Il Tar del Fvg respinge i ricorsi successivi alle regionali

Mentre nel frattempo FI discute sulla presidenza del consiglio

Salvi posti in consiglio regionale per Sergio Bini (Progetto Fvg), peraltro successivamente entrato in giunta come assessore alle attività produttive, e Claudio Giacomelli (Fdi) dopo che il Tar del Friuli Venezia Giulia ha dichiarato inammissibile il ricorso in riferimento alle elezioni regionali del 29 aprile 2018, presentato da Franco Bandelli di Progetto Fvg e Lanfranco Sette di Fratelli d’Italia, nei loro confronti.

Con il ricorso, Franco Bandelli (Progetto Fvg) e Lanfranco Sette (Fratelli d’Italia) contestavano il conteggio dei resti delle elezioni regionali dello scorso aprile. Secondo la tesi di Bandelli e Sette, erano loro più vicini al quoziente elettivo avendo preso proporzionalmente più voti dei due consiglieri proclamati eletti, ovvero Sergio Bini (Progetto) e Claudio Giacomelli (Fdi).

Bandelli era candidato nel collegio di Trieste, Sette invece era candidato a Udine. Qualora il Tar avesse dato ragione ai ricorrenti si sarebbe invertita l’attribuzione dei seggi tra i due collegi consentendo a Bandelli di entrare al posto di Giacomelli e a Sette di entrare al posto di Bini.

Il TAR, rigettando il ricorso, ha anche rilevato una commistione fra azioni congiunte che determinavano un effetto distorsivo a carico dei contro interessati, cui veniva impropriamente imposto di fronteggiare nel contempo la posizione di entrambi i ricorrenti, a prescindere dall’effettiva incidenza sulla rispettiva elezione.

Era questa una delle notizie più attese nello scenario politico regionale in Friuli Venezia Giulia dato che l’eventuale accoglimento del ricorso avrebbe cambiato alcuni equilibri all’interno dei gruppi che attualmente sostengono la maggioranza. Nessun commento è giunto al riguardo nè da parte degli interessati nè tantomeno da parte delle forze politiche, quest’ultime impegnate più che altro a sbrogliare la matassa relativa alla nomina del nuovo presidente del consiglio regionale dopo la recente scomparsa di Ettore Romoli.

L’unica certezza, al momento, sembra essere che il posto spetterà ancora a Forza Italia in base agli accordi che erano stati definiti con Massimiliano Fedriga e la Lega allorchè venne formata la giunta. In un primo momento pareva che quanto concordato potesse venire stravolto a fronte degli interessi manifestati da altri gruppi di maggioranza, in particolare da Progetto Fvg, ma sembra che tutto sia rientrato per cui presidente del parlamentino regionale dovrebbe essere ancora un forzista, ancorchè il nome non sia stato ancora deciso e probabilmente lo si saprà solo in prossimità della seduta del consiglio regionale fissata per il 16 luglio in cui verrà formalizzata la nomina.

Da Gorizia il sindaco e uomo forte di Forza Italia Rodolfo Ziberna, assente probabilmente non a caso ad una recente riunione tenutasi a Pasian di Prato nell’udinese del gotha regionale degli azzurri, continua a premere affinchè il posto che fu di Ettore Romoli, eletto anche (ma non solo) per rappresentare il territorio isontino, venga occupato da Giuseppe Nicoli, il vicesindaco di Monfalcone subentrato il 28 giugno scorso allo stesso Romoli, proprio per garantire la continuità di rappresentanza territoriale.

 

Un’ipotesi che, a dire il vero, non sembra facilmente percorribile all’interno del gruppo consiliare di Forza Italia dove invece scalpita Pier Mauro Zanin, attuale capogruppo dei berlusconiani, già sindaco del comune di Talmassons nella bassa friulana, il quale, supportato dalle quasi 2 mila preferenze ottenute, farebbe a quanto pare molto volentieri il “sacrificio” di cambio di ruolo, cosa che però costringerebbe i forzisti a trovare un nuovo capogruppo che, in questo caso, potrebbe essere o lo stesso Nicoli oppure l’ex vicepresidente della provincia di Udine Franco Mattiussi, dato in corsa, in virtù della sua esperienza amministrativa, anche per la poltrona della presidenza del consiglio.

Una partita, dunque, del tutto ancora aperta con una Forza Italia impegnata intanto a dare slancio alla sua attività politica in regione, anche dopo le recenti polemiche sorte a seguito di alcune dichiarazioni della coordinatrice regionale Sandra Savino nei confronti di Ettore Romoli (peraltro in quel frangente ricoverato in ospedale dove nel giro di pochi giorni è poi deceduto) che hanno contribuito ad accendere gli animi all’interno del mondo di Forza Italia, al punto che resta sempre in piedi l’ipotesi di un avvicendamento alla guida regionale dei berlusconiani che favorirebbe l’attuale sindaco di Cividale, uno dei grandi esclusi dalle candidature alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo.

Lucio Leonardelli