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Rocky Joe e la rivalsa della povertà

Rocky Joe (Ashita no Jō, “Joe del domani”) è un manga pubblicato dalla Kōdansha dal 1968 al 1973 (in Italia dal 2002 dalla Star Comics) scritto da Asao Takamori (con lo pseudonimo di Ikki Kajiwara) e disegnato da Tetsuya Chiba. La storia è stata suddivisa complessivamente in 20 tankōbon. Dal manga sono stati tratti due anime televisivi (il primo nel 1971, a manga ancora in corso, composto da 79 episodi, il secondo realizzato nel 1980 e composto da 47 episodi). I primi 12 episodi della 2ª serie sono un riassunto dell’ultima parte della prima serie, reso necessario dai quasi dieci anni intercorrenti tra le due serie.

Trama della prima serie animata

Protagonista è Joe Yabuki (letteralmente “piedi piccoli”), un giovane tormentato il quale ha trascorso gran parte della sua ancor breve vita negli orfanotrofi statali (non ha difatti mai conosciuto i suoi genitori); riesce infine a scappare da quello di Tokyo. Vagando da un luogo all’altro come un cane randagio, attraverso le baraccopoli nei bassifondi della città incontra Danpei Tange, un vecchio pugile ed ex allenatore di boxe in pensione ormai ridotto ad una vita da barbone, sempre a vagabondare ubriaco nella periferia della città.

La periferia

Ed è proprio la periferia (luogo d’esclusione sociale e psicologica) la comprimaria co-protagonista al principio della storia: una zona che nell’immediato dopoguerra, ai tempi della ricostruzione e del miracolo economico, era disagiata, povera e piena di delinquenza organizzata (la famosa Yakuza, la cosiddetta mafia giapponese) e minorile. I due personaggi principali, Joe e Danpei, al loro primo incontro (come fosse stato segnato dal destino) non trovano niente di meglio che prendersi a botte per un futile motivo. Ma subito dopo aver preso un bel po’ di pugni l’ubriaco ex-pugile rinsavisce di colpo, accorgendosi immediatamente del grande talento posseduto dal giovane. Prende allora a seguirlo, ripetendogli continuamente la sua proposta: farsi allenare da lui e diventare un pugile. Joe all’inizio proprio non vuole saperne, non ci pensa nemmeno a prendere in considerazione una proposta all’apparenza così bislacca, fattagli per lo più da un vecchio avvinazzato.

La boxe

Poi però sembra accettare, tanto per passar un po’ il tempo e sfruttare il suo acquisito tutore; e poter così disporre di vitto, alloggio e un po’ di denaro gratis da spendere. Danpei lo aiuta e Joe continua a combatter la sua battaglia esistenziale attraverso le strade dei quartieri più poveri, giungendo a crear una banda composta dai ragazzini della zona: infine si mette nei guai per colpa d’una truffa perpetrata ai danni d’una giovane ereditiera (dopo aver coinvolto anche i bambini del rione), e finisce in riformatorio. Per Danpei il ragazzo diventa come un figlio: smette quasi del tutto di bere, ricomincia a lavorare in qualità di muratore specializzato, e fa i lavori più duri e pesanti, questo per potere continuare a mantenere entrambi. Però la notizia delle molteplici bravate di Joe lo fa trasecolare, rimane basito: non si era reso conto di quale briccone avesse tra le mani. Ma con ferrea determinazione sarà lui stesso a snidarlo dal nascondiglio in cui s’era rifugiato e a consegnarlo così alle autorità, perché possa mettersi in regola con la legge e maturare, prendendo finalmente coscienza di sé ed assumendosi la piena responsabilità per le azioni commesse.

Il riformatorio

Intanto viene portato in un carcere temporaneo, ove combatte subito contro Nishi, leader d’un gruppo di teppisti (e suo futuro miglior amico): insieme vengono poi trasferiti al vero e proprio carcere minorile. Qui nel riformatorio (dove è  stato condannato ad un anno e tre mesi di detenzione) a trattamento speciale per minorenni a miglia di distanza da Tokyo Joe conosce molti altri ragazzi, riuscendo anche a moderare un poco il suo caratteraccio, ma non si farà in ogni caso grandi amicizie.

