Mestre: da periferia a Città con un voto

Il plateatico del Palco in Piazzetta Cesare Battisti a Mestre è affollato per seguire il dibattito sul referendum organizzato dai movimenti separatisti. Ben moderati dallo scrittore e storico Edoardo Pittalis, dopo la lettura dell’ex sindaco Rigo letto da Andrea Sperandio di Mestre Mia, ha preso la parola Giovanni Armellin di MuoverSI che ha descritto perfettamente come Mestre rischi di non contare nulla nonostante il numero di abitanti pur essendo il centro numerico del 90% del turismo del Veneto.

«È da 40 anni che chi non la pensa come noi afferma che mestre non sarebbe in grado di mantenersi da sola senza Venezia ma chi ha detto che non potrebbe essere il contrario anche se con due amministrazioni economiche diverse». Tocca poi a Bellati del Mo.V.A. che punta tutto sulla specialità di Venezia. «Se noi riusciremo a puntare a un modello come Trento e Bolzano o ancora più in alto a livello europeo potremo senza problemi tenere il reddito fiscale in Laguna scaricando anche le tasse su Mestre e sottolineo come Venezia sia uno dei comuni con le tasse più alte. Ciò non accadrebbe con il si il 30 settembre e ringraziamo il governo per essere intervenuto con una sola richiesta: che non ci sia il quorum».

Poi la parola passa a Chiaromanni avvocato del Movimento Piero Bergamo. «Mestre ha tante possibilità dal porto all’aeroporto e tante altre potenzialità ancora da sfruttare». È poi la volta di Sitran di Mestre e Venezia due Grandi Città che da avvocato sottolinea come non ci siano incompatibilità con la Legge del Rio e forse non beneficeremo di grandi cifre e punteremo sul volontariato e ci impegneremo perché il 18 sia confermato il referendum che è sacrosanto sia per Mestre che ha tutto l’interesse per separarsi mentre Venezia si riaprioprierebbe della sua identità. E ci sarebbe un risparmio anche economico di centinaia di migliaia di euro».

Anche Vincenzo Conte presidente della Municipalità di Mestre Carpenedo vuole dire la sua. «Dobbiamo sfruttare anche l’estate per parlare con tutti e spiegare le motivazioni per cui votare si. ‎Le generazioni sono mutate come il vento e c’è una nuova generazione che ora si sente mestrina. I fondi ci sono anche su casinò basta pensare a Ca’ Noghera. O se lo riprende Vendramin Calergi o a Mestre toccherà una royalty». Da mestrino interviene anche lo scrittore Righetto che ha citato Maria Semi che sottolineava le differenze tra le due città difendendo da Veneziana debba riavere la sua dignità con la sua amministrazione e non una periferia. «È scorretto impedire il referendum perché massima espressione di democrazia».

Anche Falcier prende la parola. «L’ultimo scoglio è il Tar ma dobbiamo superarlo e mi rifaccio alla costituzione che dice che la creazione di nuovi comuni spetta alle Regioni che deve sentire la popolazione e non ho dubbi che il Tar darà il via libero ed essendo un referendum consultivo non ci dovrebbe essere bisogno di nessun vincolo legato al quorum mentre il Comune sta facendo solo ostracismo». Anche gli imprenditori dicono la loro tramite il presidente dei panificatori. «A Venezia paghiamo il 30% in più e non solo albergatori o ristoranti dobbiamo ricostruire l’artigianato e puntare sul prodotto di qualità».

Chiudono i politici. Il primo a prendere la parola è il leghista Michieletto. «È un’occasione da sfruttare e poi spingere perché tutti vadano a votare cosa poi è un altro discorso. L’anomalia sta nel fatto è che due realtà così siano unite per forza per decreto fascista cancellando la loro dignità e la loro identità e ringrazio Berti del 5stelle che in quell’occasione ha votato come noi. Siamo davanti a due realtà diverse: una città tra le più belle del mondo e una di 180.000 abitanti dove c’è l’economia e la produttività. Ognuna ha gli strumenti per volare da sole ed è questo da sottolineare».

 

Prende poi la parola Jacopo Berti. «Abbiamo spinto perché la giunta prendesse posizione sul referendum e la regione ha fatto la sua parte e noi la nostra facendo pressione su Conte perché togliesse il veto e al di là dei numeri stiamo parlando di ridare dignità ai cittadini che vogliono dire la loro ed è da questo che dobbiamo ripartire. Ringrazio tutti per essere venuti a dimostrare di essere cittadini partecipi». Sempre dello stesso partito Davide Scano del consiglio comunale. «Ci siamo spesi per portare avanti il referendum ma non daremo indicazioni di voto ma daremo informazioni ai cittadini perché votino consapevolmente e soprattutto vadano a votare analizzando cosa accadrà al casinò, alla Veritas etc. e cancelliamo il quorum con una modifica dello statuto regionale e questo toglie gli alibi ad entrambi i fronti arrivando al vero scontro di idee. E dopo cosa succederà? Basta guardare l’esperienza del Cavallino sapendo che non accadrà niente di irreparabile e se resteranno uniti spero ci sarà uno stravolgimento e se invece vincerà il si ci saranno certamente degli scogli da superare ma tutte le frazioni della terraferma avranno le capacità per andare avanti e basta guardare il bilancio comunale e Mestre vivrebbe come città “normale” ma con le sue risorse».

Chiude Lucia Cimarosti del PD di Murano. «Anche noi abbiamo opinioni diverse e ringrazio chi mi ha invitato. Noi vogliamo far capire che dobbiamo tornare a dare specificità a territori che hanno produttività diverse e il mio appello è di andare al voto anche per superare il quorum per dimostrare che i cittadini hanno la loro forza e che vogliono far sentire la loro voce e il mio voto è un si all’autonomia delle due città». Chiude Armellin. «Sono due città diverse e meritano due sindaci diversi e non uno part time».

 

 

A.C.M.