Manuel Zanotto, l’Ulisse vicentino

Era dal 2015 che non facevo una chiacchierata con Manuel Zanotto. Ci sentiamo su messenger e poi al volo su WhatsApp. È sera e la voce di Manuel è come la ricordo: calma e forse un po’ stanca. Mi trovo imbottigliata nel traffico pomeridiano mentre lui è in Sud Africa e là ci è arrivato percorrendo oltre 30.000 chilometri in sella alla sua Honda Transalp XL600V del 98’. Ma procediamo con ordine. Prima di attraversare tre paesi europei e 19 africani sulle due ruote, Manuel si dedicava alla solidarietà ed al surf. Classe 1988, è un giovane vicentino laureato in scienze motorie, amante del surf e delle onde, onde rare se vivi in pianura padana ma cercate e rincorse nei mesi più freddi dell’anno pur di starci immerso e imparare a cavalcarle.

Nel 2015 raccontava della sua prima avventura alle porte: surf, Madascar e solidarietà.  Da allora è rimasto membro dell’associazione internazionale “Surf4Smile” ed assieme ai suoi compagni di avventura al tempo erano diretti alla grande isola africana, precisamente a Mahambo per insegnare il surf ed il rispetto per l’ambiente oltre che dedicare una parte della missione umanitaria alla prevenzione contro le malattie come la malaria, HIV e l’epatite che affliggono gli abitanti della zona. Lo scopo era creare relazioni, unione,  donare sorrisi e, come spesso viene riportato da chi vive l’esperienza di una missione umanitaria, questo significa dare molto e ricevere altrettanto.

Evidentemente da allora qualcosa dev’essere scattato in Manuel. Vicenza e il Veneto cominciavano  a calzare stretti. L’Africa gli aveva tolto il respiro. Comincia così il viaggio mozzafiato attraverso Italia, Francia, Spagna, Marocco, Mauritania, Senegal, Guinea Conakry, Mali, Costa d’Avorio dove si è fermato per ben 11 mesi con lo scopo di autofinanziare la seconda parte del suo viaggio. Non si è limitato all’Africa dell’Ovest ma ha macinato chilometri e chilometri anche in Burkina Faso, Benin, Nigeria, Camerun, Repubblica Centro Africana, Congo, Repubblica Democratica del Congo, Angola, Namibia, Botswana ed infine Sudafrica. Manuel, quando decide di partire, non ha uno sponsor e ne è alla ricerca per continuare il suo viaggio, e nemmeno veicoli di supporto, ma come dichiara a Chawki Chahed, ex giornalista algerino incontrato in Costa D’Avorio in una precedente intervista:  “Si parte da soli, ma alla fine non lo si è mai. Si incontrano persone, si impara a conoscerle”.

L’8 febbraio, Manuel sarà in italia al noto centro sociale di Vicenza, il Bocciodromo, per raccontare la sua avventura transafricana. Ma in attesa della sua testimonianza in casa, il desiderio di farsi raccontare qualcosa mentre ancora è in viaggio, è irrefrenabile.

Manuel, innanzitutto come stai e dove ti troverai quando i lettori leggeranno queste righe? “Posso dire di essere contento ed in splendida forma! Dato che qui in Sudafrica di attività fisica ne faccio parecchia: tra le tante ore trascorse tra le onde insegnando in una scuola di surf, i numerosi hiking tra le stupende colline presenti a Cape Town, i giri in bici immerso nei magnifici paesaggi che si perdono nel blu degli oceani essere in forma è la naturale conseguenza! Infatti nella cultura Sudafricana in particolare nella città dove mi trovo, l’attività fisica ricopre una parte importante essenziale nella vita di tutti i giorni. Mentalità totalmente apprezzata dal sottoscritto”.

Un occhio di riguardo lo merita la tua inseparabile compagna di viaggio: la tua Honda. Com’è stato attraversare questo viaggio insieme a lei? Ti ha mai abbandonato? “Il viaggio è stato pieno di avventure, imprevisti ed incontri speciali sicuramente ci unisce un profondo legame: ho imparato ad accudirla con le classiche revisioni consigliate e qualche attenzione in più, quando necessario. Non sono un fanatico delle moto e non ho molta esperienza di guida…la Honda è la mia prima moto! È robusta, mi perdona qualche negligenza e ne ha viste di tutti i colori attraversando ben due continenti! Me la sono vista brutta in Camerun. Oltre ai 100 000 chilometri che conta la moto ed all’uso intensivo in ogni tipo di terreno, mi sono ritrovato con i cuscinetti e frizione fuori uso nel bel mezzo del nulla nell’est del Camerun in piena stagione delle piogge. La fortuna ha voluto che il mio compagno di viaggio del momento – un argentino: Ricardo Urien – avesse con lui i preziosi ed introvabili pezzi di ricambio e grazie alla collaborazione di alcuni abitanti della zona siamo riusciti a risolvere il problema”.

Qual è il tuo programma di viaggio da qui fino al ritorno in Italia? “La mia idea è quella di risalire tutto il versante orientale del continente africano ed uno dei miei desideri è  di ritornare a far visita ai ragazzi di Mahambo in Madascar, questo sempre trovando il modo di arrivarci. Il lungo itinerario consisterebbe in primo luogo di esplorare tutta la costa Sudafricana per poi passare in Mozambico e da li tentare l’attraversata con una nave, percorrere tutto il tratto costiero dell’“Isola dalla terra Rossa” per poi sbarcare ancora nel continente e proseguire a Nord, entrare in Tanzania, poi in Kenya, ed Etiopia, arrivando in Sudan per avanzare ancora al nord entrando per concludere la mia transafricana in Egitto fiancheggiando tutto il Nilo fino ad Alexandria D’Egitto da li imbarcarmi per la Turchia, attraversare tutti i Balcani e puntare dritto verso l’Italia. Ma come ho imparato nella mia breve esperienza di viaggio i piani cambiano in corso d’opera, quindi staremo a vedere…”.

