Cercare lavoro: conta anche la web reputation

Quando internet può compromettere tutto

Dimmi come sei in poche parole. «Umile, puntuale e determinato». Forse tra le domande più comuni ad un colloquio di lavoro, ma cosa succede se poi il possibile datore va a dare una sbirciatina al vostro profilo social network preferito? Scherzetto non da poco ma che diventa sempre più frequente. E allora giù con pagine e pagine di storia che un giorno vi pentirete di aver pubblicato. Ma alla fine chi non ha mai avuto un gesto di stizza verso un ex capo, un insegnante o passato una serata che è meglio non raccontare troppo in giro? Un tempo bastava solo sperare che il probabile datore conoscesse i genitori (mamma e papà potrebbero mai parlare male di voi) o che non si conoscessero affatto.

Ora la “web reputation” ribalta tutto e anche un colloquio perfetto rischia di saltare per aria. Ne hanno parlato con esperti in ricerca e selezione del personale i ragazzi del quinto anno dell’istituto  Pacinotti-Massari di  Mestre, scoprendo quanto ormai il curriculum sia anche “social”, elemento che in alcuni settori può diventare un ulteriore metodo di scrematura dei candidati. La Fondazione Coin ha inserito anche questo tema nella dodicesima edizione di “Il mio passaporto per il lavoro”, le due giornate di seminario destinate ai diplomandi dell’istituto superiore mestrino. Percorso che prepara al “dopo-maturità”, quando i ragazzi si troveranno alle prese con la caccia al primo  impiego. «Il seminario – spiegano dalla Fondazione Coin – ha l’obiettivo, attraverso due giornate formative, di dare una preparazione specifica su come affrontare la ricerca di lavoro in maniera più efficiente e organizzata».

Per due mattine gli studenti seguiranno un percorso di orientamento al mondo del lavoro, raccontato da aziende e professionisti specializzati nella selezione del personale. Gli studenti poi, attraverso giochi di ruolo “ad hoc”, hanno sperimentato le dinamiche di un colloquio di selezione. Un aspetto, quello del rapporto scuola/lavoro, molto caro alla dirigenza del Pacinotti-Massari, che ogni anno propone progetti che facilitano l’inserimento di decine di ragazzi ogni anno nel mondo del lavoro. Quindi ragazzi, attenzione ai vostri social network!

Marco Garbin