intendere, oltre che dimostrato, quanto sia ricco) ma per divertimento o per amore, o semplicemente per soddisfare il suo carattere egocentrico ed eccentrico.

Il samurai

Molto presto, però, i tre faranno la conoscenza di colui che, non senza qualche difficoltà, diventerà il quarto membro della gang: Goemon Ishikawa XIII, ultimo discendente di un’antichissima dinastia di samurai il cui obiettivo – almeno nei primi episodi e nella puntata in cui debutta per la prima volta – è proprio quello di eliminare Lupin. Insomma, le prime avventure ci permettono di scoprire le origini della storica banda per come la conosciamo, e che ci ha accompagnato per oltre quarant’anni fino ai giorni nostri.

Invecchiato ma duro a morire

Così come tutte le serie anime successive, Le Avventure di Lupin III segue una struttura e un andamento puramente episodici, con ogni puntata che rappresenta una storia autoconclusiva tale per cui non sarebbe necessario rimanere incollati con il naso davanti allo schermo per tutti e 26 gli episodi, al fine di seguire una presunta trama di fondo spalmata lungo tutto il suo corso. L’andamento della narrazione, tuttavia, risulta estremamente lineare, e prosegue sul filo conduttore di una storia che vuole raccontare le origini dell’immaginario lupeniano per come lo conosciamo: la struttura dell’anime, che propone un numero non certo esagerato di appuntamenti, permette anche alla sceneggiatura di concentrarsi su poche storie, ma tutte estremamente godibili e intense (a differenza delle serie successive, che hanno superato le diverse decine di episodi arrivando anche a sforare il centinaio).

Il successo di Lupin

Ciononostante è impossibile non apprezzare le prime peripezie del ladro più abile e carismatico del mondo, un’esperienza che oggi ha un retrogusto dolcemente vintage, ma che permetterebbe ai più giovani di scoprire le origini di un personaggio fondamentale per la cultura pop, non soltanto orientale (un mercato in cui il brand è sempre più popolare, oltre che evergreen) ma anche in territorio occidentale. Questo grazie, soprattutto, all’ampissimo respiro culturale di cui godono le storie di Lupin III, intrise di un forte “occidentalismo”, capaci tanto di attingere al folklore giapponese quanto di ambientare una delle tante storie del ladro gentiluomo in giro per il mondo – o addirittura per la storia.

L’atteggiamento di Lupin

Con il suo atteggiamento fanfarone, con il suo essere così grottescamente donnaiolo e con il profondo senso di humour senza dimenticare di trattare, però, temi e immagini maturi rispetto al pubblico di riferimento, il tutto intriso in un’atmosfera noir che viene accentuata nel corso delle successive incarnazioni, Lupin è una presenza fortissima nell’immaginario collettivo.

Produzione

Le avventure di Lupin III fu la prima serie anime indirizzata a un pubblico adulto, presentando personaggi e storie complesse e focalizzandosi sul realismo.La serie presta molta attenzione ai dettagli di veicoli, armi e oggetti di consumo che nel manga erano solo approssimati.

Sigle Giapponesi di Lupin

Tutte le sigle giapponesi sono del dipartimento di pianificazione della Tokyo Movie e composte da Takeo Yamashita.

Rupan Sansei shudaika I, cantata da Charlie Kosei. Sigla d’apertura degli episodi 1-3 e 9. Il video è composto da scene del film pilota, modificate per rispettare character design e colorazioni della serie.

Afro “Lupin ’68”, cantata da Charlie Kosei. Sigla d’apertura degli episodi 4-8 e 10-15. Nella sigla, la canzone fa da sottofondo a Yasuo Yamada che descrive i vari personaggi. Per il video utilizzate scene sia del film pilota (non modificate), sia della serie stessa.

Rupan Sansei shudaika 3, cantata da Yoshiro Hiroishi. Sigla d’apertura degli episodi 16-23. Il video è composto da scene della serie.

Rupan Sansei shudaika II, cantata da Charlie Kosei. Sigla di chiusura. Il video consiste in un’unica scena in cui Fujiko, in campo lungo, corre in moto su una strada di campagna.

Sigle italiane di Lupin

Planet O, scritta da Norbert Cohen e composta da Farouk Safi e Sharon Woods, cantata (in inglese) da Daisy Daze and the Bumble Bees. Usata come sigla d’apertura e chiusura prima del 1987, presenta un testo fantascientifico non inerente alla serie, ma presumibilmente ispirato al romanzo erotico Histoire d’O. Il video è lo stesso della terza sigla d’apertura giapponese, eccetto il titolo. Dal 2004 usata come sigla di chiusura per la trasmissione della serie col primo doppiaggio.

Hello Lupin, scritta e cantata da Giorgio Vanni e usata dal 2004 come sigla d’apertura. Il video è lo stesso di Planet O.

Gian Nicola Pittalis

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