Arriva la svolta per l’ospedale. Zaia: «Cantieri entro il 2021»

Alte specialità e ricerca nel nuovo complesso, vecchio Giustiniani riorganizzato. Il governatore veneto: «Una giornata storica e non solo per la nostra regione»

In attesa del primo mattone, cala la pietra tombale su un ventennio di discussioni inconcludenti intorno al nuovo policlinico universitario di Padova. Perché l’accordo sottoscritto nella torrida mattinata veneziana dai partner convenuti a Palazzo Balbi rappresenta un punto di non ritorno; sancito in via definitiva il modello ospedaliero “bifronte”, le istituzioni coinvolte – Regione, Comune e Provincia di Padova, Università e Azienda ospedaliera – si impegnano a compiere atti amministrativi “concreti e verificabili” secondo un cronoprogramma vincolante che dovrà culminare nell’apertura dei cantieri a San Lazzaro entro il 30 novembre 2021, pena l’annullamento dell’accordo.

«Questa è una giornata storica e non soltanto per il Veneto», gongola il governatore Luca Zaia «con questa firma poniamo fine ad un cammino durato 22 anni e da oggi non si torna indietro. È come se si fosse trascritto un preliminare dal notaio. Parliamo di un polo della salute e della scienza che aspira ad un ruolo nazionale e internazionale». Tant’è. Le sei paginette del documento non riservano sorprese: la rotta tracciata abbina il nuovo hub di alte specialità, didattica e ricerca alla riconversione del Giustiniani in hospital cittadino provvisto di urgenze, eliporto, cure a bassa intensità e complesso materno infantile; 1800 i posti letto, equamente spalmati per una spesa complessiva di 600 milioni.

Il prossimo step sarà il passaggio notarile di proprietà (dal Comune all’Azienda ospedaliera) dei 51 ettari a Padova est, atteso in autunno. Nel frattempo ciascun soggetto lavorerà alle “attività propedeutiche” di competenza, coordinate dal gruppo di lavoro istituito da Flor. Così il Comune di Padova completerà le infrastrutture viarie – l’Arco di Giano in primis – e adeguerà mobilità e trasporti pubblici alla previsione dei flussi con il sostegno della Provincia sul fronte urbanistico; sarà invece la Regione, finanziatrice dell’opera, ad aggiornare i contenuti della programmazione sanitaria. IL

L’Azienda, che è stazione appaltante, avrà un ruolo determinante nella concertazione delle diverse iniziative valendosi di un «comitato multidisciplinare a componente sanitaria, tecnica e giuridica» che promuoverà il masterplan ospedaliero sia sul versante della costruzione ex novo che su quello della riorganizzazione e ammodernamento dell’esistente. Fondamentale, com’è ovvio, il contributo scientifico richiesto all’ateneo, incaricato di «elaborare il Documento di Visione» del futuro polo della salute, che definisce «i contenuti scientifici, didattici ed assistenziali e ne propone il disegno funzionale integrato agli altri enti»; per parte sua, la Scuola di Medicina e Chirurgia provvederà a fissare «gli standard strutturali idonei ad assicurare la pena integrazione delle attività cliniche con quelle di ricerca e didattica dei due presìdi».

Cruciale, si diceva, il ruolo del Bo, le cui indicazioni costituiranno il punto di partenza del confronto istituzionale e ispireranno criteri e requisiti del progetto in vista del bando internazionale di gara. Un percorso che si annuncia lungo e non privo di ostacoli, rasserenato però dalla volontà di agire fin d’ora sul sito giustinianeo, investendo risorse importanti per migliorare l’accoglienza ai degenti e le condizioni di lavoro del personale, non più subordinate all’incognita temporale dei lavori a Est.

E.P.