Separazione, una vittoria che dovrà aspettare ancora un po’

Esultano i separatisti che mercoledì si sono ritrovati dopo la fine del dibattimento al Tar alla Scoletta dei Calegheri.

Dopo la conclusione  sui ricorsi presentati al Tar da Brugnaro contro il referendum la sentenza è attesa a giorni e la campagna referendaria si apre ufficialmente perché non sono state sollevate questioni di costituzionalità. Questo fa si che si dovrà ancora attendere al massimo il 31 luglio per sapere se il 30 settembre si andrà alle urne. Semenzato intervenuto al dibattito aperto al pubblico ieri alla Scoletta dei Calegheri ha dichiarato:«L’avvocato regionale ha fatto la sua parte come la giunta e Zaia e va lasciata al popolo la decisione da prendere ed eventualmente, dopo che i cittadini si saranno espressi, attendere o meno la fine del mandato di Brugnaro».  ‎

La sua firma in calce si trova insieme a quella di Bellati sul documento che Brugnaro aveva firmato promettendo il referendum prima di voltare faccia.

Egregiamente moderati dalla giornalista Luciana Boccardi è intervenuto anche il prof. Zecchi. «In un periodo così frammentato politicamente impedire di andare a votare ‎è un atto contrario alla democrazia e uno dimentica che chi non vuole la separazione sta difendendo una decisione fascista che ha impedito di fatto lo sviluppo di entrambe le realtà». Chiaromanni è ottimista. «Siamo contenti di essere stati ascoltati e siamo fiduciosi di un esito positivo entro la fine del mese come assicurato dal presidente del Tar». Luciana Boccardi sottolinea l’importanza di come Mestre sia una città ormai senza nome e Venezia una città in pieno decadimento. «Io vorrei che tutti capissero che il referendum è sinonimo di democrazia. Non è il quinto e se servirà faremo il sesto o il decimo». Poi cita Indro Montanelli che in un famoso articolo difese la separazione delle due realtà nate come comprensorio durante il fascismo ma con la liberazione Mestre esplose diventando in continua crescita mentre la cosa più grave è che Marghera è l’antitesi di Venezia. Mestre ha bisogno di crescere industrialmente ma con l’accorpamento finirà per distruggere Venezia e la divisione non voluta fu solo per ordine dei partiti e i veneziani si sono fatti sfuggire l’occasione di impedire di abbandonare Venezia al suo declino andando a votare no al referendum perdendo un’occasione.

Al tavolo insieme alla giornalista anche Armellin di MuoverSI, Bellati del Mo.V.A., Sitran di Mestre e Venezia due Grandi Città e Chiaromanni del Movimento per l’autonomia di Mestre Piero Bergamo. Insieme a loro anche il consigliere Semenzato. Sitran è sulla stessa linea di Chiaromanni come primo firmatario del referendum. «È andata bene e siamo positivi. Ho toccato il tasto di non andare in ferie e con Chiaromanni abbiamo difeso molto bene le nostre ragioni».

Prende poi la parola Bellati che dopo aver  assisto al dibattito del mattino ha espresso la propria tristezza di come gli avvocati della controparte si nascondessero dietro i codicilli come fossero azzeccagarbugli solo per coprire ragioni politiche. «Siamo in un momento storico fondamentale per non dire epocale e dobbiamo riuscire anche con i pochi mezzi che abbiamo a far capire che, parlando di Venezia, non saremmo altro che un piccolo quartiere di una città più grande con una cittadinanza sempre in calando mentre Venezia è una città e tale deve rimanere. Quelli del “no“ non leggono le carte: difendono concetti sterili parlano di perdere il ruolo di capoluogo quando lo è la città metropolitana, poi parlano del quorum che invece non è obbligatorio per statuto regionale anche se noi speriamo di superarlo abbondantemente e ci sarà tanta disinformazione come quello che due comuni costerebbero di più quando i dati dicono il contrario. E questo perché hanno paura di affrontare il voto popolare.  Il nostro obiettivo è la nostra specialità perché siamo una città unica al Mondo ed è un nostro diritto e sono amareggiato del fatto che il primo cittadino sia intervenuto durante una grande ricorrenza religiosa parlando di separazione come Apocalisse».

È poi il turno di Armellin. «Siamo mestrini e ci sentiamo tali. Non vogliamo spaccare il ponte con Venezia ma la dimostrazione che siamo uniti è qui davanti a voi. Cosa succederà se non ci separiamo? Venezia si spopolerà sempre di più e Mestre una periferia dove dopo un raid con gli spacciatori il giorno dopo si ricomincia. Venezia e Mestre devono preservare le nostre città dalle monoculture turistiche ma deve essere un turismo che deve portare vantaggi ad entrambe le realtà. Dobbiamo tornare a una cultura più vicina ai cittadini e questo può accadere solo rivedendo le cose riconoscendo l’unicità di Venezia e riportando al centro i cittadini dando qualità. Siamo tutti uniti ed è il momento favorevole perché sono città diverse e hanno bisogno di amministrazioni diverse».

A.C.M.