Caos politico e banche frenano la crescita dell’Italia

Un freno difficile da togliere

“La crescita economica ha raggiunto solo 1% per l’intero 2016 e il PIL ha decelerato allo 0,2% nell’ultimo trimestre dell’anno. Si tratta, tuttavia, di forte espansione dal 2010. La maggior parte recenti indicatori sono coerenti con il mantenimento della ripresa economica. Tuttavia, la risalita dell’inflazione implicherà retribuzioni reali più basse”.
E’ questo il quadro a due colori che Standard & Poor’s Global Ratings dipinge dell’Italia, nell’ultimo rapporto sull’economia dell’Eurozona. Sul fronte politico, a preoccupare è “lo stallo e la difficoltà di attuazione delle riforme. A riprova di questo, l’aumento dello spread tra Btp e Bund che riflette proprio i timori legati all’incertezza politica. Per quanto riguarda le prospettive: “l’economia italiana raggiungerà una crescita del PIL inferiore all’1% all’anno nel 2017-2018. Le attuali preoccupazioni del settore bancario e l’incertezza politica interna sono suscettibili di avere conseguenze negative per la crescita del credito, ostacolando in tal modo il recupero degli investimenti delle imprese.
A livello strutturale, la bassa competitività resta un grande problema del Paese. Secondo il report, la ricetta per le banche è quella di “affrontare la questione dei crediti deteriorati visto che ulteriori tensioni avrebbero ricadute negative sull’economia. Inoltre, l’incertezza politica è destinata a persistere causa della prospettiva di nuove elezioni entro la fine dell’anno. A causa del suo elevato debito pubblico e della crescita bassa, l’Italia è particolarmente sensibile agli choc provocato dai tasso di interesse”, spiega l’analisi. Per quanto riguarda l’Eurozona, la ripresa è rimasta resiliente nel 2016. L’economia è cresciuta del 1,7%, nonostante la debolezza del commercio mondiale e varie incertezze interne ed esterne. Dal 2014, la ripresa è stata principalmente trainata dalla domanda interna.

C.C.