Il primo avversario

Ma quello che sembra capace di tenergli fin dall’inizio testa, si dimostra esser Tooru Rikiishi, un prodigio della boxe che sta finendo di scontar la sua pena; una grandissima rivalità si sviluppa immediatamente fra di loro. Il suo desiderio di boxare sgorga improvviso: comincia allora ad accettare le lezioni per corrispondenza di Danpei (intitolate “Per il domani“), e ad allenarsi in cella. Si affrontano e se le danno di santa ragione: questo fatto ispira anche tutti gli altri detenuti i quali uno alla volta iniziano a praticarla in palestra. Nel frattempo però Danpei ha iniziato ad allenare il piccolo Aoyama, prendendolo temporaneamente sotto la sua ala ed abbandonando in apparenza Joe. Questo fa sì che il ragazzo si senta d’improvviso del tutto sperduto, teme inoltre ciò che Danpei sta insegnando a quello che potrebbe anche rivelarsi in futuro come un rivale.

La redenzione

Il nonno di Yoko (la ragazza precedentemente truffata da Joe) ha organizzato un match all’interno della prigione ed in semifinale proprio Joe e Ayoma si affrontano. Il primo attacca aggressivamente ma non risulta esser in grado di colpir l’avversario che s’è specializzato in velocità e gioco di gambe: Joe impara di colpo che occorre anche difendersi in modo efficace e non solo attaccare alla cieca… questo era quello che aveva voluto insegnargli Danpei col suo “tradimento”. In finale si trova a combattere contro Rikiishi, dominato da quest’ultimo dall’inizio alla fine; fino a quando all’ultimo round Joe sferra un attacco micidiale e finiscono entrambi knock-out. Joe e Riki si son fatti reciprocamente una promessa solenne: d’incontrarsi tornati liberi per poter combatter ancora uno contro l’altro, ma stavolta in un incontro ufficiale.

La boxe come vita

Uscito dal riformatorio ed istruito costantemente da Danpei, Joe inizia a dedicarsi alla boxe da professionista disputando i suoi primi incontri. Si trova a dover combattere contro il campione regionale Wolf, ma prima dell’incontro Joe lo provoca in una rissa negli spogliatoi del palazzetto dello sport, insultandolo e denigrandolo. Questo fa sì che Wolf coltivi un forte rancore e per rappresaglia fa rapire e picchiare a sangue i bambini amici di Joe; il quale trova a questo punto ad aver ancor più motivazioni per sconfiggerlo senza pietà. Joe riesce a vincerlo, guadagnandosi così il diritto di combattere sul ring contro il professionista Tooru Rikiishi. È diventato nel frattempo famoso per essere un pugile brutale e violento, che utilizza le tecniche più dannose per la salute sua e degli altri, senza alcun riguardo. Rikiishi da par suo desidera con tutte le sue forze sconfiggere Joe: gli brucia ancora molto il pareggio ottenuto contro di lui nel torneo al riformatorio, avvenuto per doppio K.O. contemporaneo d’entrambi i pugili, dopo che Joe è riuscito a mettere a segno quello che diverrà il suo colpo più famoso, il “colpo d’incontro incrociato”.

La drastica decisione

Ma poiché Rikiishi è di tre classi superiore a Joe prende la drastica decisione di diminuire di peso per arrivare a potere disputare nuovamente un incontro con Joe nella sua categoria, quella dei pesi gallo, e vincerlo ufficialmente seguendo tutte le regole. Affronta così un programma intensivo di calo di peso: la dieta intrapresa da Rikishi è drammatica, cessa quasi di mangiare, tanto da diventar quasi pelle e ossa. Per poter meglio resistere ai morsi della fame si fa perfino rinchiudere a chiave nel magazzino della palestra dove si allena, di proprietà della bella Yoko, implicitamente innamorata di Rikiishi.

La morte dell’amico

Per compensare la potenza d’attacco che ha perduto Rikiishi s’allena senza sosta in uppercut, scagliando montanti fino a quando non riesce a colpir l’avversario. Alla fine i due grandi rivali combattono tra di loro, il momento della verità tanto atteso è finalmente giunto: si affrontano e, nonostante la debolezza, Rikiishi dimostra un’indubbia superiorità, per tecnica, forza, e intuito. Joe è sconfitto, ma mentre è in procinto di stringergli la mano e congratularsi con lui per l’ottimo incontro disputato Rikiishi, anche a causa dei tremendi colpi ricevuti, delle cadute e dell’esaurimento generale, muore. Joe la prende malissimo, e inizia a vagabondare senza meta come un disperato. Questo segna la fine del primo arco narrativo (anche se la prima serie continua fino all’incontro con Carlos).

