Banche e 2017. Il parere di un esperto

Intervista a Vincenzo Lovino, consulente bancario ed esperto di marketing e finanza. L’uomo giusto per fornire utili consigli ai cittadini e piccoli risparmiatori.

Dott. Lovino, lo stato ha salvato MPS e ora si parla di rilancio e più tranquillità. Dall’alto della sua esperienza è un buon segnalo o pessimo quando uno stato deve intervenire per salvare un istituto di credito? «Sicuramente non è un bel segnale il fatto che lo Stato debba intervenire per salvare la banca; questo vuol dire che la banca non è  stato in grado  di produrre reddito, non è stata in grado di sopravvivere con i propri mezzi e quindi ha avuto bisogno dell’intervento di un terzo: dello Stato e questo vuol dire che l’azienda non è stata in grado di essere autonoma e non è stata, quindi, imprenditorialmente gestita.  E sappiamo che, in particolare, il caso Montepaschi è stato generato dal fatto che la banca è stata gestita da politici che l’hanno usata per fini esclusivamente di interesse di partito. Sappiamo che dietro alla Montepaschi ci sono alcune forze politiche. La cosa più rilevante è che, pur nell’attuale crisi economica, lo Stato continua a farci pagare tasse su tasse e ancora una volta deve rispondere la collettività con questo intervento riparatore».

Lei ha sempre lavorato con le banche. Tutti parlano di MPS, Veneto Banca, o Popolare Vicenza, ma da più voci arrivano segnali poco confortanti anche dagli stress test di Unicredit. Cosa ne pensa? «Effettivamente le banche Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza sono entrate in crisi in quanto sono state gestite solo a livello  locale. Non si sono ingrandite in maniera sostanziale ed hanno avuto un management non di largo respiro. Oggi si parla di stress test non positivo per Unicredit ma dobbiamo sottolineare che Unicredit  è una grande banca e ha attuato una politica di dismissioni delle proprie partecipazioni non strategiche. Inoltre ha attuato un aumento di capitale sociale quindi sono sicuro che grazie anche all’estrema professionalità dei propri collaboratori Unicredit riuscirà a testa alta a superare la propria crisi interna».

Vista la sua esperienza, ora che inizia il 2017, e che sembrano esserci e segnali di ripresa che consigli darebbe a piccoli correntisti che vogliono investire i loro risparmi senza correre grandi rischi? A chi rivolersi e perché? «Sostanzialmente il 2017 non determinerà  effettive variazioni sul sull’andamento dei tassi di interesse. I tassi di  interesse rimarranno bassi  o sostanzialmente negativi quindi da parte dei risparmiatori ci sarà sicuramente la necessità di avere sempre gli occhi aperti sui propri risparmi. A loro dico sempre non lasciarsi tentare da interessi alti  o promesse di rendimenti elevati  e ovviamente per i risparmiatori il concetto è sempre lo stesso: diversificare le fonti di investimento in maniera tale da ridurre il rischio».

Quali banche ora danno più affidamento? E il problema dei finanziamenti ad altissimo rischio che hanno mandato al lastrico migliaia di persone è stato risolto? «In questo momento, secondo me, sono le banche che hanno effettuato un massiccio aumento di capitale e che hanno al loro interno collaboratori molto professionali; un risparmiatore deve convincersi che non è che sia importante andare dal direttore amico ma è importante comprendere la professionalità delle persone che ci lavorano e, sicuramente, in questo senso, le banche grandi sono più organizzate e quindi danno un senso di affidabilità superiore. Il problema dei finanziamenti/mutui a tasso elevato è stato abbastanza ridotto in quanto adesso sulle banche sono applicati tassi molto più bassi rispetto al periodo passato e c’è anche la possibilità di cambiare banca con la surroga  senza alcun costo».

Se dovesse dare dei consigli a chi nel 2016 ha messo via qualche risparmio, cosa consiglierebbe? «Se dovessi dare qualche consiglio direi “attenzione” : diversificare le fonti di investimento e affidarsi a professionisti e persone che non promettono una strategia troppo complessa. Ripeto: diversificare le fonti di investimento vuol dire, quindi, non investire tutti i propri risparmi su un solo titolo  ma prendere diversificare gli investimenti in settori diversi».

Che segnali vede nel 2017 per le banche? Positivi o negativi e molto da cosa dipenderà? «L’andamento delle banche dipende dall’andamento dell’economia italiana e, purtroppo, l’economia italiana è ingessata dalla burocrazia e da costi dello Stato che gravano pesantemente sull’andamento dell’economia stessa in generale. Le iniziative imprenditoriali sono legati a singoli produttori che decidono di intraprendere. Le banche dal canto loro  devono riuscire a supportare l’impresa e al risparmiatore dando il giusto contributo allo sviluppo dell’economia. Sono sicuro che il 2017 sarà un ulteriore momento di consolidamento di questa timida ripresa e le banche, spero e auspico,  possano fare la loro parte per lo sviluppo di una nazione ora economicamente fragile:  ma devono volerlo veramente».

G.N.P.