Nuovo anno, nuova tassa

Dal 1° gennaio 2018 in tutti punti vendita dei supermercati è entrata in vigore la normativa che obbliga l’uso del bioshopper per frutta e verdura al posto del solito sacchetto di plastica. Quello che forse non tutti sanno è che sono a pagamento e vengono calcolati al momento di pesare frutta e verdura sulla bilancia, già inseriti all’interno del codice a barre dello scontrino, come ben spiegato da Andrea, direttore dell’IperCoop in zona Auchan. La Federconsumatori avvisa attraverso le parole del suo presidente Paolo Ormesi che: «Partendo dal presupposto che riteniamo corretto l’utilizzo di prodotti biodegradabili per questi usi visto che “In Europa, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente, si stima un consumo annuo di 100 miliardi di sacchetti” e che purtroppo spesso finiscono nei mari con danni per ambiente e esseri viventi, dobbiamo evidenziare che il provvedimento purtroppo, diventa un vero e proprio balzello per i consumatori considerando una spesa annuale di circa 40 euro a famiglia in più.

Consigliamo, dunque, di usare, per frutta e verdura, un solo sacchetto anche per più prodotti, visto che per ogni prodotto pesato viene emesso regolare scontrino e che su un singolo sacchetto possono essere apposti più scontrini, e chiediamo campagne di sensibilizzazione per la corretta raccolta differenziata. L’altro giorno siamo andati in giro tra vari supermercati chiedendo alla gente cosa ne pensava e ai direttori se c’erano stati alcuni problemi. Il primo dato positivo è che tutti i negozi visitati (Lidl, Despar, IperCoop, Cadoro, Eurospin, Iperspar, Conad) sono risultati in regola e avevano esposti i cartelli senza però specificare come ha sottolineato Federconsumatori il prezzo del sacchetto, risultando, almeno sotto questo lato, fuori regola. Lidl Italia si è premunita di informare i clienti che tutto è fatto secondo quanto previsto dalla legge, specificando che si tratta di sacchetti ad alto contenuto di materie prime provenienti da fonti rinnovabili e forniti a pagamento. Ogni cartello spiega le caratteristiche e invita a riutilizzarlo per i rifiuti umidi a casa.

I problemi sorgono al momento della cassa. Ma allora quanto costa il sacchetto? Si va dallo 0.02 del Lidl fino ai 0.10 € di altri supermercati. Scoprirlo è praticamente impossibile al momento. Le scene più imbarazzanti si sono viste all’Eurospin dove la direttrice Erika racconta i trucchi usati per evitare di pagare il sacchetto. «Abbiamo visto gente che metteva la frutta nei guanti, altri che la sistemavano nel sacchetto del pane e, nonostante gli spiegassimo che non si poteva fare perché antigienico e perché la normativa impone che il sacchetto non sia riutilizzabile, alla fine arrivavano alla cassa lamentandosi perché non era giusto pagare una cosa che ci si potrebbe portare da casa». Stessa lamentela al Lidl dove la signora Luciana afferma: «Alla fine paghiamo sempre noi anche se sono pochi centesimi. Non si possono riutilizzare o portare da casa per riciclarli e poi non tengono nemmeno la spazzatura da quanto sono piccoli». Alberto, capo area del negozio, spiega che il prezzo è irrisorio. Altre lamentele alla Cadoro. «Dovrebbero essere a spese della Cadoro. Questi sacchetti non sono utilizzabili e i prezzi sono già alti. Ci manca solo che ci facciano pagare l’aria che respiriamo» racconta Carla, mentre il responsabile si trincera dietro un “no comment” non essendo autorizzato a rilasciare dichiarazioni. Alla Coop stessa aria, anche se più “ecologista”.

«Sono contraria all’uso della plastica per cui preferisco pagare qualcosa in più per inquinare di meno. Certamente farà comodo alle aziende che li producono che guadagneranno soldi a palate, ma non ci soluzioni. L’ideale sarebbe che ognuno potesse usare un suo sacchetto portato da casa» racconta Marta mentre il responsabile con enorme maleducazione ci allontana dicendo che non ci dovremmo permettere di fare certe domande o tantomeno chiedere quanto costano i sacchetti essendo dati che non riguardano la stampa. Più serena l’aria all’IperCoop dove il direttore Andrea racconta: «Pensavamo di avere problemi ma sta andando tutto bene. Abbiamo esposto in maniera chiara come ci si deve comportare e che i sacchetti per i prodotti sono abbinati già al peso sulla bilancia. L’unico inconveniente è che qualcuno pensa si possano inserire nello stesso sacchetto verdure e frutta diverse per pagarne uno solo per cui pesano e attaccano uno scontrino, poi svuotano lo stesso sacchetto, mettono altre verdure e applicano un secondo scontrino e così via. Ma una volta chiarito è andato tutto bene». Insomma, i primi giorni comporteranno certamente qualche problema e siamo certi che le lamentele non mancheranno.

Il 2018 si è aperto, quindi, con una importante novità: dal 1 gennaio sono al bando i sacchetti di plastica leggeri e ultraleggeri utilizzati per imbustare frutta e verdura, carne, pesce, affettati; al loro posto ci saranno shopper biodegradabili e compostabili ma saranno a pagamento. Per chi non è in regola o non espone un cartello con tutte le indicazioni sono previste multe fino a 100.000 euro. Una novità che è stata annunciata come l’ennesima stangata a discapito dei consumatori, ma per Legambiente non è corretto parlare di caro-spesa. «L’innovazione – dichiara Ciafani, direttore generale di Legambiente – ha un prezzo ed è giusto che i bioshopper siano a pagamento, purché sia garantito un costo equo che si dovrebbe aggirare intorno ai 2/3 centesimi a busta (cosa al momento non è indicata ndr). Così come è giusto prevedere multe salate per i commercianti che non rispettano la vigente normativa. Auspichiamo che l’Italia continui a seguire, con impegni e azioni concrete, la strada tracciata in questi anni e la strategia messa a punto, basata sulla corretta gestione dei rifiuti da parte dei comuni, l’economia circolare promossa dalle imprese e il contrasto al marine litter, grazie anche alle ultime novità arrivate dalla legge bilancio, e infine una maggiore tutela e salvaguardia dell’ambiente marino e della biodiversità».

Durissimo, invece, il commento di Garofolini dell’Adico:  «Qualsiasi cosa che abbia come vittima finale il consumatore, mascherandola come una manovra ambientale, è una tassa in più. Invece di esserci degli incentivi ci sono dei costi perché, inutile negarlo, il guadagno per il venditore c’è di sicuro. Allora io preferirei incentivare l’imprenditore senza penalizzare l’utente finale e questo non mi va bene né come scelta né come principio. Alla fine l’utente paga.

Dov’è il vantaggio per il consumatore? Ogni volta che si va a fare la spesa al supermercato occorrerà pagare dai 2 ai 10 centesimi di euro per ogni sacchetto, e sarà obbligatorio utilizzare un sacchetto per ogni genere alimentare, non potendo mischiare prodotti che vanno pesati e che hanno prezzi differenti.  Non si parla di incentivi ma di costi e, forse, senza arrivare alle cifre date dalla Codacons (dai 20 ai 50 euro all’anno in più per famiglia) un aumento a fine anno della spesa ci sarà di sicuro. La finalità è solo far guadagnare di più, sempre a scapito delle fasce più deboli. È’ una presa per i fondelli, senza considerare quanto guadagnerà l’azienda che si è aggiudicata l’appalto per la fabbricazione dei sacchetti».

G.N.P.