Trama della seconda serie animata

La storia riprende (la seconda serie riparte dalla morte di Rikishi, ripetendo quel che accadde in seguito) con un flashback del match tra Joe e Rikishi, come fosse un lontano ricordo: Joe è ancora profondamente scosso da quell’incontro (e soprattutto dalle conseguenze che ha portato nella sua vita e in quella d’altri), sia mentalmente che fisicamente. Alla fine torna a casa di Danpei, dopo circa un anno e comincia nuovamente ad allenarsi. Apparentemente sembra non esser cambiato, il talento è sempre lo stesso, ma dopo le prime vittorie Nishi s’accorge (e lo fa subito notare anche a Danpei) che, durante i match fin qui sostenuti, Joe non è stato capace di assestare nemmeno un colpo al volto, come se avesse un blocco o un qualche impedimento dovuto alla paura.

Il problema psicologico

Joe si rende conto che sta avendo un problema serio, non riuscendo più a dar colpi al viso: ovviamente è stata la morte di Rikshi a causargli un tale shock. Gli ci vuole un po’ di tempo per riprendersi, fa leva su sé stesso e cerca di superar così il trauma; ma riuscire ad ottener questo non è affatto facile e ciò gli costa tre sconfitte consecutive. Durante l’incontro con un campione locale, Joe ce la farà finalmente a colpire l’avversario alle tempie, ma improvvisamente ha un rigetto che lo spinge a vomitare sul ring e quindi ad esser squalificato. Ciò è dovuto al senso di colpa ormai interiorizzato: la morte dell’amico/rivale Rikishi, è stata causata proprio da uno dei suoi colpi sferrati alla tempia.

Fine di una carriera?

Intanto nessuno accetta più di affrontare il pugile Yabuki, che vede così ben presto dissolversi nel nulla la sua promettente carriera che pare finita per sempre. Tuttavia riuscirà infine a vincere le sue paure quando si troverà a dover affrontare un altro grande campione. Il destino è infatti pronto a dargli un’altra occasione, una sfida contro il numero 6 al mondo, il pugile venezuelano Carlos Rivera. Costui è venuto in Giappone per sondare l’ambiente, in cerca di un degno rivale e sembra che il detentore del titolo mondiale dei pesi gallo non abbia il coraggio di misurarsi con lui, temendone la potenza. Proprio per questo motivo Carlos è soprannominato il “Re senza corona” e viene considerato da tutti come un pretendente legittimo alla cintura mondiale, uno sfidante pericolosissimo per chiunque. Rocky Joe si propone e viene ingaggiato per fare da sparring al campione. Durante un allenamento particolarmente violento Joe supera il suo complesso e riesce finalmente a colpire al volto l’avversario.

L’amicizia

Joe e Carlos stringono una bella amicizia, e decidono di affrontarsi in un match regolare che si terrà il 1º gennaio. L’incontro è avvincente ed equilibrato e termina in un pareggio. Poco tempo dopo viene finalmente proposto a Carlos di disputare l’incontro per il titolo mondiale della sua categoria e affrontare il campione messicano José Mendoza. Costui più che un pugile sembra un superuomo. In lui è presente la summa di tutte le caratteristiche del migliore atleta, devastante il suo attacco, impenetrabile la sua difesa.

Mendoza

Rocky Joe viene a sapere che Rivera è stato battuto dopo appena un minuto e 30 secondi: a quanto pare anche Carlos, come Rikishi, ha subito gravi conseguenze a causa dei suoi colpi. La carriera di Joe, rivitalizzata dall’aver pareggiato con numero 6 al mondo, procede di bene in meglio fino a vincere e successivamente mantenere, la cintura di campione asiatico. Il campione del mondo Mendoza, a questo punto, decide di averlo come sfidante, in quanto “colpevole” di aver sconfitto Rivera prima che questi potesse misurarsi con lui.

