C’era anche una congrega esoterica “cultista”

La droga arrivava da Francia, Olanda e Spagna. Un'azienda criminale complessa con un boss e tre diversi livelli

Una macchina da guerra dello spaccio organizzata come un’azienda: al vertice, un boss indiscusso come il 35enne Keneth Ighodaro, che non per nulla, fiutando l’aria, è già riparato in Francia da tempo. Coordinava tutto, dai contatti con i trafficanti per l’arrivo della droga da Francia, Olanda, Spagna all’istruzione degli spacciatori: «Non lavorare sempre, fai pausa spesso, cambia look e non vestire troppo elegante, impara a prenotare in tempo la droga» , raccomandava alle nuove leve.

A fare da guida nei meandri dell’organizzazione che per anni ha fatto vivere in un incubo gli abitanti di Mestre, è l’ordinanza con la quale la giudice per le indagini preliminari Marta Paccagnella ha disposto gli arresti richiesti dalla pm della Distrettuale Antimafia Paola Tonini, che ha coordinato la lunga, complessa indagine della polizia. Così, accanto a Ighodaro, al vertice dell’organizzazione, la Dda ha posto il “direttore amministrativo” Nosakhare Friday Eduzola, gestore di una rivendita di prodotti per parrucchieri in via Monte San Michele: “Nosa” non ha mai venduto uno shampoo, ma garantiva una piazza tranquilla dove spacciare e organizzava l’invio in Nigeria del fiume nero di soldi.

Al secondo livello, “i ragazzi di Ighodaro”: secondo l’accusa, Emanuel Obaraye e Simba Onoye sono i fidati quadri dell’azienda nigeriana dello spaccio, coloro che custodivano la droga nelle loro abitazioni e che «si occupano instancabilmente, dal mattino presto sino a sera tardi, di effettuare le consegne sul territorio agli spacciatori del terzo livello, comportandosi come se fossero impiegati che osservano orari e giorni lavorativi», scrive ancora la gip. Impiegati che si lamentano perché il capo li fa lavorare troppo. Gruppo Nosa e gruppo PorticiVenti euro a dose. Droga venduta dagli spacciatori «ad ogni ora del giorno e della notte nel “mercato a cielo aperto” insediatosi nelle zone contigue della stazione di Mestre».

Nella sua ordinanza – riportando la richiesta di misure cautelari della pm Tonini – la gip Paccagnella spiega come gli spacciatori operassero in due sottogruppi: il “gruppo Nosa” operativo davanti al negozio di Eduzola, che aveva come riferimento il 22enne Ifeanyi Ahama (appartenente a una congrega esoterica “cultista” nigeriana, The Supreme Eiye Confraternity, la confraternita dell’Aquila); e il gruppo “Portici”, operativo soprattutto tra i portici in viale Stazione.

«Da quanto finora argomentato», conclude la giudice, nel motivare gli arresti, «non vi è dubbio che opera sul territorio di Mestre un’associazione per delinquere formata da indagati tutti di etnia nigeriana che, dopo aver scacciato i precedenti spacciatori di etnia magrebina si è “appropriata” di un territorio – la zona limitrofa alla stazione ferroviaria – realizzando un mercato che garantiva un flusso costante quotidiano, diurno e notturno, ininterrotto di cocaina ed eroina ad elevatissimo principio attivo, offerta agli assuntori a un prezzo basso, a fronte di dosi aventi quantitativi doppi o anche tripli rispetto a quelli normalmente presenti sul mercato», che hanno provocato 11 morti per overdose.

A.V.