Offese a Ferrazzi, Brugnaro paga 70mila Euro

Transazione per estinguere il reato tra il sindaco e il capogruppo Pd apostrofato come «Porta sfiga e disastro de omo» ma Ferrazzi non ritira la querela

«Disastro de omo, porti sfiga. Non conti niente», disse il sindaco Brugnaro nel consiglio comunale del 21 dicembre 2016 parlando del capogruppo del Pd Andrea Ferrazzi, ora pure senatore. Qualche ora prima, davanti al consiglio metropolitano, rispondendo a Ferrazzi che lamentava l’inizio della seduta in ritardo, Brugnaro uscì con un «Dentro quel cervello c’è il nulla. Siamo stufi delle tue stupidaggini, Ferrazzi… Tu sei al bar. Sei senza credibilità, dai, ci fai perdere tempo». Per queste frasi, il sindaco è arrivato a processo con l’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale (dopo che la Procura aveva chiesto l’archiviazione e un tentativo di mediazione fallito) e, nella prima udienza davanti al giudice Andrea Battistuzzi, avrebbe voluto chiudere i conti con la transazione e quindi l’estinzione del reato. Ma le cose sono andate diversamente.

Brugnaro, difeso dall’avvocato Alessandro Rampinelli, ha già versato 40mila euro a Ferrazzi a titolo di risarcimento, oltre a 20mila euro più Iva (ovvero circa 25mila) per il pagamento dei legali di parte civile, gli avvocati Elio Zaffalon e Alfiero Farinea. Tutto messo nero su bianco in un accordo transattivo firmato da Brugnaro, Ferrazzi e dai rispettivi avvocati, nel quale tra l’altro si specifica che «Ferrazzi dichiara di accettare dette somme e di riceverle, una volta a lui versate, a saldo di quanto dovutogli per danni e spese legali e di revocare quindi all’udienza del 18 aprile 2018, riconosciuta la congruità, la costituzione di parte civile».

A ciò si aggiungono i 2.500 euro a testa per Comune di Venezia e Città Metropolitana: in caso di oltraggio a pubblico ufficiale, perché ci sia la causa di estinzione del reato è necessario risarcire sia il pubblico ufficiale che l’ente di appartenenza.Comune e Città Metropolitana non avevano chiesto nulla in relazione all’episodio. «Quelle frasi non hanno turbato l’andamento degli enti», ha detto l’avvocato Rampinelli. Nonostante ciò, il sindaco ha versato i soldi. Il giudice ha fatto notare che serve una delibera degli enti che dichiarino congruo il risarcimento. «Ritireremo la costituzione di parte civile quando ci sarà il riconoscimento», ha detto l’avvocato Zaffalon, «In caso contrario, il processo continuerà e Ferrazzi si troverebbe estromesso», evidenziando peraltro come la richiesta di risarcimento potrebbe essere stata maggiore visto che le tabelle della Corte d’Appello di Milano prevedono risarcimenti fino a 50mila euro. Apriti cielo.

Il legale di Brugnaro ha chiesto il rispetto della transazione, il giudice ha rinviato al 22 maggio quando dovranno essere portate le delibere del Comune e della Città Metropolitana di accettazione del risarcimento. «Quanto è accaduto in udienza è stato incredibile e spiacevole. Ferrazzi aveva firmato un atto in cui dichiarava che non aveva nient’altro da pretendere da Brugnaro e che in udienza avrebbe rinunciato alla costituzione di parte civile. Invece dopo che l’atto è stato depositato al giudice, uno dei suoi legali si è rifiutato di revocare la costituzione, contraddicendo in modo plateale quanto sottoscritto», tuona Rampinelli, «Il sindaco e il suo difensore hanno dimostrato correttezza processuale, trasparenza e sensibilità per le istituzioni. Dispiace constatare che sono stati ricambiati con un comportamento del tutto diverso e che sarà oggetto di doverosa valutazione nelle sedi più appropriate». Ferrazzi, presente all’udienza, è uscito soddisfatto: «È stato un atto di difesa del decoro della città e contro il degrado verbale». E i 40mila euro, a chi andranno? «Certamente ci saranno associazione che ne godranno».

A.V.