Dal dopoguerra per i bambini

Un sostegno da anni

Più di 14.000 soci in 181 Associazioni locali in tutta Italia di cui 19 nel solo Veneto, 30.000 persone con disabilità intellettiva seguite quotidianamente in costante condivisione con genitori e familiari in alcune centinaia di centri gestiti direttamente o attraverso enti autonomi organismi di gestione appositamente creati. Stiamo parlando dell’Anffas, un tempo definita Associazione Nazionale Famiglie di fanciulli e adulti subnormali ma che dal 2005 ha assunto l’attuale denominazione di Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale. Era un’Italia appena nata che lentamente si risollevava dalle macerie lasciate dalla Seconda Guerra Mondiale quando, il 28 marzo 1958, un gruppo di genitori cerca di rispondere alle grida di aiuto e dare risposte concrete alle esigenze dei più deboli che non trovavano accoglimento.

Essi chiedevano il riconoscimento della dignità di persone e di cittadini fino ad allora disconosciute. “Siamo solo genitori che amano i propri figli e a queste persone – racconta Graziella Lazzari Peroni, presidente regionale – che cerchiamo di offrire tutto l’amore e l’aiuto possibile”. Comunità alloggio, centri estivi, centri di accoglienza diurni , collaborazioni per l’ integrazione nelle scuole , insomma un progetto globale che consideri tutte le fasi della vita. Nulla viene tralasciato. E se ciò non è possibile farlo direttamente, è la stessa Anffas che crea le sue Fondazioni e le sue cooperative. Quasi come una madre premurosa che vede nascere e crescere i propri figli. In provincia di Venezia le associazioni locali attive sono cinque, molte delle quali hanno poi promosso la nascita di servizi idonei ai bisogni emersi dalla loro comunità locale. Ognuna di esse è dotata della propria cooperativa o fondazione, tranne Mestre ch’è una onlus con personalità giuridica regionale. L’assetto giuridico è una garanzia – sottolinea la presidente – cooperative , fondazioni e onlus con personalità giuridica ci permettono di tutelare i nostri ragazzi e chi lavora con loro. Dal medico all’educatore professionale. E ogni ente è a marchio si riconosce nei valori di Anffas”.

Abbiamo chiesto a Luana Ballarin Baratto, presidente dell’Associazione Anffas che opera nel centro storico di Venezia di raccontarci la realtà veneziana. “Solo a Venezia siamo 78 soci e seguiamo più di 30 persone con età media di 45/50 anni – racconta Luana – mentre in tutto il Veneto ne seguiamo più di 400 e siamo 1826 soci in regola”. Cifre importanti per una realtà onlus. “Ci assumiamo grandi responsabilità – continua la presidente veneziana – nei confronti dei fruitori e del personale. Affrontiamo esigenze quotidiane ed emergenze con lo spirito di solidarietà che ci contraddistingue”. Un’associazione in continuo miglioramento e proiettata al futuro. “Facciamo un continuo aggiornamento del personale – continua la presidente – anche attraverso il coordinamento con psicologi qualificati. Inoltre stiamo lavorando per poter trasferire i servizi alla neonata Cooperativa sociale “Squero” di cui siamo molto orgogliosi, formata da collaboratori Anffas e familiari e puntiamo molto sul nostro Progetto Giovani, attualmente in fase di realizzazione, che ha lo scopo di dare risposta alle persone che al termine della frequenza scolastica aspirano ad una formazione mirata all’inserimento lavorativo”. È, insomma, una realtà che può essere un ottimo modello per tutti. “Siamo i primi che intendono – prosegue Luana – le “case alloggio” come “case” cioè veri ambienti familiari, con gruppi di 10 persone al massimo. Seguiamo attraverso i nostri educatori singolarmente bambini e ragazzi nelle scuole per aiutare il loro coinvolgimento e l’integrazione degli altri con loro e i nostri sforzi sono ripagati dagli apprezzamenti che riceviamo anche dal Comune di Venezia”. Proprio Comune e Ulss sono gli enti convenzionati con noi , che sostengono l’Anffas attraverso accordi che permettono di sostenere le spese di funzionamento delle attività, mentre per il resto l’associazione si sostiene con le donazioni del 5 per mille. Stesso discorso per la sede di Mestre, stesso comune di appartenenza ma realtà di terraferma. “All’Anffas di Mestre – racconta Graziella Lazzari Peroni – lavorano 23 persone fisse più 6 membri del direttivo. Il resto è gestito dalla Cooperativa “La Bricola” nata quasi in esclusiva per coadiuvarci nei servizi che offriamo alla persona. Seguiamo 52persone in modo continuo e fisso e circa 30 ragazzi nel dopo scuola. Anche normodotati purché lo richiedano le famiglie”.
Qualche differenza dalla sede lagunare. Ma si lavora per offrire il meglio anche ai propri dipendenti. “Ci avvaliamo anche del sostegno di psichiatri, logopedisti, infermieri, medici e analisti di laboratorio, ma si tratta di personale esterno che collaborano con noi con regolari rapporti a progetto. Di certo siamo all’avanguardia, dal momento che stabilmente con noi lavorano 18 oss e 3 educatrici”. Oltre al doposcuola l’Anffas Mestre segue il Centro Sant’Alberto Magno dove sono organizzati laboratori di decoupage, realizzasione di maschere, lavoro del legno e altro, tutti affidati a esperti tecnici esterni per un breve periodo in modo da offrire ai ragazzi più possibilità di prova in campi diversi e mantenere alta l’attenzione su di loro piuttosto che su chi opera con loro. Il cuore dell’Anffas Venezia spiana i ponti e i gradini. Abbatte le barriere architettoniche e batte su calli e canali. Perché il concetto di “diverso” sia cancellato. E poi, alla fine, chi può sostenere che i “diversi” non siamo noi?

Arsenio Corto Martino