Bollette della luce: scompare il servizio di maggior tutela

Quando, nel 2007, venne liberalizzato il mercato dell’energia elettrica, fu creato il servizio di “maggior tutela”, caratterizzato da condizioni economiche e contrattuali di favore, garantite dal G.S.E. e stabilite da Autorità Garante per l’Energia Elettrica e il Gas (oggi A.E.E.G.S.I.), riservate ai piccoli consumatori, cioè famiglie o imprese con meno di 50 dipendenti e meno di 10 milioni di euro all’anno di fatturato.

Dal 1 gennaio 2017, invece, il servizio “di maggior tutela” resta vigente solo fino al 2018. In tal caso, la maggior tutela mantiene prezzi ricalcolati su base trimestrale, pur intervenendo parzialmente sui costi della materia prima.

Entra in vigore, invece, il nuovo contratto della “tutela simile”, che potrà essere scelto, entro il 30 giugno 2018, per una durata massima di 12 mesi, dai consumatori che ora rientrano nella maggior tutela o hanno i requisiti per accedervi.

La tutela simile deve prevedere un bonus, diverso per ciascun operatore, in caso di permanenza per un anno con lo stesso fornitore. Trascorsi 12 mesi, il cliente potrà scegliere un qualsiasi fornitore nel mercato libero, altrimenti resterà vincolato a quello attuale senza tutela.

Alla tutela simile possono accedere i richiedenti che rientrano nei limiti dimensionali già indicati.

Alla tutela simile si aderisce compilando un contratto online, sottoscrivibile da soli o con l’ausilio dei facilitatori, cioè associazioni accreditate di consumatori o di imprese.

La ratio dichiarata di questa procedura è agevolare il passaggio verso il mercato libero, favorendo la comprensione dei meccanismi di mercato e di prezzo e, quindi, una successiva scelta più ponderata. Dopo la registrazione e l’offerta del consumatore, il fornitore può accettare o meno, ma deve garantire, tra le modalità di pagamento delle bollette, almeno una che non preveda costi aggiuntivi.

Solo il futuro dirà se il sistema del mercato libero funzionerà e se comporterà aumenti delle bollette o significativi risparmi.

 

Stefano Chiaromanni, Avvocato del Foro di Venezia