Colloqui e… figuracce!

Il “not to do” di fronte ad un intervistatore

“Siate voi stessi, siate naturali, non riflettete troppo prima di rispondere: spesso la riposta giusta è quella che viene naturalmente”. Il mondo è pieno di consigli e consiglieri e, quando si parla di lavoro (un po’ come per il calcio) la schiera si allunga ulteriormente. Milioni di esperienze dove è facile trovare tutto ed il contrario di tutto, con situazioni paradossali e suggerimenti…al limite del verosimile! Ed è così che, su suggerimento di chissà chi o forse per iniziativa personale, un candidato a colloquio insiste per leggere la mano all’intervistatore, ed un altro decide di essere nella situazione ideale per invitare a cena l’intervistatrice.
Situazioni “estreme” a parte, nel rispetto della naturalezza del processo di selezione, quali sono le (banali quanto inconsce) brutte abitudini che possono farci passare come “scarsamente professionali” e quindi da evitare come la peste in fase di colloquio? Eccovi un primo elenco, spunto per pensare: L’ho fatto anche io?!?
1) Sparlare: un ufficio non è un confessionale ed un recruiter non è un prete. Le “confessioni” sui problemi con la moglie, sull’attuale datore di lavoro e le sue attitudini dispotiche o chi più ne ha più ne metta farebbero meglio a restar fuori dalla soglia;

2) Incuria: il cv o il vostro portfolio sono l’immagine della cura con cui svolgete il vostro lavoro. Errori, mancanza d’aggiornamenti o (peggio) un cv spiegazzato o macchiato, non daranno di certo una splendida immagine di voi;

3) Interrompere:  sembrerà una banalità, ma quando il colloquio si sposta dalla classica forma dell’intervista e, per l’appunto, si trasforma in una conversazione emergono “gli insani istinti” e chi ha l’interruzione facile metterà in campo tutta la sua abilità, lasciando però una pessima impressione all’intervistatore;

4) Familiarità: Attenzione a scambiare l’educazione e la cordialità di chi vi intervista con la familiarità, sia in fase di colloquio che (dove il pericolo si annida frequentemente) nella corrispondenza via posta elettronica;

5) Rigidità: La professionalità non è la capacità di nascondere le proprie emozioni o il proprio carattere tanto da apparire ingessato. Ciò che invece più colpisce è proprio la personalità di ognuno e il modo in cui questa impatterebbe nelle dinamiche aziendali. Mostriamoci.

Marco Garbin