Cosa ha rappresentato per te vedere culture, usi, costumi, religioni così diverse e diversificate? “Vivere! Questo per me, come lo sport, mi fa sentire parte attiva di un mondo in continua evoluzione, ho sempre osservato con curiosità e rispetto le differenze che infondo ci uniscono come esseri umani! Ho preso parte a cerimonie ed a feste locali di ogni genere e sorta, mi sono perso nei colori degli abiti africani e nel ritmo battuto da strumenti ancestrali. La ricchezza culturale e l’apertura mentale che è in grado di regalarti un’esperienza come la mia, difficilmente è ottenibile stando nelle proprie città. Il viaggio ha sempre fatto parte della storia dell’uomo e amplia il pensiero, lascia spazio all’ingegno e alle relazioni”.

Ti sei mai trovato in pericolo? “Sicuramente nelle numerosi notti trascorse accampato ovunque, mi hanno regalato momenti adrenalinici: non si può mai abbassare la guardia. Un paio di aneddoti: una notte accampando al chiaro di luna in Angola a qualche chilometro da una strada principale, intento nel cucinare la cena, osservo tra la steppa degli strani movimenti e intravedo delle persone armate che si avvicinano. La tensione è alle stelle ma quando uno di questi uomini si presenta come un funzionario della polizia il timore cala. Mi osservano meravigliati, non saprò mai se nel bene o nel male, nel vedermi solo. Infatti mi dicono che è proibito ma soprattutto pericoloso campeggiare nella zona. Resesi conto della situazione, mi invitano a passare la notte in caserma…al sicuro. O ancora, alla frontiera tra Cabinda, regione esterna ma facente parte dell’Angola e la Repubblica Democratica Del Congo, uno squilibrato ha deciso di tentare il colpo. A moto in corsa si è lanciato sul mio borsone da viaggio fissato con cura tra sella e portapacchi, il personaggio è rimasto aggrappato per qualche decina di metri alla moto ma nonostante la pericolosità della situazione si è conclusa con un fallimento totale e uno spettacolo ai limiti del ridicolo tra le risa degli spettatori”.

Viaggiare e farlo da soli, rappresenta un’occasione continua di confronto con se stessi. Nonostante siano riflessioni private o intime, ti va di condividere un pensiero o di dare un consiglio ai lettori? “Affrontare un viaggio del genere, contare sulle proprie forze è un’ottima lezione di vita. Un percorso di crescita interiore che mi ha permesso di arrivare dove sono e di essere quello che sono. C’è voluta una buona dose di coraggio nell’affrontare le situazioni più imprevedibili e tanto sangue freddo per ragionare tempestivamente. Ho avuto l’umiltà di chiedere aiuto a sconosciuti che tante volte non mi hanno abbandonato senza chiedere nulla in cambio. Il valore vero della solidarietà. Motivarsi e non buttarsi giù nei momenti più difficili ricopre un ruolo chiave per continuare il mio viaggio. Non c’è tempo per crisi e rimpianti, ma solo tanta voglia d’avventura e fame di scoprire luoghi e persone nuove”.

Chi era Manuel prima di partire è chi sarà Manuel quando tornerà? “Lo spirito è sempre lo stesso che avevo prima di partire, solo che ora ho un pò più d’esperienza e di conoscenza. Ora so come muovermi e sono in grado di gestire diverse situazioni con lucidità e calma”.

L’8 febbraio sarai nella tua città Natale, Vicenza. Saranno presenti i tuoi amici e parenti: cosa gli racconterai? “Esatto, è dal dicembre  scorso che non vedo la mia famiglia e gli amici. Mi auguro che all’evento vengano pure persone che non conosco interessate alla mia avventura poichè sono sempre alla ricerca di confronto e magari stringere nuove amicizie e collaborazioni e perché no, qualcuno che voglia sostenermi nei miei viaggi. La serata si incentrerà sul racconto dei sette mesi di viaggio, tra foto e video rivivrò assieme ai presenti alcuni dei momenti più significativi e ovviamente ampio spazio verrà dedicato agli 11 mesi trascorsi in Costa D’avorio. Non mancheranno inoltre i consigli su come pianificare un viaggio in terre lontane”.

Forse è un po’ presto per pensarci ma dopo l’Africa continuerai a viaggiare? “Mi piacerebbe viaggiare ancora, il mondo è talmente vasto e c’è un sacco da vedere che una vita sola non sarebbe sufficiente per vedere tutto. Probabilmente prima dei 31 anni sfruttando il Working Visa mi piacerebbe visitare la Terra dei Canguri ma questa è solo una supposizione, ho pure parecchi contatti in Sud America e questa terra offre paesaggi unici ed il calore e la vitalità delle persone è qualcosa che da tempo mi attrae. La scelta cadrà in base all’ispirazione del momento però da qui alla chiusura del continente africano di strada e di chilometri ne mancano davvero molti, tutto potrà accadere pure che i miei pensieri cambino”.

In questi casi si dovrebbe sperare nel pronto ritorno in patria del proprio amico. Ma in realtà conoscendo Manuel, gli auguro che i suoi viaggi non finiscano mai e che, per fare questo, trovi qualcuno in grado di supportare concretamente i suoi viaggi all’insegna della solidarietà, della scoperta e della crescita.

Ilaria Ometto