NordEst

Navi a Venezia, la profezia di Banksy

Banksy, pochissime settimane fa, è stato cacciato da Venezia. La sua opera protestava proprio contro le grandi navi nella laguna. Ospite non gradito, anzi, cacciato. Dopo il riconoscimento, da parte dell’artista, del murales spuntato in un canale, ecco arrivare anche la conferma della lungimiranza dell’ignoto artista.

L’opera dello scandalo

L’opera con la quale Banksy si era posizionato in Piazza San Marco – senza permesso e per questo mandato via dalle forze dell’ordine – rappresentava proprio una grossa nave da crociera davanti Piazza San Marco, con piccole imbarcazioni e gondole tutt’intorno.

Tragedia sfiorata, Banksy a Venezia lo aveva annunciato

Una vera forma di protesta trasformata in profezia. Pochi giorni fa, infatti, una nave da crociera da migliaia di tonnellate ha colpito la banchina d’ormeggio speronando un’altra “piccola” imbarcazione. Una piccola nave da turisti, per la precisione. Tragedia solo sfiorata dato che fino ad ora si contano solo cinque feriti e nessun danno irrimediabile. Ma cosa sarebbe successo se la nave avesse colpito la banchina di Piazza San Marco? Magari rovinando in modo permanente la struttura del Palazzo Ducale e causando una tragedia visti i migliaia di turisti che affollano la piazza ad ogni ora del giorno.

Potrebbe accadere ancora?

Quel che più è grave di quest’evento è che potrebbe accadere di nuovo. Oggi, domani, forse tra un mese. Perché niente vieta a questi colossi di entrare negli spazi della laguna e soffermarsi, magari per ore, in punti delicati. Oltre ai rischi di sicurezza, esistono anche quelli ecologici. La laguna è un ambiente dall’equilibrio molto delicato, non è fatta per accogliere navi di grosse dimensioni.

La mostra fotografica di Gianni Berengo Gardin contro le navi

Non solo Banksy e la sua opera di protesta contro le navi a Venezia Venice in oil, ma diversi anni fa anche una mostra fotografica nel cuore della città aveva messo in luce il problema delle navi nella laguna. Già nel 2015, infatti, Gianni Berengo Gardin espose presso il negozio Olivetti in Piazza San Marco delle foto che ritraevano i colossi delle società di crociera ripresi da più punti strategici veneziani.

La dichiarazione di Cipriani

Dopo l’incidente in laguna in molti hanno iniziato a riflettere. Anche intellettuali e personaggi storici veneziani hanno cambiato idea. La svolta più clamorosa quella del patron dell’Harry’s Bar Arrigo Cipriani. “Non credevo che ci fosse pericolo. Ma devo ricredermi. Non mi fido più: poteva scapparci il morto. Sono sempre stato favorevole al passaggio delle grandi navi nella laguna di Venezia, ma da oggi non lo sono più, è cambiato tutto”. Arrigo Cipriani, patron dello storico Harry’s Bar in calle Vallaresso a due passi da piazza San Marco, ha 87 anni. Conosce Venezia come le sue tasche, esattamente come la conosceva suo padre Giuseppe, fondatore del locale amato da Hemingway. L’incidente nel canale della Giudecca ha modificato la sua opinione sul passaggio delle navi da crociera nella città più bella del mondo.

Cosa è cambiato

“Non pensavo potesse accadere qualcosa di simile. Ho ritenuto fino ad oggi impossibile che si verificassero degli incidenti. E invece, per colpa dell’irresponsabilità umana, è successo. E perciò devo ricredermi. Da questo momento il mio auspicio è che le navi da crociera non passino più per Venezia. Mi sembra il minimo. Non le ho mai viste come un problema o come un pericolo. C’è chi dice che rovinano il paesaggio e hanno un effetto impattante, ma a me piacciono, mi affascinano. Mi ricordano le atmosfere di “Amarcord” di Fellini, il transatlantico Rex. Ora però le cose stanno diversamente. Quelle navi da crociera non devono più passare. C’è stato un incidente che poteva finire molto peggio”. 

Cosa poteva accadere

“L’imbarcazione speronata dalla Msc “Opera” è un battello fluviale per la navigazione sul Po. Si è accartocciato e la banchina è stata danneggiata. Ci sono stati feriti lievi, ma poteva scapparci il morto. La questione vera è che secondo me l’errore è stato umano. L’attenzione alla sicurezza in casi come questi dovrebbe essere massima, invece i rimorchiatori che accompagnavano la nave non sono stati in grado di controllarla. Il cavo di traino è stato tranciato dall’impatto. Andavano previste misure di sicurezza e di prevenzione ben più elaborate ed efficaci. Quindi io non mi fido più e dico basta alle navi da crociera a Venezia. La colpa principale è di chi stoltamente ha sottovalutato i rischi”.

A.C.M.

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