Forza Italia e Lega: prove di divorzio in Veneto

C’eravamo tanto amati, o forse no. Ad un mese e mezzo dalle elezioni dei sindaci di 47 comuni del Veneto, la coalizione di centro-destra mostra le prime crepe. Fratture significative, che aprono una finestra su quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane a Roma. A Vicenza, San Donà, Adria e Villafranca Veronese, Lega e Forza Italia correranno infatti divise. E c’è il rischio concreto che anche a Treviso sia divorzio.

La situazione che si sta delineando in Veneto offre un’indicazione di come potrebbe concludersi l’ingarbugliata partita che si sta giocando a livello nazionale. Ovviamente, in politica si deve far attenzione ad azzardare previsioni, ma sono 4 i Comuni del Veneto in cui la frattura tra Lega e Forza Italia è già realtà. Il rischio (o la speranza, dipende dai punti di vista) è che vi sia un effetto domino che potrebbe culminare a Roma, con Salvini e Berlusconi che decidono di intraprendere strade differenti. Ma quali sono le cause che hanno portato alla frattura nei 4 comuni del Veneto?

VICENZA

Il seme della discordia è germogliato a Vicenza, per poi attecchire a San Donà, Adria e Villafranca Veronese. Alle pendici del Monte Berico si è infatti materializzato quello che alcuni hanno già ribattezzato “Il Grande Tradimento”. La Lega ha di fatto bloccato il candidato scelto mesi fa dalla coalizione di centro-destra: Fabio Mantovani, professionista riconosciuto nonché presidente dell’ordine degli avvocati. Al suo posto, il Carroccio sosterrà Francesco Ruocco, figura caldeggiata da Sergio Barlato di FdI. La notizia ha incrinato i rapporti tra Forza Italia e Lega, e gli echi sono giunti fino ai piani alti.

In un’accesa discussione col Coordinatore Regionale di Forza Italia in Veneto Adriano Paroli, Renato Brunetta non ha fatto giri di parole nel commentare la vicenda: «Ma come, il 12 gennaio scorso, al Caffè Garibaldi di Vicenza c’ero io con Da Re, Ciambetti e Pretto a presentare la candidatura di Mantovani e tre mesi dopo si butta tutto all’aria? No, il dietrofront della Lega è assolutamente incomprensibile».

ADRIA

Effetto domino: da Vicenza ad Adria. Maturata la rottura di Vicenza, Paroli ha stretto le file riunendo alcuni esponenti della coalizione nella sede di Forza Italia in via Lisbona a Padova. Un vertice di due ore a cui hanno partecipato Toni Da Re, Sergio Barlato, Costantino Toniolo (Ncl), il senatore Toni De Poli (Udc) e Matteo Tosetto. Al termine dell’incontro è stata annunciato che, anche ad Adria,  Lega e Forza Italia sosterranno due candidati diversi. FI appoggerà il vicesindaco Federico Simoni, mentre il candidato della Lega sarà Manuela Beltrame.

SAN DONA’

Da Adria, spostandosi più a nord, la scena non cambia. Anche a San Donà è rottura. Il vicepresidente della Regione Gianluca Forcolin (Lega) ha indicato Francesca Pilla come candidato sindaco, mentre FI darà il suo appoggio a Gianni Corradini. La griglia di partenza non è però definitiva: l’attuale sindaco Cereser gode di un discreto consenso e c’è chi è pronto a scommettere che, alla fine, sarà Francesca Zaccariotto a contendergli la poltrona.

VILLAFRANCA

La situazione di Villafranca Veronese riflette quelle già citate. La Lega preme per la candidatura di Loredano Bertaiola mentre FI guarda positivamente Roberto Dell’Oca, fresco assessore all’urbanistica. Stessi problemi a Sona e San Giovanni: anche qui un possibile accordo sembra lontano. Quadro diverso a Piove di Sacco, dove Andrea Recaldin, assistente parlamentare di Massimo Bitonci, ha il favore di entrambe le parti.

Ma l’effetto domino arriverà fino a Roma? Difficile dirlo, anche se il divorzio che sta maturando in alcuni comuni del Veneto è un segnale di una crescente tensione tra Forza Italia e Lega che potrebbe far implodere la coalizione.

«Il caso Vicenza crea un sacco di problemi –ha sottolineato Paroli- con Da Re è nato un rapporto di stima che non sarà incrinato, ma il quadro è peggiorato perché l’accordo era chiaro: il candidato sindaco di Treviso alla Lega, quello di Vicenza a Forza Italia». La prossima crepa potrebbe quindi materializzarsi a Treviso, con Mario Conte che sarebbe chiamato ad un’impresa dovendo fronteggiare ‘da solo’ Giovanni Manildo (PD) che si troverebbe un’ autostrada libera per il secondo mandato.

Treviso e Vicenza: è questo l’asse in cui si starebbe consumando il “Grande Tradimento”. « Per Vicenza abbiamo scelto un galantuomo –ha proseguito Paroli- Fabio Mantovani è un avvocato stimato, ma il fuoco amico ne ha indebolito la candidatura. Ora ho capito il perché: il vero obiettivo era sostenere Francesco Ruocco che FI non può appoggiare perché figlia dell’opportunismo e contro di noi. Credo che Mantovani voglia uscire di scena, è un galantuomo e mi dispiace che Vicenza perda l’occasione di eleggere un sindaco al di sopra delle parti e molto preparato. Sia chiaro: il caso di Vicenza finisce sul tavolo nazionale». Dal tavolo nazionale potrebbero giungere indicazioni di guerra, con Brunetta che, dopo l’Affaire Mantovani, ha minacciato ritorsioni su Treviso. La Lega pare però non voler indietreggiare di un millimetro, forte anche del largo consenso maturato negli anni in Veneto.

Toni Da Re è stato chiaro: « E’ vero che il sindaco di Vicenza spettava a Forza Italia, ma il giorno dopo la scelta di Mantovani sono iniziate le sparatorie, il tiro al bersaglio contro l’avvocato l’ha aperto Forza Italia, non la Lega. Oggi non c’è il tempo per ripensare a una soluzione unitaria, Francesco Ruocco può unire tutto il centro-destra. E se Fi vuole fare una corsa solitaria a noi va benissimo, ci si ritroverà al ballottaggio. Purtroppo la sfida di Vicenza è degenerata non per colpa nostra, spero che non ci siano ritorsioni a Treviso: se Forza Italia cambia idea e corre da sola ci ritroveremo al ballottaggio. Non sono spaventato. Mai».

Ma quali sono i reali motivi di queste rotture? Divergenze politiche? O il desiderio della Lega di dare una dimostrazione di forza ai suoi alleati per poi alzare nuovamente la voce a Roma? Se la Lega vincesse solitaria in Veneto potrebbe consolidare la sua posizione di leader del centro-destra forte del risultato appena ottenuto. Un strategia che potrebbe però rivelarsi un boomerang, portando alla rottura della coalizione. Siamo nel campo delle ipotesi. Ciò che è certo è che la coalizione mostra le prime crepe, 4 per l’esattezza: Adria, San Donà, Villafranca Veronese e Vicenza. Se l’effetto domino si protraesse ad altri comuni (sono 47 quelli chiamati ad eleggere il primo cittadino a giugno) le crepe potrebbero aumentare. E a furia di crepe la coalizione potrebbe rompersi.

C’eravamo tanto amati, o forse no.

A.R e A.C.M.