Verso la fine

Arrivati a questo punto il fisico di Rocky Joe è molto danneggiato dai colpi ricevuti, e comincia a soffrire dei sintomi della “sindrome del pugile ubriaco”. Nonostante se ne sia accorto benissimo, e molto prima del medico, Joe decide di nascondere il suo male per poter finalmente vendicare Carlos e per poter finalmente diventare campione del mondo dei pesi gallo. Durante il suo incontro contro José Mendoza, dà tutto se stesso e anche di più; dopo pochi round di combattimento, durante il quale subisce molti colpi potenti, diventa cieco da un occhio, ma impara a riprodurre la tecnica di avvitamento del pugno del suo avversario, il segreto che rendeva i colpi di Mendoza micidiali.

L’ultimo incontro

Danpei, preoccupato per la sua incolumità, tenta di gettare la spugna, ma Joe lo convince a rinunciare al suo intento. Mendoza lo colpisce con tutta la sua forza, sperando di convincerlo ad abbandonare l’incontro, ma Yabuki ha una tenacia e una resistenza spaventose e non si tira indietro, anzi, prende l’iniziativa e risponde colpo su colpo al campione. Joe è quasi catatonico, assente, ma resta in piedi e continua ad incassare e a rispondere, quasi automaticamente.

Mendoza adesso è spaventato da questo ragazzo che sembra non aver paura di morire e comincia a sospettare che Joe sia già morto nonostante sia in piedi ad incassare i colpi: è sotto questo terribile sospetto che a Mendoza vengono i capelli bianchi dallo spavento, tanto da sembrare un vecchio alla fine dell’incontro. Al termine dell’incontro, il verdetto premia il pur distrutto Mendoza e Yabuki, sereno dopo aver dato tutto, resta seduto al proprio angolo col sorriso sulle labbra pochi istanti prima che l’arbitro proclami la vittoria di Mendoza i cui capelli sono diventati bianchi per la paura.

Temi dell’opera

Come esplicitato nel nome stesso, in questo manga si parla di Joe Yabuki, delle sue scelte, del domani che si è costruito. Innanzitutto ribadiamo che Joe è un orfano, e un disadattato. Per avere un domani, è necessario conquistarselo a prezzo di grandi sacrifici è ripetuto continuamente all’inizio dell’opera. Ma Joe non riesce ad integrarsi nella società civile, è più forte di lui. Non ha la pazienza né la costanza; non riesce a tollerare soprusi o angherie; gli sembra un crimine la disoccupazione, non riesce a sottostare alle regole. Oggi la vita è squallida e misera, è per il domani che noi lottiamo; ma quando arriverà, questo domani, sarà davvero migliore? Questa è la domanda di fondo che pone l’opera, e la scelta radicale di Joe di percorrere l’unica strada che sapeva percorrere, anche se era la stessa dell’autodistruzione, è piena di risposte difficoltose.

8 cose che forse non sapevate su Rocky Joe

Con i suoi pugni incrociati, gli occhi da fantasma dopo averne prese troppe, il berretto rosso e quel sorriso beffardo per nascondere la tristezza, Rocky Joe ha insegnato a noi tutti qualcosa. Un simbolo di caparbia rivalsa, Joe: l’eroe degli ultimi, che vuole diventare un campione e ce la mette tutta per riuscirci. E poi muore.

1. Cinquant’anni di piedi piccoli

Ashita no Joe, il manga, debutta in Giappone mezzo secolo esatto fa, nel ’68. Ai testi Asao Takamori, pseudonimo di Ikki Kajiwara, maestro dei manga sportivi tutti sangue e sofferenza. Alle matite, Tetsuya Chiba, mangaka cresciuto in Manciuria durante l’occupazione giapponese e autore in seguito anche di Io sono Teppei. La serie TV parte nel ’70 e da noi arriva 12 anni dopo, nell’82, su Rete 4. Si scelse di aggiungere quel Rocky al nome del protagonista non solo per sfruttare il traino dei film di Stallone, ma anche come omaggio a Rocky Marciano. Il nome originale del personaggio, Joe Yabuki, vuol dire invece “piedi piccoli”.

2. Facce lunghe

La prima serie animata si chiuse dopo 79 episodi nel ’71, a manga ancora in corso. Per concludere la storia di Joe fu lanciato nell’80 un secondo anime, che ripartiva dalla morte di Rikiishi (da noi Toro Riki). La differenza stilistica tra le due serie è enorme: si era passati da uno stile molto sporco e prossimo a quello del manga a corpi slanciati e a visi più adulti. Gli eventi finali della seconda serie vengono riassunti nel film d’animazione Rocky Joe: L’ultimo round.

