Giubileo del GIM a Padova assieme ai richiedenti asilo

PADOVA. Il 7 gennaio scorso si è svolto il primo incontro nell’anno del Giubileo dei Gimmini, ex ed attuali membri del gruppo Giovani Impegno Missionario, nella sede dei Padri Comboniani di Padova.

La giornata è cominciata con la messa animata dai Gimmini assieme al Gruppo Rinascita, composto dai migranti richiedenti asilo attualmente ospiti delle basi di Cona e Bagnoli. A celebrare l’Eucarestia padre Celestino e padre Antonio, che anima l’attuale GIM.

Condivisone fra Gimmini vecchi e nuovi e i migranti della Parola di Dio, di canti, di abbracci, in un grande clima di festa e di accoglienza.

Molte le testimonianze portate: un ragazzo proveniente dal Ghana ha raccontato il suo drammatico viaggio fino in Italia, e come si sia salvato da un naufragio solo per opera di Dio. «Per voi può sembrare un film quello che racconto, ma noi abbiamo visto la morte in faccia, e solo Dio ha fatto in modo che ci potessimo salvare, dopo tante ore in mare prima di ricevere soccorsi». Molto toccante la sua esperienza. Come sono state toccanti altre testimonianze portate da altri profughi durante il pranzo condiviso, bianchi e neri insieme, che hanno toccato temi molto forti, anche provocatori per noi italiani:

“Che colpa abbiamo noi per essere nati in Africa, rispetto a voi in Italia? Nessuno! Dio ha voluto così, e noi accettiamo la vita come viene, giorno per giorno”.

“Siamo nati senza portare niente, moriremo senza portare di là niente, che senso ha non condividere ciò che abbiamo con chi non ha niente? Dono della gratuità”.

“Sto imparando l’italiano da un anno, ma in un anno a Bagnoli ho potuto parlare solo con 5 persone. Quando mi incontrano e vedono che sono nero, cambiano strada. Che senso ha parlare l’italiano? se avrò la possibilità me ne andrò da qui”.

“In un paese dove vivi continuamente la guerra, affrontare il mare per un destino non fa paura. Hai la possibilità di trovare un futuro migliore. È questo che ci spinge a lasciare la nostra terra”.

Vengono da Nigeria, Camerun, Ghana, conoscono varie lingue, stanno imparando l’italiano e cercano di integrarsi nella nostra realtà, ma non è affatto facile. Dopo il pranzo alcuni hanno mostrato le proprie danze tipiche, nella loro musica ritmata e coinvolgente, in un clima di festa. Ritrovarsi e capirsi si può.

 

Sara Zanferrari