Gli autonomisti rispondono a Gente Veneta

Dopo un editoriale sfacciatamente a favore del NO al referendum scritto da Malavasi su Gente Veneta, i movimenti autonomisti hanno subito replicato anche per la mancanza di un dibattito aperto che porti il cittadino a conoscenza delle due diverse ragione. “In risposta all’editoriale su ciò che potrebbe avvenire in caso di separazione in due comuni tra le città di Mestre e Venezia, a nome dei gruppi autonomisti vorremmo sottolineare alcune peculiarità che nel suo articolo le sono sfuggite. Chiedendo lo stesso spazio ottenuto da chi, certamente, alle urne voterà NO, vorremmo farle notare che conosciamo molti sacerdoti e parroci che sono a favore del SI alla creazione di due comuni autonomi ma che, spesso,  tacciono per non mettere in imbarazzo le istituzioni che rappresentano e delle quali il Vostro giornale si fa portavoce.

Dall’altra parte, invece, notiamo altri rappresentanti delle istituzioni cattoliche che senza problemi insistono a esprimere il loro disappunto e la loro contrarietà a questa nuova ipotesi amministrativa. La cosa che colpisce di più è insistere sul mantenere uno “status quo” che da decenni dimostra di non funzionare adducendo il motivo soprattutto della debolezza di nuovi due comuni senza però portarne alla luce alcuna valida giustificazione”.

“Così facendo questi sostenitori del NO non potranno, forse, rendersi conto che, attraverso la loro democratica decisione, annullano il significato degli obiettivi e, quindi, la natura stessa della città metropolitana nata – continuano gli autonomisti – (per poi non mantenere ad oggi alcuna delle promesse) proprio per permettere di avere dei comuni coordinati tra di loro grazie appunto ai servizi e all’importanza della stessa città metropolitana. Vorremmo ricordarle che, tra le altre cose, la Città Metropolitana è citata nello Statuto della Regione e dallo stesso statuto si capisce che il comune capoluogo non è più tanto “Venezia Mestre” quanto la stessa “città metropolitana di Venezia”. Ora, arrivare a dire che due comuni invece che uno sono più deboli è come dire che tutti gli altri comuni più piccoli della provincia di Venezia (per esempio Spinea, Scorzè, Pianiga, Santa Maria di Sala solo per citarne alcuni) non contano nulla”.

“Allora ci si domanda: eliminiamo tutti i comuni e li mettiamo nella città metropolitana o eliminiamo la Città Metropolitana e facciamo un unico grande comune? Ecco, sinceramente, questi ragionamenti non li capiamo proprio. Noi vogliamo semplicemente due amministrazioni più efficienti e più vicine ai cittadini, proprio come Santa Madre Chiesa ci ha sempre insegnato con il principio di sussidiarietà che tutti nel mondo cattolico ben conoscono e che noi stiamo cercando di applicare alle nostre amministrazioni;  nulla di più della onestà efficienza ed efficacia per dare sempre migliori servizi ai cittadini soprattutto quelli delle fasce più deboli”.

Per Gian Angelo Bellati di Mo.V.A.

Per Stefano Chiaromanni di Movimento Mestre Comune Piero Bergamo

Per Marco Sitran del comitato Mestre e Venezia due grandi Città

Per Giovanni Armellin di MuoverSI

Per Marco Gasparinetti del Gruppo 25 Aprile