Finozzi: “Il consiglio regionale pronto per le modifiche”

Il Veneto così sarà al passo di Toscana ed Emilia Romagna

«Ma quale dittatura della Lega, non c’è nessuna volontà di stroncare le minoranze. Assegnare il 65% dei seggi alla coalizione che supera il 45% dei voti non è un golpe. Anzi. Arriviamo in ritardo. Dal 2020 il Veneto si metterà al passo di Emilia Romagna, Toscana, Campania e Piemonte dove chi vince ha i numeri per governare in santa pace. A Venezia invece il centrodestra ha 7 voti in più delle opposizioni, gli assessori spesso sono a Roma e in aula bisogna fare i salti mortali». Marino Finozzi, che guida la commissione Affari istituzionali a palazzo Ferro Fini, giura che la nuova legge elettorale non è ispirata dalla volontà di tappare la bocca all’opposizione ma il presidente dell’assemblea legislativa Roberto Ciambetti ammette che i tempi saranno molto stretti: tra maggio e giugno ci sarà il via libera.

Presidente Finozzi, da dove nasce tanta fretta, non vi basta aver vinto le elezioni con quasi il 50% nel 2015?«Un passo alla volta. Una revisione tecnica era necessaria per eliminare le lacune che hanno creato confusione nell’attribuzione dei seggi nel 2015, con ricorsi alla magistratura e tante delusioni. Si è preso atto delle norme statali, introdotto la doppia preferenza di genere e fissato il voto in una sola giornata. Poi c’è la parte politica con l’adeguamento del premio di governabilità».

La legge porta la firma di tutti i partiti di centrodestra, ma chi l’ha scritta materialmente?«L’ho scritta io, con il supporto dell’ufficio legislativo del consiglio regionale. Il nodo sta nella governabilità. Noi abbiamo vinto nel 2015 con il 49% e contiamo su appena 7 seggi in più rispetto all’opposizione. Su 8 assessori solo due sono esterni e quindi non eletti, gli altri fanno parte della maggioranza e spesso in trasferta a Roma per la conferenza Stato-Regioni. Mi creda, è difficile approvare le leggi e le delibere. In Emilia Romagna chi vince ha un premio di 14 seggi, in Campania è di 11, in Piemonte 15, in Toscana 13 e 18 in Lombardia. Solo il Lazio è con l’acqua alla gola come noi».E quindi avete inserito un super-regalo: chi vince con il 45% prende il 65 % dei seggi.

É così?«Certo. Ci sono tre fasce. La coalizione che ottiene almeno il 45% dei voti incassa il 65% degli eletti. Il premio scende al 60% con una vittoria tra il 40 e il 45% e si abbassa al 55% se il risultato alle urne è inferiore al 40%. I rapporti a Palazzo Ferro Fini oggi sono questi: 29 consiglieri al centrodestra a 22 al centrosinistra e M5S, ma se potessimo applicare la nuova legge in maniera retroattiva al 2015, il centrodestra salirebbe a quota 33 con il presidente Zaia e l’opposizione scenderebbe a 18 e per noi il margine di vantaggio sarebbe davvero rassicurante: 15 posti in più fanno una bella differenza».

Non è un tentativo di azzerare i diritti delle minoranze?«Emilia, Piemonte e Toscana sono governate dal Pd e centrosinistra e nessuno ha mai gridato al golpe: il Veneto è nella fascia dei 50-51 consiglieri e paga un pegno altissimo alla governabilità, come del resto il Lazio. Va trovato un rimedio».

Insomma, non è che la Lega con tutti i viaggi che fa a Mosca da Putin, vuole instaurare anche in Veneto una maggioranza “sovietica o bulgara” con le bandiere verdi?«Ma quale Putin. La politica è l’arte della mediazione e arriveremo a un’intesa rispettosa di tutte le esigenze. Il 65% dei seggi potrebbe essere assegnato a chi ottiene il 50% alle urne: nel 2015 il centrodestra l’ha sfiorato per un soffio, mentre Luca Zaia l’ha superato largamente. La settimana prossima il pdl verrà portato in Prima Commissione e pensiamo di approvarlo in un paio di mesi. La fretta è legata alla necessità di rispondere agli eventuali ricorsi di illegittimità del governo, il 2020 è alle porte».

I diritti della minoranza non verranno quindi calpestati: Pd, Ms5, lista Tosi e Leu avranno le loro poltrone?«La minoranza è tutelata dalla qualità dei loro rappresentanti. La soglia di sbarramento del 3 % non viene modificata».

Avete però eliminato l’incompatibilità tra consigliere regionale e comunale. Come mai?«La richiesta arriva dai partiti e ne devo prendere atto: resta intatto invece il divieto della carica di assessore comunale e consigliere regionale per evidenti conflitti di interesse».

Il vincolo dei due mandati da quando scatta?«Dal 2020. Luca Zaia si potrà ricandidare anche nella prossima legislatura perché la legge di riferimento è entrata in vigore nel 2015, lo stabilisce lo statuto della Regione Veneto. Il vincolo del doppio mandato imposto dal Parlamento vale per i sindaci e i consiglieri regionali. Tranquilli. Il nostro governatore tra un paio d’anni si potrà ripresentare alle urne per completare il suo programma, ammesso che lui lo voglia».Il presidente ha lanciato la lista con il suo nome anche a Treviso, difficile cambi idea. Piuttosto se facciamo due conti, con la Lega al 20% e la lista Zaia al 30-35 si arriva al monopolio verde-padano: addio Forza Italia e FdI o no?«Se si votasse domani la Lega ce la farebbe da sola, ma è difficile sapere cosa accadrà nel 2020. Il nostro principale obiettivo è l’autonomia del Veneto, se troviamo un governo che ci sbarra la strada sarà difficile spiegare ai cittadini perché le loro aspirazioni sono state tradite. Non possiamo assolutamente perdere la battaglia con Roma».

C.C.