Altobello tra alto design e alto degrado

Quando una città lascia un sogno a metà

C’è un angolo di Mestre cambiato, restituito agli abitanti, arricchito di verde e con un nuovo parcheggio di 380 posti. Una riqualificazione talmente riuscita quella di via Costa da meritare il premio nazionale RIUSO assegnato dall’Associazione italiana architetti. Una sfida in una delle zone di grande tradizione operaia, collegata a Corso del Popolo, racchiusa nel quartiere di Altobello, per chiudere in quello che i mestrini chiamano ancora Macallè, il quartiere delle case popolari operaie della Fornace del fascismo nel periodo della guerra d’Africa e di “Faccetta nera”.  Nel ‘50 Altobello è cresciuto molto; spesso con disordine, come buona parte di Mestre. Strade a fitta intensità abitativa, non lontane da Porto Marghera e, quindi, ideali per dare spazio nel ‘70 alla più alta concentrazione operaia d’Europa. Finalmente, di recente, l’attenzione degli amministratori si è indirizzata sul recupero del quartiere tra piazza Barche e via Torino, dove stanno sorgendo insediamenti universitari, centri commerciali e direzionali. La riqualificazione costata dieci milioni, in due anni, ha portato la pedonalizzazione della via, un arredo eccellente di lampioni, panchine, aiuole. Ma non è tutto oro ciò che luccica: rimane da anni il problema delle case Ater di via Fornace. Chiamate “Tettoie”, completate da anni ma sfitte e abbandonate; furti di accessori, porte, finestre. Quanto alle case vere e proprie di Macallè, lavori quasi completati e interrotti alla consegna. Ci sono state inaugurazioni a più riprese, il Campo dei Sassi tornato all’antico splendore attorno alla statua di Giovanni XXIII. Ma attorno è una giungla disordinata e pericolosa. Manca troppo perché si possa dire “quasi finito”. Il  degrado non è mai stato estirpato dal quartiere: rifiuti abbandonati per strada; una certa criminalità legata alla “Nave Uno”, un palazzone popolare degli anni ’70, immensi, alienanti, difficili da controllare. In più lo scontro continuo tra Ater e Comune, con scambi di colpi anche bassi: ricorsi al Consiglio di Stato, interrogazioni in Parlamento. Un’opera a metà. Peccato.

Giacomo Costa

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