Candidature online: tempo sprecato?

Recentemente, fra gli addetti ai lavori, hanno fatto parecchio rumore un paio articoli di Lou Adler, imprenditore americano autore di diversi titoli sul recruitment e sulle risorse umane.
Niente di estremamente nuovo nei sui articoli, ma Adler si e’ preso la briga di recuperare, analizzare e confrontare dati per confermare un’ipotesi e trasformarla in dato di fatto: le candidature di lavoro online sono il peggior modo di trovare lavoro (e candidati).
La frase fa un certo effetto, e’ vero, ed e’ ovviamente generalista. Ma vediamo cosa Adler intende dire.
Tutto nasce dall’introduzione degli ATS (application tracking system), ovvero software per la gestione delle candidature (in sostanza dall’informatizzazione del sistema di reclutamento del personale). Questi software, per emulare il processo decisionale umano, si basano su algoritmi che, seppur interessanti, sono poco efficaci e fallibili.
Il risultato medio e’ che 1 persona su 150 viene selezionata per la posizione di lavoro promossa via web. Un dato di certo poco attraente per chi e’ in cerca (magari disperata) di un lavoro!
Lou Adler si e’ preso poi la briga di analizzare la percenuale d’assunzioni effettuate a seguito di referenze e, seppur il dato sia piu’ qualitativo che quantitativo e di conseguenza meno preciso, con buona approssimazione si avvicina a 1 su 10. Una differenza che, seppur considerando un buon margine d’errore, e’ ben diverso da 1 su 150.
Sottolineando la differenza fra referenza e raccomandazione, si apre qui la porta di quello che e’ chiamato Hidden Job Market, ovvero tutte quelle opportunita’ di lavoro che non vedrete mai online (in molti candidati leggendo ora trasaliranno).
Le conclusioni? E’ necessario un cambio di mentalita’ nella ricerca di lavoro: anche se inviare una candidatura online e’ molto meno faticoso, lavorare duro, creare relazioni, ottenere conferme delle proprie competenze, essere ricordati premia molto di piu’.
Di riflesso, stando cosi’ le cose, appare scontato che i candidati “migliori” (passatemi il termine) difficilmente schiacceranno il tasto “apply”, concentrando le loro energie piuttosto nell’alimentare la loro rete di conoscenze. Un messaggio quindi anche per le orecchie di molti imprenditori che si affidano ancora, per la ricerca di personale strategico ad agenzie che, in tutta risposta, si limitano a pubblicare poco utili annunci online con una sfilza di requisiti.

Marco Garbin