3. “siamo tutti ashita no joe”

Il manga di Ashita no Joe rappresentò lo zeitgeist della fine degli anni 60 in Giappone. Raccontava degli umili che vivevano all’ombra del grande boom economico del paese, ancora alle prese con i traumi postbellici. Non è un caso che la serie abbia avuto un impatto culturale tanto forte, a tutti i livelli. Ne era un grande fan lo scrittore nazionalista Yukio Mishima, che di lì a poco si sarebbe suicidato, dopo aver occupato con alcuni compagni il ministero della difesa. Una notte, Mishima si recò presso gli uffici della casa editrice Kodansha e non era riuscito a comprare una copia di Joe. E perciò voleva farlo lì. Gli risposero che non era possibile vendere nulla e gli regalarono la copia. Ma Joe raccoglieva consensi anche tra gli estremisti di segno opposto.

Il 31 marzo del ’70, un gruppo di terroristi militanti nell’Armata Rossa Giapponese, armati di katana e bombe rudimentali, dirottò un volo della Japan Airlines, facendolo atterrare in Corea del Nord. Il loro grido era “Siamo tutti Ashita no Joe”. Questo solo un giorno prima che l’anime di Joe debuttasse sulle TV giapponesi. E poco più di una settimana dopo il… funerale di Rikiishi.

Il personaggio di Rikiishi era molto amato dai fan giapponesi, al punto che dopo la sua morte nel manga venne celebrato un “vero” funerale. Era il 24 marzo del ’70 e alle esequie parteciparono più di 700 persone. Oltre alla bara, sormontata da un ritratto di Rikiishi, allestito un ring dal Korakuen Hall, luogo in cui si sono svolti nel manga molti incontri di Rocky Joe.

4. Ro-ro-ro-rocky-rocky…

La storica sigla di Rocky Joe era cantata dagli Oliver Onions (che qui si firmavano Gli amici di Rocky). La sigla della seconda serie, Rocky Joe, il campione, era cantata invece da Massimo Dorati degli Odeon Boys. Scomparso nel 2012, Dorati ha realizzato molte sigle di cartoni ed è ricordato in particolare per le due sigle dei Cavalieri dello Zodiaco. Alla primissima messa in onda, però la seconda serie di Rocky Joe aveva una sigla originale in giapponese. Nulla di male, non fosse che si trattava del cartone sbagliato. Era, infatti, la sigla originale di Forza Sugar, qualcuno aveva fatto confusione con le piste.

5. Miseria e boxe

Per festeggiare i cinquant’anni di Joe, è stata prodotta la scorsa primavera una serie anime di 13 episodi intitolata Megalo Box. Una trasposizione nel futuro di tematiche e personaggi del mondo di Rocky Joe. Nonostante l’iniziale scetticismo, Megalo Box si è rivelato un gran bell’anime: una delle produzioni più interessanti del settore non solo del 2018, ma degli ultimi anni.

6. il film

La notizia non è che pure di Ashita no Joe esiste una trasposizione live action, quanto che non faccia pena come avviene quasi sempre). Incentrato sulla sfida con Rikiishi, dentro e fuori dal riformatorio, non vale quanto l’anime.

7. Gli spot

Esiste anche tutta una lunga serie di spot legati ad Ashita no Joe, spesso interpretati, oltre che da Joe, quell’ubriacone del suo allenatore, Danpei Tange. Eccone qualcuno, giusto a titolo d’esempio:

8. Rocky Joe non è morto!

No, cioè: è morto. Il finale è quello che tutti conosciamo, una scena iconica del mondo dei manga e anche degli anime. Seduto al suo angolo, dopo aver bruciato tutto quello che c’era da bruciare, di Joe non resta che bianca cenere. Ha affrontato l’incontro con Mendoza da fantasma, ha dato tutto, si spegne sorridendo, mentre l’altro – incanutito dalla paura – viene dichiarato campione. E ok, asciughiamoci le lacrime, è dannatamente triste. E bello. Ma qualcuno non la pensava così.

Conclusioni

Quando venne mandato in onda per la prima volta il finale della seconda serie TV, si pensò di cambiarne completamente il senso. Con qualche scena incollata e la voce fuori campo di Joe inventata, si immagina un futuro per lui e Yoko, e “nuove battaglie” da affrontare. Pur nella lunga e grottesca storia di censure delle versioni italiane qualcosa di assolutamente diverso.

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