A Bibione un sabbiodotto per combattere l’erosione dell’arenile

A Bibione, come in altre parti del litorale veneto – friulano, uno dei problemi principali e di maggiore preoccupazione è indubbiamente quello dell’erosione dell’arenile che è stato oggetto qualche giorno fa di un convegno, occasionato peraltro dall’avvio del primo stralcio dei lavori per la costruzione di un sabbiodotto, infrastruttura che, posizionata sotto la sabbia, consisterà in mille metri di tubazione metallica fissa e in 1.600 metri di tubazione mobile, tale quindi da far fronte, una volta completata, al fenomeno erosivo. I cantieri sono già stati avviati e il primo stralcio prevede il posizionamento del tracciato fisso e quello di un pezzo di tubatura mobile. Attraverso una draga verrà poi raccolta la sabbia nell’area in cui è presente in misura maggiore per il successivo trasferimento in quella dove vi à invece bisogno, in particolare verso piazzale Zenith. Ad illustrare il progetto è stato il sindaco di San Michele al Tagliamento Pasqualino Codognotto nel corso del convegno cui hanno partecipato anche il vicepresidente della regione Veneto Gianluca Forcolin e l’assessore alla protezione civile e all’ambiente Gianpaolo Bottacin. Nel comunicare che il primo stralcio dei lavori dovrebbe essere concluso entro la fine dell’anno, mentre per il secondo è già stato redatto il progetto con il relativo affidamento, Codognotto ha fatto presente che “il sabbiodotto è uno dei modelli che abbiamo messo in campo sulla costa veneta al fine di affrontare in maniera concreta e organica questo problema dell’erosione che rischia di essere sempre più preoccupante”. L’intervento è conseguente ad un protocollo d’intesa tra il Comune, che ha finanziato la parte progettuale con 120 mila euro, i tre attuali concessionari dell’arenile (Bibione Spiaggia, che ha impegnato circa 800 mila euro, Bibione Mare e Fraterna) e la Regione che è intervenuta con circa 4 milioni di euro, di cui 2.100 per il sabbiodotto e i restanti per le opere di ripascimento aggiuntive. “Alla luce dei numeri che il turismo genera in Veneto – ha sottolineato Forcolin in occasione del convegno presso la sede dell’Associazione Albergatori – sia per quanto riguarda arrivi e presenze e sia per il volume d’affari, la Regione non può che sostenere, finanziare e affiancare gli enti locali, i consorzi e gli operatori per mantenere e migliorare gli alti standard fin qui raggiunti. Nonostante i continui tagli da Rona e nonostante la Regione non applichi l’addizionale Irpef, con le poche risorse rimaste a disposizione, invece di distribuirle con contributi a pioggia, abbiamo deciso di fare investimenti strutturali sfruttando il volano della compartecipazione ai fondi europei. Bibione – ha aggiunto il vicepresidente del Veneto – con la realizzazione del sabbiodotto diventa un modello da esportare in tutto il nostro litorale, per il gioco di squadra assieme agli enti locali e ai privati interessati alla realizzazione dell’opera”. Un intervento, peraltro, che ha pure forti ricadute di carattere ambientale (“spariranno – ha detto il Sindaco – i numerosi camion che oggi trasportano la sabbia necessaria per gli interventi di ripascimento”) come del resto evidenziato da Bottacin. “Per affrontare adeguatamente il preoccupante fenomeno dell’erosione costiera – ha detto – abbiamo voluto predisporre uno strumento pianificatorio, studiato in collaborazione con l’Università di Padova, attraverso il quale cercare di dare soluzioni solide e durature alla problematica. Ovviamente per una sua piena attuazione occorrono investimenti importanti che la Regione da sola non può sostenere. Qualche mese fa – ha ricordato l’assessore – proprio qui a Bibione il ministro all’ambiente Galletti promise che avrebbe finanziato iniziative progettuali per la tutela della costa, per cui se questo governo delle parole dimostrerà per una volta di essere anche il governo dei fatti, allora la nostra proposta scientifica ha ottime possibilità di essere attuata. Mi auuguro – ha concluso Bottacin – che il governo possa accettare anche la nostra proposta di scomputare i costi sostenuti dai concessionari per opere di ripascimento della costa dai canoni demaniali in quanto è assurdo che lo stato incassi i canoni e poi siano regione, comune e concessionari a dover farsi carico interamente dei costi”.

 

Lucio Leonardelli