Come non arrendersi mai

Metti insieme quattro giovani donne, una grande voglia di autonomia, un appartamento a San Gregorio messo a disposizione da un’associazione e ottieni il cocktail perfetto per raccontare la storia di Silvia, Martina, Giulia e un’altra Silvia. Quattro ragazze come i quattro assi di un poker davanti a un piatto di rilanci. La differenza? Le carte hanno solo un segno, le quattro ragazze hanno faccia, coraggio, buona volontà. Cosa c’è allora di così strano? Niente, solo un cromosoma in più, tecnicamente chiamato Trisomia 21, meglio conosciuto come sindrome di Down.

Loro, dal destino, non si sono fatte piegare e sono andate oltre. Lavorano, salgono in tram, cucinano, lavano, stirano, rassettano, fanno i letti. Da cinque anni vivono insieme in questa casa, dove vengono seguite da un’operatrice della cooperativa Down Dadi, con la quale il lunedì pianificano l’intera settimana, per poi orgogliosamente arrangiarsi. Rigorosamente da sole. Una conquista, giorno per giorno. Pur essendoci sempre un monitoraggio, sorta di regia e supervisione. «Quattro storie di vita vera», dice entusiasta Patrizia Tolot, insegnante di scuola e presidente della coop Dadi sostenuta da una Fondazione, diretta dall’avvocato Stefano Rognini, che non per niente si chiama Vite vere.

Una vita talmente normale che le due Silvia, 32 e 34 anni, e Giulia, 26, sono state testimonial di Antenore Energia, con tanto di cartelloni pubblicitari. Martina, 26 anni pure lei, quel giorno non poteva, era impegnata. «Lavoro in un asilo nido a San Carlo fino a metà pomeriggio e vado tutte le mattine, prendo l’autobus. Vivere insieme è bellissimo, mi piace molto cucinare, i risotti soprattutto. Ogni tanto andiamo a mangiare la pizza e a farci un aperitivo, mi sento libera». Nulla è lasciato al caso. «Ci prepariamo un calendario settimanale con i menù, dalla pasta alla zucca agli hamburgher alla pizzaiola. Il giovedì facciamo teatro, martedì ballo». Una volta al mese «andiamo a Siena a seguire un corso di danza contemporanea».

Tutti i giorni Silvia prende prima il tram, poi il pullman per guadagnare Piove di Sacco dove fa attività di supporto in una scuola d’infanzia. Giulia e l’altra Silvia lavorano nel laboratorio creativo di via Loredan e nello shop che Down Dadi gestisce a Sarmeola. «Le nostre giornate sono molto piene, solo il lunedì ci riposiamo. Sabato per esempio siamo andate a camminare sull’argine. La sera guardiamo la tv, una volta abbiamo fatto anche un pigiama party. Ogni tanto litighiamo, ma facciamo subito pace. Ci vogliamo bene».

Tre gli appartamenti che la coop Down Dadi gestisce tra San Gregorio in via Da Ponte, Corte Lando in via Gabelli e a Limena (Casa Vela), organizzando soggiorni brevi e lunghi per bambini, ragazzini e adulti, tutti con Trisomia 21: un’ottantina i giovani presi in carico, da piccole esperienze di autonomia di poche ore fino alla convivenza, due settimane al mese, delle quattro ragazze/amiche. Che sognano, il prossimo anno, di andare a vivere da sole in maniera definitiva. «A tutti sapersi destreggiare piace da morire, si sentono come gli altri, parte di un gruppo, hanno la possibilità – chiosa Tolot – di esprimere se stessi e questa è la cosa più importante. La nostra associazione, nata nel 1992, ormai è punto di riferimento per 350 famiglie tra Padova e provincia: ci occupiamo di accoglienza dal neonato in poi, anzi spesso anche in epoca prenatale offrendo sostengo psicologico. Cerchiamo insomma di essere un contenitore a tutto tondo, dal lavoro al tempo libero».

Giuliana Lucca