Lega, Bitonci sventa l’Opa di Zaia

In Vaticano c’è chi entra in conclave papa ed esce cardinale; nella Lega, più prosaicamente, c’è chi è investito ufficiosamente dell’incarico di commissario provinciale a Padova e si ritrova in extremis dirottato a Treviso.È il caso di Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio del Veneto, a “un battito del cuore” dal governatore Zaia. Lunedì sera, a pochi minuti dall’inizio del direttivo regionale, il vicentino è stato accalappiato dal gran capo Gianantonio “baffo” Da Re e condotto in una stanzetta: ad attenderli, il presidente del partito Massimo Bitonci e il neo deputato Andrea Ostellari, segretario uscente costretto dallo statuto (al pari degli altri dirigenti eletti in Parlamento) a cedere la poltrona.

Non è dato di sapere il tenore del colloquio, certo è che l’esito ha spiazzato tutti: il popolare “Ciambo” è stato dirottato a Treviso e la delega commissariale nella città del Santo è stata affidata a Franco Gidoni, consigliere regionale di Belluno. Un’inversione di compiti rispetto alle previsioni – e all’organigramma originario di Da Re, apparso ai convenuti discretamente contrariato – al quale è seguita un’ulteriore sorpresa: la nomina del baby Alberto Stefani di Borgoricco (lanciato da Ostellari, è entrato alla Camera a 25 anni) a commissario di Venezia in luogo di Paolo Franco, vicentino, già senatore e indicato dai media come favorito per l’incarico; un gesto inatteso e accolto con qualche perplessità dai destinatari alla luce della modesta esperienza gestionale del prescelto, limitata fin qui al movimento dei Giovani Padani.

Indolore, invece, la designazione del terzo padovano, Fausto Dorio, inviato a Rovigo dove aveva già assolto un incarico analogo nel passato.Ma che è successo davvero? Per comprenderlo occorre alzare lo sguardo dalle beghe di corridoio e rivolgerlo al leghismo veneto nel suo complesso. Alla vigilia della lunga stagione congressuale che da giugno a novembre investirà le sette province assegnando ai commissari-traghettatori un ruolo tutt’altro che notarile, la lista originaria abbozzata dal veterano Da Re (fitta di consiglieri della Regione, inclusi il capogruppo Nicola Finco e il presidente di commissione Giampiero Possamai) ha assunto il tenore di un’Opa di Zaia sul controllo della Lega, affidata ai fedelissimi e in discontinuità rispetto alla condotta del governatore che fin qui aveva scelto di privilegiare il timone amministrativo rispetto agli equilibri interni.

L’impressione, allora, è che Bitonci e l’amico Ostellari abbiamo inteso battere un colpo, rimescolando le carte distribuite in partenza e rivendicando l’ultima parola sulla “piccola patria” padovana e lo zampino altrove. «Ora chi ha un compito a Roma lo svolga, noi ci occuperemo del Veneto», le parole pronunciate da Roberto “bulldog” Marcato all’indomani del voto politico. Ma, c’è da giurarci, di arroccarsi a Montecitorio lasciando campo libero ai rivali, il Massimo di Cittadella non ci pensa nemmeno.

A.R.