Vogliamo fermare la decadenza dei due Comuni di Venezia e Mestre?

Alcune ragioni a favore della creazioni dei due Comuni autonomi

Le promesse fatte dai c.d. unionisti in occasione delle 4 precedenti campagne referendarie per la creazione dei due comuni sono state tutte disattese. In altre parole il mantenimento del grande comune unico di Venezia Mestre era l’unica soluzione per risolvere i problemi delle due Città, ma soprattutto per bloccare il drammatico esodo di residenti, soprattutto dalla Città di Venezia insulare.  I risultati purtroppo li vediamo ogni giorno, nulla di quanto promesso si è avverato, anzi! Dopo più di 40 anni dal primo referendum possiamo ancora continuare a farci prendere in giro? Anche a coloro che affermano, senza prova alcuna ovviamente, che la creazione dei due Comuni nulla risolverà, ebbene noi diciamo che ora tocca a noi! Tocca a chi da più di 40 anni propone soluzioni diverse al nulla fatto fino ad oggi.

A chi dice che le divisioni indeboliscono, noi rispondiamo che non vogliamo divisioni, ma due Amministrazioni che sappiano affrontare in maniera diversa i diversi problemi di due città diversissime tra loro; e che proprio per questo c’è la Città Metropolitana, sotto il cui coordinamento possono coesistere tranquillamente gli attuali 44 Comuni metropolitani e, domani, i 45 se vinceremo il referendum. Città metropolitana che al comma 22 della legge Delrio prevede proprio la divisione amministrativa del Comune capoluogo per permettere l’elezione democratica del Sindaco metropolitano; divisione amministrativa che troviamo nella maggior parte delle altre Città metropolitane europee, citiamo solo ad esempio Bruxelles (19 comuni) e Vienna (23).

A coloro che affermano che ci saranno più costi diciamo che sono disponibili approfonditi studi che dimostrano come, nel breve, avremo subito un risparmio di circa 60 mila euro grazie alla eliminazione delle Municipalità (non previste appunto nei comuni sotto i 250 mila abitanti), nel medio fino a 50 milioni di euro grazie alla razionalizzazione dei costi delle due Pubbliche Amministrazioni più piccole. Senza parlare dei servizi molto più efficienti e meno costosi come dimostrato da tutti i Comuni che hanno dimensioni più piccole.

A chi paventa disservizi nei settori trasporti, rifiuti, acqua ecc diciamo che essi sono gestiti non dai Comuni, ma da società a volte addirittura sovraregionali. A chi teme che Venezia possa perdere il ruolo di Capoluogo regionale diciamo che esso ci è dato per ragioni storiche, non per la dimensione dell’attuale Comune, già oggi più piccolo di alcuni Comuni veneti.

A chi dice che conteremo di meno nel panorama nazionale chiediamo allora a cosa servirebbe la Città metropolitana di Venezia se non a presentare insieme istanze e richieste in forma coordinata? Ma non vogliamo solo rispondere a critiche di chi vuole mantenere lo status quo. Vogliamo ricordare alcuni degli innumerevoli vantaggi a favore delle due Città: per Mestre diventare una Città normale, con propri bilanci di entrata e di spesa e magari senza l’onere di pagare le tasse rifiuti di Venezia e dei suoi numerosi turisti; risolvere i propri problemi di grande e normale Città veneta con proprie politiche per il lavoro, per lo sviluppo economico, per la riconversione di Marghera, per la sicurezza, per la rinascita del proprio Centro storico, per il controllo della proliferazione dei grande centri commerciali, in altre parole diventare vera Città e non, come fino ad oggi,  periferia de jure e de facto del Centro storico Venezia insulare.

Per Venezia ottenere, finalmente, non solo una nuova legge speciale, ma soprattutto uno Statuto speciale con esenzioni fiscali a favore della residenza e delle imprese non turistiche che hanno o avranno  sede nella Città insulare per bilanciare i maggiori costi di vita e di gestione; trattenere sul territorio insulare parte del residuo fiscale (come Trento e Bolzano), delle tasse cioè pagate a Venezia ma che vengono spese altrove, per finanziare legge e Statuto speciale; indirizzare la legge speciale verso lo sviluppo economico e la residenza piuttosto che verso grandi opere tipo il Mose; avere adeguata rappresentanza politica in Consiglio comunale dove oggi la Venezia insulare è minoranza e non può far valere i giusti interessi dei cittadini; ottenere un riconoscimento di specialità anche dall’Europa, grazie a specifiche norme dei Trattati europei; portare le decisioni più importanti sulla Città nel Comune di Venezia per andare incontro alle esigenze dei residenti e non di grandi imprese che tendono a sfruttare la Città, soprattutto dal punto di vista turistico.

Amiamo la nostra Città e per questo lotteremo, per la sua autonomia, per dare voce ai cittadini; possiamo capire il No ai due Comuni autonomi da parte di chi considera che l’attuale situazione sia positiva e, per sue ragioni, sia meglio lasciare le cose così. Ma non capiremo mai chi, con la minaccia di terribili sconvolgimenti, cerca di convincere i cittadini, senza prove, che bisogna continuare in questo suicidio collettivo.

Non so se sia chiaro a tutti i residenti del grande Comune unico di Venezia e Mestre che questa è l’ultima occasione per cambiare e per salvare le nostre amate Città! Dopo non ci sarà spazio per ulteriori pentimenti. Un po’ di coraggio dunque, non sarà la creazione dei due Comuni autonomi a portare l’Apocalisse.

Movimento Venezia Autonoma: Gian angelo Bellati, Cesare Peris, Tullio Galfre, Francesco Duse