In Fvg attesa per oggi la presentazione della nuova giunta regionale

Mentre nel Pd dalla base si chiede un cambiamento

In attesa della prima seduta del nuovo Consiglio, che si terrà martedì 22 con la proclamazione degli eletti e le elezioni del presidente e dei vicepresidenti, Massimiliano Fedriga sta lavorando per la definizione della giunta che dovrebbe essere presentata oggi, venerdì, come confermato dallo stesso Fedriga anche se a ieri sera non tutte le caselle erano state completate.

Dopo una prima riunione con i rappresentanti delle singole liste tenutasi mercoledì, la fumata bianca era attesa appunto in una seconda riunione con i segretari dei partiti prevista a Trieste, seguita da un incontro del presidente con il gruppo della Lega per il varo definitivo dell’esecutivo.

Uno dei punti fermi è quello della rappresentanza territoriale, equilibrata rispetto alle singole province, oltre a quello della rappresentanza femminile considerato che dei 10 assessori previsti almeno tre dovrebbero essere le donne, ancorchè l’unica certa per il momento pare essere la leghista Barbara Zilli che avrebbe già accettato di dimettersi da consigliere per assumere il ruolo di assessore con le deleghe, a quanto sembra, riguardanti la Montagna e, probabilmente, anche il Turismo.

Un nodo, quello delle donne, che potrebbe risolversi con l’ingresso in giunta di Angela Brandi, già assessore con Renzo Tondo e attualmente in giunta a Trieste, che entrerebbe in quota Forza Italia, e con la segretaria regionale di Autonomia Responsabile Giulia Manzan, nonostante la forte competizione all’interno di Ar con le ambizioni, soprattutto di Paride Cargnelutti e Alessandro Colautti, oltre che del pordenonese Valter Santarossa, tutti nomi di calibro, rimasti però esclusi dal consiglio regionale.

La novità però più clamorosa potrebbe essere quella riguardante il delicato referato alla Sanità che Fedriga vorrebbe affidare al vicepresidente Riccardo Riccardi il quale era dato per certo alle Infrastrutture e Trasporti, deleghe che ha già gestito dal 2008 al 2013. Interpellato nella giornata di ieri l’interessato ci ha soltanto detto che “ogni ipotesi è possibile”, confermando quindi che quella che in un primo momento pareva essere una soluzione alquanto remota potrebbe invece concretizzarsi, in virtù del fatto che il presidente vorrebbe una figura politica di forte esperienza per portare avanti la revisione della riforma sanitaria attuata dal centrosinistra.

La Lega comunque dovrebbe avere almeno la metà degli assessorati con la presenza in giunta, oltre che di Barbara Zilli, anche di Pierpaolo Roberti cui andrebbero gli Enti Locali e la Sicurezza, Stefano Zannier con delega all’agroalimentare e Graziano Pizzimenti che avrebbe l’Ambiente, nonchè un altro esponente ancora da designare in base agli equilibri di carattere territoriale.

“Non ci sono problemi particolari – ha dichiarato ieri Massimiliano Fedriga – e ci presenteremo regolarmente all’appuntamento previsto per la presentazione, anche perchè, diversamente da quanto accade per la formazione del Governo, qui in Friuli Venezia Giulia abbiamo una maggioranza certa e solida”.

E’ comunque una Lega divenuta ancora più forte dopo la vittoria di Pietro Fontanini alle comunali di Udine che ha superato per poco meno di 300 voti il candidato del centrosinistra Vincenzo Martines, mettendo ancora più in difficoltà il Pd che ha completato la lunga serie di sconfitte al punto che ora i quattro capoluoghi della regione sono tutti guidati dal centrodestra, che amministra pure tutti gli altri comuni al di sopra dei 15 mila abitanti, ad eccezione di San Vito al Tagliamento.

Un Pd, quindi, fortemente in crisi il Pd e che si trova ora a dover fare i conti con diverse prese di posizioni al suo interno in vista della direzione regionale di lunedì. In una lettera aperta firmata da 110 persone della base PD è stato chiesto un “cambiamento realistico e al tempo stesso radicale” partendo dalle proposte lanciate dall’ex senatore Francesco Russo, eletto in consiglio regionale con il record di preferenze.
Tra i firmatari: 5 segretari di circolo del PD (Fumis, Guido, Di Donato, Tenze, Kretzschmar) 2 consiglieri comunali di Muggia (Bensi e Decolle) un consigliere di Dolina (Pettirosso), uno di Trieste (Toncelli) e 6 consiglieri circoscrizionali (Depetri, Vatta, Cernich, Bressan, Coricciati e Pellizzer).

“A poche settimane dalla sconfitta del 4 marzo – scrivono – le elezioni regionali ci consegnano un quadro sconsolante in cui il Partito Democratico perde senza se e senza ma. Chi, come noi, in queste settimane, ha fatto campagna elettorale nelle strade, tra le persone, ha potuto toccare con mano la disaffezione e talvolta la rabbia dei cittadini nei confronti del nostro Partito. E ci ha fatto male. Perché noi crediamo ancora in questa comunità e nel progetto su cui si è costituita.

Un progetto che è ancora attuale, basato sull’idea che la solidarietà e l’innovazione devono e possono essere due facce, necessarie e complementari, di una proposta di cambiamento realistico e al tempo stesso radicale, della sfida ai conservatorismi, di destra e di sinistra, che hanno paralizzato (e paralizzano tuttora) il nostro Paese.
Ma sappiamo che tutto ciò in larga parte non viene più percepito dai cittadini: e questo ha portato al verdetto del 29 aprile.Per questo serve un cambiamento radicale rispetto alle scelte e agli atteggiamenti del passato. E a guidarlo servono persone capaci di interpretare questo cambiamento.

A Trieste, pur nella sconfitta – aggiungono – c’è stato chi, come Francesco Russo, ha saputo farlo. La sua affermazione – con 4368 voti è il consigliere con più preferenze di tutta la Regione – ha portato il Partito Democratico a guadagnare 6 punti percentuali in più rispetto alla media regionale. Ma soprattutto ha ridato speranza – con le sue proposte per il futuro della città e con il grande lavoro svolto tra la base e i giovani in particolare – a migliaia di cittadini.
E anche a tanti di noi.
Da qui bisogna ripartire. Ascoltando la richiesta di cambiamento che i nostri elettori ci hanno fatto sentire forte e chiaro nelle urne, finendola con le polemiche e giochi di potere interni.”.

Dal canto suo il presidente del partito Salvatore Spitaleri ha inviato una lettera agli iscritti nella quale tra l’altro scrive che “il Pd è tutt’altro che morto in quanto, pur avendo perso, siamo il secondo partito in regione, abbiamo eletto dieci consiglieri regionali e mancato la vittoria a Udine per una manciata di voti. Dobbiamo capitalizzare il consenso raccolto, valorizzando le caratteristiche già impresse nella nostra carta di identità – radicamento sul territorio, capacità di elaborazione politica – e imparare un nuovo modo di ascoltare le persone, di coinvolgerle nelle scelte di governo, di andare incontro alle loro preoccupazioni. Davanti a chi ci dice di avere paura – ha indicato Spitaleri – dobbiamo sforzarci di capire perché, entrare nella loro esperienza e provare a dare risposte”.

Lucio Leonardelli