Zaia annuncia il referendum ma cala il gelo tra i separatisti

«Sono quattro anni che sentiamo promesse. Adesso aspettiamo i fatti». Stefano Chiaromanni, leader del Movimento per l’autonomia di Mestre, dimostra scetticismo di fronte all’annuncio del presidente della Regione Luca Zaia sull’imminente decisione della data per il referendum sulla divisione amministrativa tra Venezia e Mestre. Una posizione, d’altronde, in linea con il passato quando i fautori di Mestre Comune non hanno reagito con entusiasmo ad altre aperture sul voto da parte del governatore, quasi non ci credessero.

«Non commentiamo le parole, che non ci interessano, attendiamo la delibera messa nero su bianco dice Chiaromanni . Le dichiarazioni hanno il valore che hanno e ci lasciano del tutto indifferenti. Sono quattro anni che riceviamo promesse rimaste poi senza riscontro, vediamo se la Regione ora la manterrà o se sarà come sempre». Una freddezza che si riflette anche su ogni ragionamento relativo alla possibile data, dopo che Zaia ha indicato l’autunno come il periodo più probabile per svolgere la consultazione. «Anche in questo caso aspettiamo i fatti, cioè l’indicazione del giorno del referendum spiega Chiaromanni . Sono anni che suggeriamo a Zaia di fare l’election day per risparmiare: da ultimo l’avevamo chiesto con il 22 ottobre scorso, in occasione del referendum per l’autonomia regionale, e poi in abbinata con le Politiche del 4 marzo. Niente da fare. Adesso decidano loro e valuteremo». A proposito delle elezioni di domenica scorsa che hanno visto la Lega trionfare in terraferma, per gli autonomisti non c’è motivo di ritenere che questo risultato rappresenti una sponda politica a sostegno della separazione.

«Non c’è nessun partito che ci sostiene ribatte Chiaromanni . Il Carroccio tre anni fa chiedeva il referendum come condizione di sostegno al candidato sindaco Luigi Brugnaro, poi ha fatto il voltafaccia, come dimostrano le recenti dichiarazioni del segretario provinciale e neo deputato Sergio Vallotto. Noi siamo orgogliosi di essere l’unica forza antisistema che sta dalla parte dei cittadini, che chiedono di cambiare rispetto al Comune unico».

 

 

A.C.M.